La ‘Squid Game’ Gaza e i volti dei reporter uccisi da Israele: il massacro nella Striscia nella penna del fumettista Gianluca Costantini

  • Postato il 4 gennaio 2026
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Di fronte alla devastazione di Gaza, lo sguardo occidentale spesso si ritrae, anestetizzato da una ripetizione del dolore che finisce per trasformare i massacri in un sottofondo indistinto. Per incrinare questa corazza di apatia, Gianluca Costantini, fumettista e attivista, ha scelto un espediente di forte impatto: far scontrare l’immaginario pop della serie sudcoreana Squid Game con il fango e il sangue della Striscia.

Nella visione di Costantini, Gaza smette di essere soltanto un territorio assediato e diventa un’arena letale, in cui la sopravvivenza è il risultato di un gioco truccato. Se nella serie Netflix persone indebitate accettano prove disumane per inseguire un premio in denaro, a Gaza la popolazione è costretta a prendere parte a un “gioco” imposto, dove le regole sono arbitrarie, procurarsi il cibo è un pericolo costante e vincere equivale semplicemente a restare vivi fino al turno successivo. I soldati israeliani, in questa narrazione per immagini, assumono il ruolo dei “guardiani” mascherati: ingranaggi di un sistema che riduce la sofferenza a una statistica o, peggio, a uno strumento di controllo assoluto. “Ho usato questo riferimento non per spettacolarizzare – spiega l’artista a Ilfattoquotidiano.it -, ma per far capire la logica spietata e ingiusta a cui sono sottoposte le persone sotto assedio”.

Il lavoro di Costantini, però, va oltre la metafora visiva. In collaborazione con il Committee to Protect Journalists (Cpj), che difende la libertà di stampa e i diritti dei giornalisti in tutto il mondo, l’illustratore ha intrapreso un progetto imponente: restituire un volto a ogni reporter ucciso durante il conflitto. In un’epoca segnata da fake news e intelligenza artificiale, il suo segno a china si trasforma in una prova di esistenza. Ogni disegno restituisce un nome, una biografia, una presenza concreta. Spesso la fase di documentazione è stata dolorosa: “In molti casi non si trovava nemmeno una fotografia – racconta Costantini – Era stata sterminata la famiglia, distrutta la casa, cancellata la redazione. Senza l’aiuto di altri colleghi palestinesi (alcuni dei quali sono poi finiti essi stessi in questa galleria di morti), non avremmo potuto restituire loro la dignità dell’immagine”. Questo archivio visivo intende strappare i testimoni all’anonimato dei numeri, evitando che chi ha raccontato la guerra venga ucciso due volte: dalle bombe e dall’oblio.

Aver dedicato più di ventuno mesi alla crisi palestinese ha inciso profondamente sull’opera di Costantini, costringendolo a confrontarsi con l’impotenza della diplomazia internazionale. L’artista richiama con amarezza le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani (“Il diritto internazionale conta fino a un certo punto”), leggendole come la conferma di un ordine globale in cui la forza ha ormai superato la legge. La riflessione conclusiva di Costantini assume i toni di una denuncia senza attenuanti: “Ogni diritto è stato cancellato dal governo israeliano e dai suoi alleati, gli Stati Uniti. Uccidere civili, ridurli alla fame, bombardare altre nazioni come il Libano e l’Iran, etichettare come antisemita chiunque protesti, attaccare l’Onu e distruggere la sua credibilità, espellere le ong, sparare ai mezzi di soccorso, distruggere ospedali, uccidere volontariamente giornalisti e molto altro ancora”.

Questa realtà ha messo a dura prova le convinzioni più profonde del disegnatore: “Tutto questo ha messo in crisi ciò che mi spingeva a dedicarmi ai diritti umani”, ammette. E tuttavia, proprio tra le macerie del diritto, il segno grafico “umano” riacquista una centralità politica. Perché se le macchine si limitano a riprodurre, l’artista continua a testimoniare. “Oggi, in un periodo sempre più buio, credo che siano proprio gli artisti a dover far sentire con forza la propria voce.” Il percorso di Costantini prosegue sul suo profilo Channeldraw, dove le sue opere sono accessibili a tutti: da scaricare, stampare e condividere per tenere viva, attraverso il disegno, l’ultima scintilla di umanità.

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Il Fatto Quotidiano

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