L’avvocato Marengo scrive a Cairo: lascia il Toro con più stile di quando lo acquistasti

  • Postato il 11 marzo 2026
  • Sport
  • Di Quotidiano Piemontese
  • 4 Visualizzazioni

TORINO – Il clima attorno al Torino FC resta incandescente. Nelle ultime ore ha iniziato a circolare una lunga lettera aperta indirizzata al presidente Urbano Cairo e firmata dall’avvocato Pierluigi Marengo, che salvò il Toro nel 2005 e poi dovette venderlo obtorto collo all’attuale proprieterio. Un testo che fotografa – con toni duri ma dichiaratamente “costruttivi” – il profondo disagio che una parte consistente del tifo granata sostiene di vivere da tempo.

Il documento si presenta come la voce di un “mondo granata” sempre più distante dalla proprietà. Fin dalle prime righe, Marengo sostiene che la presenza di Cairo alla guida del club sia ormai diventata «fonte di diffuso malessere», un malessere che, secondo la lettera, non riguarderebbe soltanto i tifosi ma diversi ambienti che ruotano attorno al Torino.

Il malessere dei tifosi

Il primo punto riguarda la frattura con la tifoseria. Marengo sottolinea come molti sostenitori abbiano scelto la strada della protesta, arrivando perfino a disertare lo stadio. Un gesto simbolicamente forte per una piazza storicamente legata alla propria squadra.

Viene citata in particolare la Curva Maratona, storica casa del tifo granata e simbolo di una passione che ha radici profonde nella città di Torino. Nella lettera si ricorda come proprio la Maratona fosse stata premiata nel 1997 dal settimanale francese Onze Mondial come miglior simbolo del tifo europeo, nonostante il Torino militasse allora in Serie B.

Secondo l’autore, il distacco crescente tra tifoseria e proprietà avrebbe generato una disaffezione progressiva, con il rischio di allontanare definitivamente una parte della base storica del club.

Critiche sulla gestione e sull’immagine del club

La lettera insiste anche sugli effetti economici e d’immagine che la situazione potrebbe generare. Marengo ipotizza una possibile difficoltà nell’attrarre sponsor e nel mantenere elevati i ricavi da biglietteria e abbonamenti, nel caso il clima di contestazione dovesse continuare.

Nel testo si fa riferimento anche alle contestazioni personali rivolte al presidente Cairo, ricordando come il suo nome sia spesso bersaglio di cori e proteste negli stadi italiani e come la tensione si sia riversata perfino nel suo paese d’origine, Masio, dove sono comparse scritte offensive.

L’autore definisce questa situazione «incivile e delittuosa», ma sostiene al tempo stesso che la causa originaria del clima di protesta sia da ricercare nello scontro ormai aperto tra la proprietà e il mondo granata.

Il nodo della vendita del club

Uno dei passaggi centrali della lettera riguarda la possibile cessione del Torino. Negli ultimi mesi Cairo ha dichiarato pubblicamente di aver messo il club in vendita, sostenendo però di non aver ricevuto offerte concrete.

Marengo contesta questa ricostruzione e chiede maggiore trasparenza. In particolare, invita il presidente a rendere noti i professionisti incaricati di seguire eventuali trattative e a comunicare pubblicamente la valutazione economica del club.

Tra gli studi legali citati nella lettera compaiono realtà che in passato hanno lavorato con Cairo, come BonelliErede e lo studio Munari & Partners, oltre al nome dell’avvocato Stefano Simontacchi.

Secondo l’autore, rendere pubblici questi elementi sarebbe un segnale di credibilità verso la tifoseria e permetterebbe di capire se il Torino sia davvero sul mercato.

Il ricordo dell’acquisizione del 2005

Nella parte finale della lettera viene ricordato il momento in cui Cairo rilevò il Torino nel 2005, dopo il fallimento della precedente società. L’autore sottolinea come l’acquisizione avvenne per una cifra simbolica – il valore nominale di 10 mila euro – con una situazione economica che includeva debiti limitati e crediti già maturati.

Da qui l’invito a tenere conto di quella situazione iniziale nel caso di una futura valutazione del club, sostenendo che, anche con una cifra relativamente contenuta, l’investimento del presidente sarebbe comunque stato ampiamente remunerativo.

L’appello finale

La lettera si conclude con un appello diretto: lasciare la guida del Torino «con più stile» rispetto a come – secondo l’autore – era iniziata l’avventura sotto la Mole oltre vent’anni fa.

