Le leggi di iniziativa popolare? In Calabria restano nei cassetti
- Postato il 12 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Le leggi di iniziativa popolare? In Calabria restano nei cassetti

Sono 17 le proposte per leggi di iniziativa popolare presentate negli anni in Calabria. Approvate solo cinque, tre delle quali abbinate ad altri testi e stravolte
È iniziata da qualche settimana la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sugli ospedali di montagna. Se l’iter andrà in porto – vanno raccolte 5mila firme in sei mesi – sarà la prima proposta di legge popolare che sarà presentata a Palazzo Campanella dal 2018. Sì, perché dopo alcuni anni più vivaci sul fronte dell’iniziativa legislativa dal basso – quelli tra il 2010 e il 2013 – in tempi più recenti quest’istituto è caduto in disuso. Del resto perché meravigliarsene, se la triste sorte che tocca alle proposte di legge popolare è, il più delle volte, quella di finire a prender polvere in un cassetto?
Lo dicono i numeri: dal 1987 – anno in cui l’istituto, previsto dallo Statuto nel 1971 ma disciplinato con legge solo nel 1983, fa il suo esordio – sono state presentate 17 proposte di legge di iniziativa popolare. Di queste solo cinque sono diventate legge (in un caso si trattava di una campagna nazionale e in tre il testo è stato abbinato a proposte sulla stessa materia della Giunta o dei consiglieri e il testo finale era profondamente modificato, come vedremo più avanti). Per otto di queste proposte – pur formalmente assegnate alle commissioni competenti come prevedono le norme – non è mai stata neanche aperta la discussione.
LA NORMA DISATTESA
Certo, la legge che disciplina l’istituto dell’iniziativa legislativa popolare prevede un termine per l’esame dei testi da parte del Consiglio ed è di sei mesi dalla presentazione a Palazzo Campanella. Tuttavia questa previsione è rimasta sempre sulla carta. Anche per le proposte poi diventate legge, il tempo d’attesa è di circa due anni.
Ora, è chiaro che non esiste alcun obbligo di approvare una proposta di legge perché d’iniziativa popolare. Ma una valutazione – con tutto quello che ne consegue, il confronto con i proponenti, la discussione, l’esame, la decisione finale – la meriterebbe.
LE PROPOSTE DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE APPROVATE IN CALABRIA
Come detto sono cinque. Le prime due risalgono alla VII legislatura (2000-2005). In un caso si tratta della proposta che istituiva il distretto agroalimentare di Sibari: presentata nel 2003, è diventata legge l’anno dopo.
Risale invece al 2001 la proposta di legge per l’istituzione di un’Agenzia regionale per l’occupazione stabile di Lsu e Lpu. Sarà approvata due anni più tardi, ma riveduta e corretta. Abbinata a due proposte presentate, sullo stesso tema, dalla Giunta regionale e dal Consiglio, diventerà “Norme volte alla stabilizzazione di Lsu e Lpu”. Una serie di misure e incentivi per provare a svuotare quel bacino di precari. Durante l’VIII (2005-2010) legislatura il Consiglio approva infine la legge per il sostegno al consumo dei prodotti agricoli regionali. La proposta di iniziativa popolare risaliva al 2006, nell’ambito di una iniziativa nazionale. Diventa legge nel 2008.
IL CASO DELLE LEGGI SU IDRICO E CONSORZI DI BONIFICA
Bisogna poi passare alla X legislatura (2014-2020): qui vedono la luce due proposte di legge presentate nel 2013 (IX legislatura). La prima puntava a introdurre la gestione pubblica del ciclo idrico, con l’istituzione dell’agenzia “Acqua Bene Comune Calabria” al posto della Sorical. Un testo che arrivava sulla scia del referendum del 2011 contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali e che raccolse 11mila firme.
Dire che quella proposta popolare è diventata legge – benché formalmente risulti così – è improprio però. Per arrivare in commissione, e poi in aula, impiegò quattro anni e a quel punto era nei fatti considerata ‘superata’ – «alla luce del mutato contesto normativo» – dal disegno di legge della Giunta regionale, assunto come testo base e approvato. Sorte simile per la riforma dei Consorzi di Bonifica. Depositata nel 2013, arrivò quattro anni più tardi alla fine del suo iter, con il voto in aula. Ma anche in questo caso a trainare fu il progetto di legge D’Acri-Romeo, presentato nel 2017 e abbinato alla proposta popolare in giacenza.
https://www.quotidianodelsud.it/calabria/politica/regionale/2026/03/10/consiglio-regionale-della-calabria-si-al-voto-online-no-alle-audizioniLE PROPOSTE ORA IN GIACENZA
La legislatura in corso, la XIII, eredita dalla precedente (che a sua volta le riportava da quella prima ancora e così via fino ad arrivare alla IX) cinque proposte di legge di iniziativa popolare. La più datata risale a quindici anni fa. È la proposta di legge per istituire il reddito di esistenza, depositata nel 2011. Rimasta ferma nel cassetto per quattro anni (quattro anni, non i sei mesi della legge), nel 2015 gli uffici la assegnano alle commissioni competenti, per poi essere di nuovo conservata. Non risulta sia mai stata discussa, neanche in prima lettura, in una commissione. Ad ogni legislatura che passa si ripete il rito dell’assegnazione alla commissione, per poi rimandarla in letargo.
Cosa prevedeva? La corresponsione di un reddito annuo di 7mila euro lordi a chi – inoccupato, disoccupato, precario – non percepiva più di 8mila euro in un anno. Dal 2011 ad oggi di acqua ne è passata sotto i ponti – compresa la discussione in campagna elettorale sulla fattibilità o meno del reddito di dignità – ma non si potrebbe mettere un punto alla proposta? Stabilire se è realizzabile o meno, eventualmente anche bocciarla, anziché tenerla nel limbo? Ferma dal 2012 è poi la proposta di legge per l’istituzione del Comune di Le Castella, con scissione da Isola Capo Rizzuto. Qui, almeno, la proposta si è fatta un giro in commissione, con una tornata di audizioni, prima di tornare nel cassetto.
IL CASO DELLA PROPOSTA SULLA DOPPIA PREFERENZA
Singolare è poi il caso della legge che, già nel 2012, chiedeva di istituire la doppia preferenza di genere nelle elezioni regionali. Qui non è bastato neanche essere abbinata a proposte di legge dei consiglieri per tagliare il traguardo finale. Nel corso della X legislatura, quando viaggiò in coppia con il progetto di legge di Flora Sculco sulla parità d’accesso alle cariche elettive qualche speranza nel cuore delle promotrici si era accesa. Ma nonostante l’interesse e i buoni propositi mostrati nella seduta (unica) del 2015, anche questa proposta si arenò. Oggi, però, potrebbe anche essere stralciata forse: nel 2020 la Regione, costretta ad adeguarsi alla normativa nazionale, ha dovuto introdurre la doppia preferenza di genere.
Chiudono il gruppo, due proposte di legge di iniziativa popolare sponsorizzate all’epoca dal M5s: risalgono al 2017 e al 2018 e riguardano, rispettivamente, la riforma della governance sanitaria e il taglio del 40% delle indennità per presidente, assessori e consiglieri. Hanno fatto entrambe capolino in commissione per l’audizione dei proponenti, ma si sono arenate lì.
Il Quotidiano del Sud.
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