Lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych si ribella al CIO per il casco con gli atleti morti, il caso diventa geopolitica

  • Postato il 11 febbraio 2026
  • Di Virgilio.it
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L’ostinazione in cui crede Vladyslav Heraskevych è ammirevole. La sua ribellione al CIO, che ha vietato il suo casco, è un atto che interpreta come resistenza umana, rispetto e condivisione con chi avrebbe voluto essere a questa edizione dei Giochi Olimpici e non può, non potrà più. i campione ucraino di skeleton ha sollevato il caso dopo il no del Comitato olimpico che gli consentirebbe di indossare una fascia nera, in segno di lutto e non di più.

Il casco della discordia di Heraskevych

Ha incontrato a Cortina i giornalisti, i media accreditati, e ha illustrato le sue ragioni. “Contatteremo l’atleta oggi e ribadiremo le molte, molte opportunità che ha per esprimere il suo dolore. Come abbiamo discusso prima, può farlo sui social media e nelle conferenze stampa in zona mista, quindi cercheremo di parlargli e di convincerlo. Vogliamo che gareggi”, ha detto Mark Adams, portavoce del CIO, in conferenza stampa rispondendo a una domanda sulla vicenda dell’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych, che ha ribadito la volontà di utilizzare il casco dedicato ai caduti ucraini nella gara di skeleton.

La posizione del CIO

“Vogliamo che tutti gli atleti abbiano il loro momento, ed è questo il punto – ha aggiunto -. Gli atleti vogliono che quel momento specifico, quel momento specifico sul campo di gara, sia libero da qualsiasi distrazione. Lui può, e lo incoraggeremmo, esprimere il suo dolore, può far vedere il suo casco e ne può parlare in mixed zone. Non è il messaggio, ma il luogo che conta. Vogliamo chiedergli di esprimersi prima e dopo le gare, non durante. È fin troppo umano quello che sta succedendo, speriamo ci sia una conversazione con l’atleta per spiegargli il nostro punto di vista. È nell’interesse di tutti che lui possa gareggiare, come è nell’interesse di tutti ascoltare quello che ha da dire”.

La decisione del campione di skeleton

Questo nuovo capitolo in questa dolorosa vicenda, apre uno squarcio sul pregresso. Il portabandiera dell’Ucraina in un post su Instagram, aveva affermato che il Comitato Olimpico Internazionale “ha vietato l’uso del mio casco nelle sessioni ufficiali di allenamento e nelle competizioni”, dopo che era stato mostrato nelle prime prove sulla pista olimpica. “Una decisione straziante che mi spezza il cuore”, aveva scritto Heraskevych. “La sensazione è che il CIO stia tradendo quegli atleti che hanno fatto parte del movimento olimpico, impedendo loro di essere onorati nell’arena sportiva dove non potranno mai più mettere piede”, ha aggiunto.

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Heraskevych fece notizia già quattro anni fa ai Giochi di Pechino, quando espose uno striscione con la scritta “No alla guerra in Ucraina”, per protestare contro l’imminente invasione russa.

La questione della neutralità

Il no casco con i volti degli atleti vittime di guerra pare confermato: il Comitato, attraverso il suo portavoce, ha vietato l’uso per neutralità, dopo che il campione lo aveva indossato alle prove lungo la pista Monti di Cortina d’Ampezzo, suscitando la reazione e la solidarietà di Volodymir Zelensky.

Un risvolto geopolitico che il Comitato ha valutato di non alimentare. I conflitti, le guerre, l’attualità hanno il loro spazio per quanto li si voglia allontanare dallo sfondo. Sui social queste cause hanno amplificato la portata stessa e sostenuto la sensibilizzazione dei media. Comunque andrà, non finirà con questa comunicazione del CIO.

Autore
Virgilio.it

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