L’euro digitale: la nuova sfida dell’Europa fra sovranità, tecnologie, scetticismi e preoccupazioni

  • Postato il 15 gennaio 2026
  • Di Panorama
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L’Unione europea si prepara a una profonda rivoluzione finanziaria: l’introduzione dell’euro digitale, una moneta elettronica emessa direttamente dalla Banca Centrale Europea (BCE) che potrebbe affiancare il contante così come lo conosciamo oggi. È una proposta che, se approvata, potrebbe entrare in funzione già nel 2029, dopo una fase di test prevista per il 2027.

Cos’è l’euro digitale e a cosa serve

In sostanza, un euro digitale sarebbe una Central Bank Digital Currency (CBDC): una moneta elettronica perfettamente equiparata all’euro fisico, garantita e garantibile dalla BCE. Il progetto nasce sia per modernizzare il sistema dei pagamenti europei, sia per rafforzare la sovranità monetaria dell’Unione. La BCE ritiene che, con la progressione dell’avanzata delle piattaforme di pagamento esterne, come Visa, Mastercard o PayPal (le quali gestiscono ormai gran parte dei flussi digitali), l’Europa rischi di dipendere eccessivamente da infrastrutture non europee, con potenziali rischi geopolitici e commerciali.

Rispetto ai pagamenti digitali odierni, che sono trasferimenti di crediti tra conti bancari, l’euro digitale sarebbe un vero e proprio mezzo di pagamento pubblico e diretto, garantito da un’autorità centrale. Questo significa che il cittadino lo possederebbe in una forma non mediata da banche commerciali o operatori privati, con la promessa di transazioni potenzialmente più veloci, sicure e incluse per tutti.

Funzionamento e design: non solo online

Una peculiarità tecnica degna di nota riguarda l’accesso alla moneta: secondo la posizione recentemente adottata dal Consiglio dell’UE, l’euro digitale dovrebbe essere utilizzabile sia online (via app o dispositivi digitali) sia offline, cioè senza connessione a Internet, un elemento chiave per garantire resilienza e privacy nelle transazioni anche in zone con connettività limitata.

Contemporaneamente, per evitare che l’euro digitale diventi un rifugio per grandi somme (con potenziali rischi per la stabilità bancaria), sono state previste limitazioni alla quantità che ciascun individuo può detenere in forma digitale.

L’iter istituzionale

Il progetto non è ancora legge: la proposta legislativa è stata formulata dalla Commissione nel 2023 e dal Consiglio dell’UE nel dicembre 2025, che ha delineato una posizione negoziale sul quadro giuridico necessario. Attualmente la palla passa al Parlamento europeo, che nel 2026 affronterà un voto decisivo per dare il via al processo normativo. Solo dopo l’approvazione combinata di Parlamento e Consiglio, spetterà alla BCE decidere se emettere effettivamente l’euro digitale.

Chi lo vuole e perché

La spinta principale proviene dalla BCE stessa, con la presidente Christine Lagarde e i membri del consiglio direttivo che hanno più volte sottolineato come la CBDC possa rafforzare la resilienza dei pagamenti europei, garantire inclusione finanziaria e rappresentare un baluardo contro l’egemonia delle infrastrutture di pagamento estere.

Anche alcune importanti associazioni di economisti europei hanno firmato lettere aperte per chiedere al Parlamento di sostenere l’euro digitale come strumento di sovranità monetaria europea.

In diversi Paesi, come l’Italia, associazioni bancarie hanno espresso un sostegno condizionato: favorevoli al principio dell’euro digitale, ma cauti rispetto ai costi di implementazione e alla possibile frammentazione dei sistemi finanziari.

Le critiche, i rischi e le preoccupazioni

Non manca la resistenza: molti operatori del settore bancario privato temono una riduzione dei depositi e un impatto negativo sul loro modello di business qualora i cittadini spostassero i fondi sui conti digitali gestiti dalla BCE.

Inoltre, vi sono diverse criticità che emergono con particolare evidenza quando si tratta di questo progetto. Vediamone alcune.

  1. Tracciabilità dei pagamenti: secondo alcuni economisti critici, la semplice possibilità tecnica di tracciare ogni transazione rappresenta un rischio di controllo da parte delle autorità o, in caso di attacco informatico, dei malintenzionati. Anche se la BCE afferma di voler pseudonimizzare i dati, resta il fatto che l’infrastruttura digitale potrebbe conservare una grande quantità di informazioni aggregate sui pagamenti, con rischi potenziali di uso improprio o di sorveglianza di massa.
  2. Protezioni legali: l’applicazione pratica di tali protezioni dipenderà da scelte tecnologiche e normative ancora da definire con precisione. I regolatori europei per la protezione dei dati (European Data Protection Board e European Data Protection Supervisor) già fanno pressione affinché siano previste tutele specifiche aggiuntive per evitare che dati sensibili vengano conservati o combinati in modi che permetterebbero di ricostruire profili di spesa troppo dettagliati. Questo perché i dati sulle transazioni possono raccontare più di quanto sembri: definiscono abitudini, reti sociali e comportamenti economici.
  3. Privacy, sicurezza e rischio di attacchi informatici: Centralizzare dati sensibili su una moneta digitale nuova e popolare accresce il rischio sistemico legato a violazioni di sicurezza. Secondo le autorità europee di protezione dei dati, se un grande set di dati venisse compromesso, sia per errore sia per attacco mirato, le conseguenze per la privacy dei cittadini potrebbero essere gravi.

Gli schieramenti si dividono anche nel Parlamento europeo dove alcuni gruppi, in particolare di centrodestra o dell’estrema destra, mostrano diffidenza o opposizione, sollevando dubbi sulla privacy appunto, sui costi e sul potenziale di sorveglianza dei cittadini. Ugualmente all’interno dell’EPP (partito popolare europeo), la linea non è compatta e alcuni europarlamentari spingono per un modello più limitato che privilegi funzionalità offline rispetto a quelle online.

Infine, alcune analisi e sondaggi fra professionisti del settore finanziario dimostrano un netto sospetto verso l’utilità reale del progetto, considerando l’attuale diffusione dei sistemi di pagamento digitali privati già largamente funzionanti.

Un futuro non troppo lontano

Se approvato e realizzato, l’euro digitale potrebbe diventare un pilastro del sistema finanziario europeo entro la fine del decennio, affiancando contante, conti bancari e servizi di pagamento privati. La sfida non è soltanto tecnica o economica, ma anche politica: tra sovranità digitale, tutela della privacy, ruoli delle banche e competizione con giganti tecnologici americani, l’euro digitale si trova al centro di un dibattito che definisce che tipo di Europa finanziaria vogliamo essere.

Autore
Panorama

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