Lite Conte Spalletti: gelosie e invidie, i precedenti di Allegri, Sacchi e Capello quando si vince con lo stesso club

  • Postato il 28 gennaio 2026
  • Di Virgilio.it
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L’impressione a freddo è che nella forma sia un po’ un fuoco di paglia: una frase riportata a Conte (che non l’aveva sentita) diventa la miccia di una polemica a distanza tra il tecnico del quarto scudetto azzuro e quello che due anni prima aveva vinto il terzo tricolore della storia del Napoli. Conte parla di mancanza di rispetto, Spalletti replica con sarcasmo. Niente di nuovo, però. Numerosi i precedenti di scintille tra tecnici che hanno vinto nello stesso club, specie se si sono avvicendati su quelle panchine.

Conte e Spalletti, due ex ct con poco in comune

Conte e Spalletti hanno in comune anche l’aver allenato (con risultati diversi) la Nazionale ma sono diversi in tutto o quasi. Poco empatico Conte, sempre concentrato su nemici veri o presunti, più estroverso Spalletti che però sa essere umorale (e plateale) come pochi. Hanno scritto entrambi la storia a Napoli ma non si sono mai amati.

Conte e Allegri, una rivalità infinita

Più accesa invece la rivalità tra lo stesso Conte e Allegri. L’ultimo episodio la mancata stretta di mano a Riad alla fine di Napoli-Milan 2-0 in Supercoppa. Un rapporto pesante tra i due che affonda nella notte dei tempi, al gol di Muntari non visto in Milan-Juve che spianò la strada allo scudetto della Juve di Conte. La rottura definitiva dopo l’estate 2014 quando Antonio Conte lasciò la Juventus nel bel mezzo dell’estate, in feroce polemica con la società e quindi con Andrea Agnelli dopo aver vinto tre scudetti di fila.

La rivincita di Max

Agnelli, contro il parere di gran parte della tifoseria, andò a prendere Allegri che non solo continuo a vincere in Italia (cinque scudetti di fila) ma giocò anche due finali di Champions. Alla faccia del ristorante da 10 euro

“Lo ringrazio perché mi ha lasciato una squadra che, senza di lui, nella stagione successiva, ha vinto scudetto e Coppa Italia, centrando anche la finale di Champions. Le parole se le porta via il vento”, disse Max. “Volete sapere se mi sento più fortunato di lui? Di sicuro mi sento più sereno”.

Recente un’altra frecciata a Conte: “Se l’autorevolezza di un allenatore deriva dall’urlare, io non ne ho. A me chi urla non trasmette niente, mentre ci sono persone che parlano piano e infondono sicurezza, anche timore”.

Sacchi e Capello, che scintille

In casa Milan non sono mai stati idilliaci i rapporti tra Sacchi e Capello, due maestri diversi che hanno sempre visto e interpretato il calcio in maniera assai diversa. Dopo l’era di Arrigo (trionfale in Europa ma con un solo scudetto) Berlusconi scelse Capello che tra il 1991 e il 1996 vinse 4 scudetti, 3 Supercoppe Italiane, 1 Champions League e 1 Supercoppa Europea. Confronti, gelosie e invidie anche stavolta non mancarono.

Capello rivelò: “Per me fu semplicissimo entrare nello spogliatoio e dire loro: “Arrigo sostiene che avete già raggiunto il top, che potete solo perdere, che molti di voi dovevano essere ceduti. Andiamo in campo e dimostriamo che non è così”.

Risale al marzo 2007 una celebre bordata invece di Sacchi: “Fabio Capello è un grande allenatore, ma la gente non lo ama perchè al suo calcio manca poesia ed armonia, si basa principalmente sullo sfruttamento degli errori dell’avversario, e i contrattacchi”.

Infiniti i duelli a distanza: «Quando sento parlare di spartito (termine che aveva sempre usato Arrigo, ndr), di percorso, mi viene l’orticaria». Ecco allora l’accusa, piuttosto ingenerosa, lanciata da Sacchi (“quando un campionato è mediocre vince Capello“) dopo che Don Fabio aveva ricordato al tecnico di Fusignano i suoi fallimenti nella Liga Spagnola prima con l’Atletico Madrid e poi proprio con il Real Madrid da Direttore Tecnico.

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Virgilio.it

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