Un messaggio che riflette la tensione crescente attorno al club granata. In attesa di eventuali repliche ufficiali da parte del presidente Cairo o della società, il documento si inserisce in un dibattito che da tempo divide tifoseria, opinione pubblica e addetti ai lavori sul presente e sul futuro del Torino.

La lettera aperta di Marengo a Cairo

Egr. dott.Urbano Cairo,
sono a inviarle queste poche righe, che penso interpretino il desiderata della quasi totalità del Mondo Granata, per palesarle come la sua presenza ai vertici del Torino FC sia ormai divenuta esclusiva fonte di diffuso malessere.
Malessere in primis per lei, ormai additato al ludibrio nella maggior parte degli Stadi d’Italia e fatto sin’anche oggetto di scritte ingiuriose su muri, strade e cartellonistica del suo paese d’origine, nonché divenuto barzelletta nel mondo juventino, con i cori sfottò “resta con noi”.
Malessere per noi tifosi granata, che, per contestarla, abbiamo persino rinunciato ad entrare in quello stadio che ci è sempre stato nido d’amore e tempio di fede, con larghe frange di tifosi sempre più disamorati e sempre più distanti dai colori un tempo loro ragione di vita.
Malessere economico per la società granata che, stante lo status quo, certamente vedrà allontanarsi sponsor e difficilmente ne vedrà giungere di nuovi, per non citare l’enorme perdita in linea tiket e futuri abbonamenti.
Malessere per la città di Torino, un tempo culla del calcio e patria del più sentito derby d’Italia, con la Curva Maratona premiata nel 1997, dal settimanale francese Onze, quale miglior simbolo del tifo d’Europa, nonostante il nostro Toro militasse allora in serie B. Malessere per chi le vuole bene e le è vicino come famigliare o amico, che certo non gioisce nel sentir il fiume di insulti e denigrazioni di cui lei è quotidianamente soggetto, con insulti ormai esponenzialmente crescenti dal Monte Bianco al Vesuvio.
Malessere per i suoi dipendenti che, in sua assenza, non disdegnano di lamentarsi per il dover lavorare in un contesto ove si respira solo contestazione ed odio… e non mi riferisco ai giocatori, troppo spesso solo mercenari strapagati di cui ben poco mi interessa.
Malessere per gli incolpevoli abitanti di Masio e dintorni, che si vedono imbrattare case e strade, quali destinatari di una contestazione sì incivile e delittuosa, me che ha avuto nel suo ostinato porsi contro il Mondo Granata l’originaria scintilla.
Malessere per i giornalisti a suo libro paga in Gazzetta dello Sport, che, ledendo la loro professionalità, quotidianamente devono inventarsi articoli degni del MinCulPop per dare al suo operare in casa granata apparenza diversa dalla realtà.
Malessere per il Piemonte, che di anno in anno vede scemare quelle società di area granata del calcio giovanile e dilettantistico, che sempre furono un importante patrimonio socio sportivo per i ragazzini.

