La scomparsa dei negozi lucani
- Postato il 13 marzo 2026
- Basilicata
- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
La scomparsa dei negozi lucani

Negozi e crisi. In poco più di un decennio, Potenza ha visto sparire il 23,7% degli esercizi commerciali, mentre Matera si è fermata al 17,9%, un dato marcato (ma al Nord va anche peggio) su cui pesa anche lo spopolamento. Indagine di Confcommercio: le vendite online soppiantano le imprese tradizionali
In Italia le imprese boccheggiano. In tredici anni – tra il 2012 e il 2025 – ben 156 mila negozi hanno abbassato le serrande senza più risollevarle. A certificarlo è l’Ufficio studi di Confcommercio, nell’ambito dell’analisi “Città e demografia d’impresa” che, di fatto, mette in luce il fenomeno della desertificazione d’impresa che, pur riguardando sostanzialmente tutto il territorio nazionale, finisce per ripercuotersi con più evidenza laddove la presenza dei punti vendita è tradizionalmente maggiore.
NEGOZI FISICI IN CRISI ANCHE IN BASILICATA
Nemmeno la Basilicata è stata risparmiata dal colpo di mannaia: in poco più di un decennio, Potenza ha visto sparire il 23,7% dei negozi, mentre Matera si è fermata al 17,9%. Pur non figurando tra i cali più drastici (con il Nord a pagare lo scotto peggiore), quello lucano risulta comunque abbastanza marcato da evidenziare un’inversione di tendenza che, a poco a poco, sta finendo per prendersi anche il Mezzogiorno.
Ovvero, l’area del Paese che, più delle altre, aveva tenuto il fianco coperto rispetto all’avanzata preponderante dell’e-commerce, vero elemento disturbante della regolarità delle imprese tradizionali. E, per esteso, un ulteriore indicatore sull’approccio sempre meno diretto della clientela all’acquisto, con la predilezione di un rapporto meno prossimo con il venditore. Non si tratta comunque di un allarme isolato: appena un mese e mezzo fa, l’analisi di Confesercenti aveva evidenziato una riduzione drastica sia dei punti vendita che della superficie commerciale complessiva, scesa dell’1,3% a fronte della perdita, tra il 2011 e il 2025, del 15,7% dei piccoli punti vendita.
LO STUDIO DELLA CONFCOMMERCIO
A mettere l’accento sulla questione è la stessa Confcommercio, che evidenzia come i modelli di consumo, ormai da qualche anno a questa parte, si basino principalmente sulle vendite da remoto. Queste, infatti, rappresentano oltre l’11% del totale per quel che riguarda i beni e più del 18% per quanto concernete i servizi. Il tutto, per una crescita monstre del 180% nel periodo preso in esame (2012-2025). Un’ascesa che ha scavato un solco con le imprese tradizionali, il cui apporto è rimasto perlopiù invariato. Anzi, in settori come quello dei beni non alimentari gli indicatori hanno registrato cali drastici, nell’ordine del -51,9% per le edicole (le attività più colpite e, di fatto, dimezzate dalla conversione dei consumatori al digitale) e di circa il 37% per il mobilio e le ferramenta.
NEGOZI, IN CRISI ANCHE IL MERCATO LIBRARIO
Nemmeno il mercato librario è stato risparmiato, con una diminuzione a livello nazionale del 32,6% (pur corroborata dal settore dei giocattoli). In picchiata anche l’apporto alla causa dei bar. Il che risulta un paradosso considerando l’accelerazione delle attività dell’indotto turistico, a cominciare dai ristoranti (+35%) e dal maxi-gruppo che include rosticcerie, gelaterie e pasticcerie (+14,4%). Viaggia a ritmi ancor più sostenuti il settore dell’ospitalità diffusa, con un balzo del +184,4% anche se, quest’ultimo, fortemente sospinto dalla semplicità del sistema di prenotazione digitale e ormai diffuso abbondantemente anche al Sud dove, a partire dal 2012, tali attività hanno quadruplicato la loro presenza.
CROTONE E OLBIA INVERTONO IL TREND
Il cambiamento, in quanto generalizzato, ha contribuito a uniformare l’andamento in calo delle imprese commerciali, più evidente in nel Nord del Paese: Belluno, Vercelli, Trieste e Alessandria, infatti, guidano la classifica dei 122 comuni che hanno registrato il calo maggiore, con una perdita del 33% dei punti vendita. Per trovare le città più resistenti, occorre spostarsi nel Meridione, a Crotone e Olbia, in ogni caso due eccezioni rispetto a un trend che appare ormai un piano inclinato.