L'antica amicizia tra Italia e Algeria basata su alleanze, legami economici e culturali malvista da Parigi

  • Postato il 27 marzo 2026
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  • Di Libero Quotidiano
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L'antica amicizia tra Italia e Algeria basata su alleanze, legami economici e culturali malvista da Parigi

L’origine delle relazioni tra Italia e Algeria affonda nella storia antica, già all’epoca dei fenici e dei romani, ed è una storia di rapporti che si sono sviluppati nel segno dei commerci, dell’economia, della cultura, di alleanze come quella con Massinissa che unificò il regno di Numidia e pure di guerra aperta con Giugurta.
Se i legionari sono stati migliori fanti dell’antichità, i numidi furono indubbiamente i migliori cavalieri dell’epoca.

A riprova della profondità di quei rapporti, ovviamente dopo l’Italia è l’Algeria a possedere il più grande patrimonio archeologico romano con tutela Unesco. E l’Algeria è anche la terra natale di uno dei Padri della Chiesa e dei più grandi pensatori dell’epoca cristiana, Sant’Agostino, poiché il toponimo di Ippona cela la Hippo Regius, poi Bône francese o Bona italiana e attuale Annaba. Le due sponde del Mediterraneo sono sempre state in contatto stretto, nonostante i rimescolamenti geopolitici. Se per i romani la fascia costiera costituiva uno dei limiti della “terra dei datteri”, le repubbliche marinare vi videro un fecondo terreno di commercio per le loro navi e per la capacità dei mercanti genovesi e veneziani che visi erano insediati dopo l’arrivo degli arabi, con l’islamizzazione dei berberi, e in seguito con l’impero ottomano.

La città di Algeri, che ha dato il nome al Paese, sarebbe divenuta anche un centro di pirateria “legalizzata” nel Mediterraneo che porterà tutte le nazioni che vi si affacciavano o trafficavano ad adottare misure militari di guerre vere e proprie oppure trattative diplomatiche con i bey, compresi gli Stati preunitari italiani. A questa situazione in cui era diventato normale pagare per avere la libertà di navigazione sotto le bandiere di nazioni che avevano stipulato accordi, porrà fine nel 1830 la Francia, che occupa l’Algeria e ne fa una colonia.

La presenza italiana, pur non eccessivamente numerosa, è importante e ben inserita nel contesto sociale del Paese, in cui coesiste senza problemi legati a diversa cultura e diversa religione. Dopo la seconda guerra mondiale – alla quale l’Algeria contribuisce con contingenti nell’esercito francese di De Gaulle che combattono nel 1944 agli ordini del generale Alphonse Juin lungo il settore occidentale della Linea Gustav – nel 1954 si accende la questione dell’indipendenza nazionale che si inserisce nel grande movimento di decolonizzazione. L’Italia non nasconde la simpatia per il Fronte di liberazione nazionale algerino, nonostante la palese irritazione della Francia che conoscerà il climax nel momento in cui il regista Gillo Pontecorvo realizza e presenta il film “La battaglia di Algeri” (1966) che diventa il manifesto di quella guerra di liberazione conclusa nel 1962 con l’indipendenza.

Il FNL aveva ricevuto finanziamenti e appoggio diplomatico dal primo presidente dell’Eni Enrico Mattei, che aveva posto le premesse per una collaborazione economica e dello sfruttamento dei giacimenti nel Sahara. Allo stesso anno dell’indipendenza risale la nomina del primo ambasciatore algerino a Roma, Tayef Boulahrouf che già aveva rappresentato il Governo provvisorio. L’Italia è stata da subito un partner strategico e tecnologico di primo piano soprattutto nel settore degli idrocarburi (30% del Pile 95% dell’export), e questa collaborazione non si è interrotta neppure nel fatidico “decennio nero” della minaccia terroristica degli integralisti islamici.

Le relazioni si sono sempre più intensificate e rafforzate, con un’intensa cooperazione bilaterale anche in chiave geopolitica e culturale, sia in epoca socialista sia in quella di libero mercato, e nel 2025 l’interscambio ha toccato quota 13 miliardi di euro, con preponderanza del comparto dell’energia.

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Libero Quotidiano

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