E potrei andare avanti all’infinito, nell’enunciare il malessere che la semplice sua presenza nel Torino FC genera… ed allora, dott.Urbano Cairo, prenda atto che il suo corso in granata, se mai iniziò (ma questo è mero parere personale), oggi è finito, terminato, esaurito, cessato, con unica scritta applicabile alla porta del suo ufficio: Game Over.
Un tempo lei disse: “quando i tifosi del Torino non mi vorranno più me ne andrò”. Penso non serva neppure il diploma di 5° elementare per capire che quel giorno non solo è giunto, ma è ormai giunto da tempo. Non si insulti da solo palesandosi come persona senza parola, ma concretizzi quanto lei stesso disse: se ne vada.
All’amico Marco Bonetto, pochi giorni addietro, ha dichiarato che da un anno ha messo in vendita il Torino, aggiungendovi però che le è impossibile concretizzare tale vendita per mancanza di acquirenti.
Su ciò, mi permetta però di dissentire, perché ho precisi indizi, e come me li hanno tantissimi altri soggetti del mondo calcio, che richieste di aprire trattative ve ne sia state e più d’una, ma lei ha sistematicamente rifiutato ogni approccio. Ma non è questo che ora interessa, perché questa lettera aperta vuol essere costruttiva e men che meno polemica, per cui posso anche seguirla nel suo denunciare mancanze d’offerta per il Torino.
Mancanza di offerte che le chiedo quindi di condividere con noi tifosi, come ha fatto in occasione delle citata intervista, facendo però un passo in più.
Condivida con noi tifosi anche il nominativo dei professionisti che si stanno occupando della vendita delle quote. Comunicare meramente il nome di un professionista non è certo un violare regole di privacy, quindi ci notizi sul chi ha ricevuto l’incarico. Forse lo studio Bonelli Erede, che già l’assistette nella vicenda RCS/Blakstone, magari con incarico all’avv.Stefano Simontacchi a lei molto vicino, o lo Studio Legale Munari&Partners, che l’assistette nell’acquisizione del Torino nel 2005, o lo studio Bedin & Lee, che so occuparsi delle questioni legate al Torino FC, o qualche altro studio professionistico?
Il sapere che vi son professionisti, di cui è noto il nome, che si muovono nelle dovute forme di prassi e legge, per consentirle di cedere le sue quote del Torino FC, darebbe certamente maggior credibilità al suo aver raffermato di esser (ora) disposto a vendere il Torino. Se poi fosse interessato ad incaricare qualche avvocato o commercialista torinese dell’incombenza, le assicuro che vi son fior fiore di professionisti e professori universitari pronti ad aiutarla a cedere e disposti persino a lavorare gratis per tale incombente.

Ed in ultimo ci dica quanto valuta il Torino FC in un’ipotesi di vendita… e non le sto chiedendo di darci l’indicazione su qual sarebbe l’importo minimo a cui è disposto a cedere le sue azioni, ma quello massimo che porrebbe sul tavolo della trattativa, su cui confrontarsi con eventuali potenziali acquirenti. Solo fornendo questa indicazione di importo, diviene infatti credibile la sua seconda affermazione, ovvero che non vi siano acquirenti. Anche un bambino sa che, se per un bene vien chiesto il triplo del suo valore, nessuno mai verrà ad acquistarlo… e ciò non rientrerebbe nella casistica della mancanza di acquirenti, ma nella fattispecie del non voler vendere.
Concludo poi con una riflessione mia personale.
Lei acquisì il 100% del Torino FC con un debito in pancia di esclusivi 180 mila euro, a fronte di 16 giocatori già contrattualizzati, che peraltro furono l’ossatura della squadra che venne subito in serie A, lo Stadio Comunale Olimpico con un contratto d’affitto per 5 anni ad un prezzo irrisorio, crediti verso Federazione, Lega e terzi per circa 11 milioni di euro (pubblicità, diritti televisivi e c.d. paracadute) e, mi permetta il togliermi un sassolino dalla scarpa, ben 72 palloni in magazzino, oltre ad una previsione di incasso da abbonamenti pari a 1,5 milioni. E lo acquistò al valore nominale di 10 mila euro, non un euro in più.
Nel formulate l’importo di vendita le chiedo quindi di tenere a mente ciò, perché, per quanto basso possa essere tale importo, esempio quei 40 milioni che lei stesso ha posto a bilancio della controllante, il suo è stato sicuramente l’investimento più remunerativo nel mondo del calcio a livello planetario.

Ovviamente, un suo non comunicare l’importo posto sul tavolo ad apertura di trattativa, renderebbe assolutamente non credibili tanto la sua affermazione sulla disponibilità a cedere che quella sul non esserci potenziali acquirenti, con la conseguenza che i malesseri che tutti ci attanagliano, a partire da lei e dagli abitanti del suo paese d’origine, per arrivare a noi tifosi e ai tanti che lavorano in ambito Torino, alla città ed alla regione son malesseri da lei scientemente voluti.
Nel 2005 arrivò non certo con stile sotto la Mole, le chiedo ora, anche a nome della stragrande maggioranza del Mondo Granata e della città di Torino, di uscirne dimostrando un po’ più stile di allora, evitando cosi di rendere incandescente una situazione già molto calda. Se poi posso esserle d’aiuto nel lasciare quel Torino che oltre vent’anni addietro le consegnai, disponga pure di me, i suoi collaboratori hanno i miei numeri di telefono.

L'articolo L’avvocato Marengo scrive a Cairo: lascia il Toro con più stile di quando lo acquistasti proviene da Quotidiano Piemontese.

Autore
Quotidiano Piemontese

Potrebbero anche piacerti