L'asteroide Ryugu contiene le "lettere" della vita
Postato il 20 marzo 2026
Di Focus.it
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Un nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy porta a compimento un quadro scientifico che si stava costruendo da anni: i campioni dell'asteroide Ryugu contengono tutte e cinque le basi azotate che compongono il DNA e l'RNA, le molecole alla base di ogni forma di vita conosciuta. Si tratta di adenina, guanina, citosina, timina e uracile, le stesse lettere dell'alfabeto genetico che codificano le informazioni biologiche di ogni organismo vivente.. Le basi azotate sono componenti fondamentali del DNA e dell'RNA, le molecole che costituiscono il fondamento della vita sulla Terra. La loro presenza nel materiale extraterrestre non contaminato è cruciale per comprendere come questi composti possano formarsi in assenza di processi biologici e venire successivamente trasportati sulla Terra. La ricerca, condotta da un gruppo di scienziati giapponesi guidati da Toshiki Koga dell'Agenzia giapponese per le scienze marine e terrestri, arriva a distanza di circa due anni dalla prima rilevazione parziale: analisi precedenti dei campioni di Ryugu avevano già individuato la presenza dell'uracile, ma solo ora l'intero set di nucleobasi è stato confermato.. La missione Hayabusa-2 e i campioni preziosi
Tutto ha avuto inizio nel 2014, quando la sonda spaziale giapponese Hayabusa-2 è decollata per raggiungere Ryugu, un asteroide di circa 900 metri di diametro che orbita vicino alla Terra. Per raccogliere i campioni, la sonda ha utilizzato una tecnica originale: dopo aver abbassato la propria orbita a pochi metri di altitudine, ha sparato un proiettile di rame sulla superficie e ne ha convogliato i detriti direttamente in una camera a vuoto.. Il risultato sono stati 5,4 grammi di materiale originario, restituiti alla Terra nel dicembre 2020. Un aspetto fondamentale di questi campioni è la loro purezza: a differenza delle meteoriti cadute al suolo, che erano sempre state oggetto di dubbi per via della possibile contaminazione con l'ambiente terrestre, i campioni di Ryugu sono arrivati in capsule sigillate, escludendo ogni rischio di alterazione.. Un confronto tra rocce spaziali
Nel nuovo studio, i ricercatori hanno analizzato due campioni distinti dell'asteroide, identificando in entrambi tutte le canoniche nucleobasi. Li hanno poi confrontati con i risultati ottenuti dalle meteoriti Murchison e Orgueil, e con i campioni dell'asteroide Bennu. Dal confronto emerge che Ryugu contiene quantità quasi equivalenti di purine (adenina e guanina) e pirimidine (citosina, timina e uracile). Gli altri campioni mostrano invece composizioni diverse: Bennu e la meteorite Orgueil risultano più ricchi di pirimidine, mentre la meteorite Murchison contiene una maggiore quantità di purine.
Queste differenze non sono casuali. Gli scienziati ritengono che possano dipendere dai livelli di ammoniaca presenti nei corpi progenitori degli asteroidi, che avrebbero influenzato i processi chimici responsabili della formazione delle nucleobasi. Proprio il ruolo dell'ammoniaca rappresenta uno degli aspetti più inediti dello studio: secondo Koga, la correlazione rilevata tra le proporzioni delle nucleobasi e la concentrazione di ammoniaca potrebbe indicare un meccanismo di formazione finora sconosciuto per questi composti nei materiali primordiali del sistema solare.. Il parallelo con Bennu
Nei campioni di Bennu, la concentrazione di N-eterocicli è risultata circa cinque-dieci volte superiore rispetto a quella rilevata su Ryugu. Oltre alle cinque basi azotate canoniche, i ricercatori hanno trovato anche xantina, ipoxantina e acido nicotinico, ovvero vitamina B3. Entrambi gli asteroidi appartengono alla categoria dei corpi carboniosi di tipo C, considerati tra i più antichi e primitivi del sistema solare. Il fatto che strutture molecolari così simili siano state rinvenute su due asteroidi distinti, oltre che nelle meteoriti Orgueil e Murchison, rafforza l'ipotesi che questi composti non siano una rarità cosmica ma piuttosto una caratteristica diffusa della materia primordiale.. Precursori, non organismi: cosa ci dicono davvero Ryugu e Bennu
Gli scienziati sono cauti nel trarre conclusioni affrettate. Koga ha sottolineato che la presenza di queste molecole non implica che la vita sia mai esistita su Ryugu. Indica piuttosto che gli asteroidi primitivi sono ambienti capaci di produrre e conservare i precursori chimici della biologia. Cesar Menor Salvan, astrobiologo dell'Università di Alcalá, ha chiarito che questi risultati non suggeriscono che la vita abbia avuto origine nello spazio, ma che grazie a scoperte come questa — sia su Ryugu che su Bennu — è ora possibile farsi un'idea molto più precisa di quali molecole organiche si possano formare in condizioni prebiotiche in qualsiasi punto dell'universo. La scoperta di tutti questi composti negli asteroidi suggerisce più che mai che i mattoni della vita non si siano formati sulla Terra bensì altrove, forse proprio su corpi come Ryugu o Bennu, per poi raggiungere il nostro pianeta attraverso impatti avvenuti nelle primissime fasi della storia del sistema solare..