L’Art Brut e le Avanguardie Storiche s’incontrano in una mostra a Padova
- Postato il 15 gennaio 2026
- Arti Visive
- Di Artribune
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La temporanea chiusura di un museo finalizzata a restauri o riallestimenti è spesso l’occasione giusta per far viaggiare grandi quantità di opere in altri Paesi, con un duplice vantaggio: musei talvolta poco noti vengono scoperti da un target di visitatori stranieri, e gli stessi visitatori possono ammirare le collezioni senza dover raggiungere mete lontane. Su operazioni di questo tipo si basano spesso i progetti di Palazzo Zabarella a Padova, location che oggi ospita appunto una selezione di 65 opere firmate da 30 artisti e provenienti dal Lille Métropole Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut (LaM), un’istituzione che peraltro ha una storia particolare.
La storia del LaM di Lille
Il primo nucleo delle collezioni, infatti, deriva dal lascito di Geneviève e Jean Masurel, collezionisti nonché eredi di Roger Dutilleul. Quest’ultimo fu un imprenditore innamorato dell’arte, soprattutto delle espressioni che, nei primi decenni del Novecento, rappresentavano le avanguardie. Guidato da un istinto che lo indirizzava all’acquisto di opere “sincere”, ricche di suggestioni coloristiche, Dutilleul si accaparrò pezzi che ora riteniamo capolavori indiscutibili. Oltre a questa significativa donazione, il museo di Lille nel 1999 ha ricevuto pure la raccolta di 3.500 opere di Art Brut dell’associazione L’Arancine: da allora il LaM ha tre anime: quella di Dutilleul, quella di Geneviève e Jean Masurel e quella dell’Arancine, tutte evocate nella mostra di Padova.

Tanti capolavori e un focus su Modigliani a Palazzo Zabarella
Il percorso espositivo prende il via dalle scelte collezionistiche di Dutilleul, del quale si mostrano peraltro vari ritratti fotografici che lo collocano nella sua abitazione, circondato di tele tra cui fanno capolino opere capitali. La prima sala è dedicata alle opere cubiste, con alcuni paesaggi di George Braque affiancati da La Natura morta (cofanetto, tazza e mele) di Picasso del 1909 e da alcune opere di Ferdinand Léger, di Henri Laurens e di Leopold Survage. La rotonda centrale di Palazzo Zabarella è a uso esclusivo di Amedeo Modigliani di cui si presentano ben sei tele, tra cui l’intensa Maternità, cioè il ritratto della compagna Jeanne Hébuterne e la figlia. Sembra una mostra nella mostra, e del resto quasi un decimo del corpus di Modigliani passò per le mani di Dutilleul.
Gli artisti outsider in mostra a Padova
Il cuore pulsante della rassegna è invece dedicato a quei linguaggi spontanei, talvolta scaturiti da personalità “borderline” che alla metà del Novecento vennero codificati da Jean Dubuffet sotto la definizione di Art Brut. Una prima volta per la Fondazione Bano, che finora aveva sempre puntato sull’arte “ufficiale”. In queste sezioni, che comprendono pezzi provenienti dalla collezione originaria, da quella dell’Arancine più recenti acquisizioni, i nomi che ricorrono sono pressoché sconosciuti, ma destano grande curiosità: ad esempio Augustin Lesage, un minatore che nel 1912 udì una voce che gli diceva “Un giorno sarai pittore”; interessato di spiritismo e di scrittura automatica, si dedicò alla pittura raggiungendo risultati ipnotici e monumentali (una sua opera è peraltro esposta anche alla mostra Fata Morgana allestita a Palazzo Morando, a Milano). Oppure si scopre il lavoro, spiccatamente naif, dei “primitivi moderni”, come André Bauchant, Louis Vivin, Séraphine de Senlis e Camille Bombois: il suo Giovane contadina con un mazzo di papaveri è un dipinto estremamente poetico, mentre la ricerca di Fleury Joseph Crépin è enigmatica e onirica. Nell’ambiente dedicato all’Art Brut si incontrano invece artisti quali Antoine Rabany detto Lo Zuavo con i suoi i Barbus Müller (l’autore li spacciava per sculture romaniche) o ancora Miguel Hernández che scelse la pittura come linguaggio espressivo dopo essere sopravvissuto all’internamento in un campo di concentramento. Fa capolino anche la figura Slavo Kopač che, dopo una formazione accademica, si occupò della collezione di Dubuffet, realizzando allo stesso tempo opere con la mano sinistra, ritenendosi troppo abile con la destra.
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Il mecenatismo di Masurel
Il finale ritorna a Jean Masurel: l’approfondimento sulle scelte collezionistiche di consente di conoscere, tra gli altri, un artista che meriterebbe senz’altro maggior attenzione anche in Italia, Bernard Buffet, le cui opere austere e ieratiche colpiscono profondamente. Infine, prima di scendere lo scalone del palazzo non ci si deve dimenticare di alzare lo sguardo verso l’alto per incrociare un ultimo capolavoro proveniente dal LaM, il Mobile di Calder del 1955 circa.
Marta Santacatterina
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