Dimenticate la classica immagine del gladiatore muscoloso e sudato. Un nuovo studio condotto sul Mosaico di Reims (III secolo d.C.), importante centro della Gallia romana, mostra che esistevano anche donne gladiatrici.. Venatrix nell'arena.
Il reperto, rinvenuto nel 1860, ma analizzato solo recentemente con nuove tecnologie, raffigura la scena di una donna (una venatrix) che affronta un leopardo nell'arena, combattendo a seno nudo.
Lo storico Alfonso Mañas, autore della ricerca, è certo che si tratti del corpo di una donna perché è rappresentato con il petto nudo: «La presenza del seno, soprattutto quello destro, è evidente», spiega Mañas,«Che si tratti di una donna è ulteriormente confermato dal fatto che è l'unica persona raffigurata a torso nudo con una frusta. Essendo l'unica donna nel mosaico, è rappresentata con il torso nudo per evidenziare la sua femminilità».. Combattenti d'élite
La protagonista del mosaico non è raffigurata come una vittima (una damnatio ad bestias), ma come una professionista. Indossa i classici parastinchi dei gladiatori e impugna una lancia.
Ma perché nel mosaico combatte in topless? Non si trattava di una scelta estetica o legata alla povertà dell'equipaggiamento. Al contrario, il seno scoperto serviva a identificare chiaramente il genere della combattente.. Il fascino proibito delle "Amazoni" romane
La legge romana, sotto l'imperatore Settimio Severo (all'incirca intorno al 200 d.C.), aveva tentato di bandire le donne dalle arene, ma questo mosaico dimostra che la pratica è sopravvissuta molto più a lungo, forse fino al IV secolo.. Le gladiatrici erano spesso viste come figure di rottura: per alcuni erano eroine dotate di un coraggio sovrumano, per altri erano un simbolo di decadenza morale. Eppure, il pubblico le adorava. Gli spettacoli che coinvolgevano donne e animali esotici — noti come venationes — erano tra i più costosi e ricercati dell'intero palinsesto imperiale.. Un dettaglio tecnico: l'arte del combattimento
Lo studio sottolinea come la postura della donna nel mosaico indichi un addestramento formale. Non è una lotta disperata per la sopravvivenza, ma una tecnica letale.. Gli studiosi ritengono che queste donne frequentassero una scuola destinata ai gladiatori, dove imparavano a gestire lo stress e la forza delle bestie feroci che arrivavano dai confini più remoti dell'Impero..