La storia di Halba Diouf: la sua causa contro la FederAtletica francese può riscrivere le regole sugli atleti trans
- Postato il 7 gennaio 2026
- Sport
- Di Il Fatto Quotidiano
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Una causa in tribunale, per vedersi riconosciuti i propri diritti negati e chissà, magari anche per provare a cambiare il sistema. È la storia di Halba Diouf, velocista nata uomo e oggi riconosciuta donna, che da tempo ha denunciato la FederAtletica francese per discriminazione e molestie psicologiche dopo che le è stato impedito di gareggiare ad alto livello.
Quello della partecipazione alle gare degli atleti transgender è un tema molto controverso, e divisivo. Donald Trump, ad esempio, ne ha fatto una crociata ideologica (su cui è tornato anche in questi giorni, nell’ultimo incontro con i Repubblicani alla Camera, deridendole pubblicamente), tanto da portare il Comitato Olimpico statunitense a bandirle dagli sport femminili. Agli ultimi Giochi di Parigi aveva fatto scandalo il caso di Imane Khelif, con protagonista proprio l’azzurra Angela Carina, che si era rifiutata di combattere contro la pugile algerina, poi vincitrice dell’oro tra le polemiche.
Non ci sono né verità scientifiche definite, né tantomeno regole uniformi. Il Cio, che all’inizio aveva aperto le porte in maniera quasi incondizionata, fissando come unico paletto l’operazione e poi solo i valori di testosterone, attualmente rimette la decisione alle singole discipline, anche se con la nuova presidente Coventry potrebbe esserci una stretta in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028 (non a caso, visto che saranno a casa Trump). Le varie Federazioni si muovono in ordine sparso. Tra le più severe, World Athletics, la massima organizzazione mondiale dell’atletica leggera, che da marzo 2023 ha bandito le atlete transgender dalle competizioni femminili, e di recente ha proprio introdotto l’obbligo del test SRY (un eseme genetico che rileva la presenza del cromosoma Y, per determinare il sesso biologico di un individuo) per l’iscrizione alle gare internazionali. E qui arriviamo alla battaglia di Halba Diouf.
Originaria del Senegal con cittadinanza francese, 23 anni, nata uomo ma riconosciuta ufficialmente donna all’anagrafe nel 2023, Diouf è una velocista di buon livello: vanta come primato personale un 22’67’’ sui 200, tempo che vale la qualificazione ai Giochi. Il suo sogno, appunto, era partecipare a quelli di casa di Parigi. Dopo che le è stato negato per l’introduzione delle nuove regole di World Athletics, ha deciso di denunciare la Federazione Francese. E chiede pure i danni economici, ventilando la potenziale perdita di sponsor.
In udienza, discussa prima di Natale, Diouf ha portato i suoi valori di testosterone, sempre inferiori a 0,25 negli ultimi tre anni, livelli considerati bassi anche per una donna biologica. Sottolineando che non esistono studi scientifici che dimostrino un chiaro vantaggio degli atleti transgender, e ricordando le linee guida del Cio. D’altra parte, il testosterone non è l’unico fattore da tenere in considerazione (anzi, ormai è considerato superato da diversi organismi), e la Federazione si è difesa ribadendo di non aver mai messo in discussione lo status legale di donna della Diouf, ma di essersi limitata ad applicare i regolamenti di World Athletics, il cui obiettivo è quello di proteggere le competizioni femminili, e garantire l’equità fra i partecipanti.
La sentenza è attesa per fine gennaio. I giudici, anche volendo, non potranno riammettere Diouf alle corse: queste sono regolate infatti da World Athletics, e col nuovo test di genere è praticamente impossibile per un’atleta nata uomo iscriversi al calendario internazionale. La carriera di Diouf potrà proseguire solo a livello regionale, in caso di vittoria in tribunale al massimo potrà vedersi riconosciuta un risarcimento. È chiaro però che una eventuale decisione favorevole potrebbe costituire un precedente storico: se fosse stabilito il principio per cui le Federazioni nazionali sono responsabili in solido dell’esclusione degli atleti trangender, World Athletic e gli altri organi mondiali (a cui le Federazioni sono affiliate) potrebbero essere costretti a rivedere le loro posizioni.
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