L'opposizione chiude al dialogo ma sulla politica estera si spacca

  • Postato il 12 marzo 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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L'opposizione chiude al dialogo ma sulla politica estera si spacca

Quando a Palazzo Madama la premier Giorgia Meloni lancia la proposta di aprire un «tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi» sulla politica estera, anche Giuseppe Conte si trova al Senato. E ai giornalisti che lo sollecitano a rispondere alla premier, l’ex premier prima risponde «valuteremo...», poi esibisce il solito armamentario del M5S: «Andiamo a far cosa? Chiariamoci, perché il confronto è qui, oggi. È il confronto più trasparente e cristallino che ci sia». Insomma, di andare a Palazzo Chigi l’ex premier non ha proprio voglia: «Se dobbiamo fare le sfilate e dobbiamo essere presi in giro come sul salario minimo e su tante altre cose...».

In realtà, e questo Conte lo sa bene, il problema è che sulla politica estera il “campo largo” marcia in ordine sparso, come dimostra la pioggia di risoluzioni presentate sulle comunicazioni del governo dai gruppi delle opposizioni: quattro. Ovvero una del Pd, una del M5S, una di Avs e una del trio Azione-Italia viva e +Europa. Con il gruppo dem alla Camera costretto a fare il collage dei documenti: sì alle risoluzioni di Avs e M5S sull’Iran, no a quelle sull’Ucraina. I grillini, invece, dicono “sì” alla risoluzione di Avs, “sì” anche alla risoluzione del Pd, ma non alle premesse, sulle quali i 5Stelle si astengono, e neanche all’impegno riguardante l’Ucraina, sul quale il voto pentastellato è contrario. Altro che risoluzione comune, insomma, come aveva auspicato lo stesso presidente del M5S.

«Credo che il fronte progressista debba assolutamente mettere da parte i profili divisivi per definire una linea comune da portare avanti», ammette Conte, che non nasconde la frattura con gli alleati: «Non si è chiuso il cerchio questa volta, ma per il M5S lo sforzo non si ferma».

Lui e la segretaria del Pd, Elly Schlein, interverranno nel dibattito a Montecitorio. Un assaggio della linea dem, però, a Palazzo Madama lo offre il capogruppo Francesco Boccia. Che prima rimprovera a Meloni di essersi presentata in Parlamento in ritardo rispetto all’evoluzione della crisi - «12 giorni, questo è il tempo trascorso prima che lei venisse in Aula» -, poi risponde che sì, «se lei apre un tavolo, presidente del Consiglio, noi veniamo.

Ma mi lasci chiederle un’apertura». Insomma, un modo per ributtare la palla nel campo della maggioranza. Del resto ciò che Boccia rimprovera a Meloni - «lei è qui oggi per evitare di essere qui martedì prossimo. Perché lo fate?

Forse per evitare qualsiasi tipo di dibattito nella settimana che ci avvicina al referendum?» - vale anche per l’opposizione, che non ha alcun interesse ad abbassare la tensione con l’esecutivo in vista dell’apertura delle urne sulla riforma della giustizia.

A Montecitorio il primo leader del “campo largo” che prende la parola è Angelo Bonelli. Il numero uno di Avs non ci pensa proprio ad accogliere l’invito di Meloni: «Lei ha chiesto unità all’opposizione in nome degli interessi nazionali, ma ci deve spiegare su cosa dovremmo essere uniti. Non lo ha detto». E ancora: «Su cosa ci chiede unità, signora presidente del Consiglio, lei che vorrebbe dare il premio Nobel a Trump?». La dem Lia Quartapelle, invece, torna a subordinare il dialogo al ritorno in Aula la prossima settimana per il Consiglio Ue.

Mentre alla Camera il dibattito va avanti, Riccardo Magi, segretario di +Europa, diffonde una nota in cui pur definendo «sicuramente positivo» l’invito di Meloni ad affrontare insieme i temi internazionali, lo bolla come «tardivo. Non è il tempo di prendere in giro gli italiani».

Conte e Schlein intervengono in sede di dichiarazioni di voto sulle risoluzioni, dopo la replica della presidente del Consiglio. Il leader pentastellato è piccato, colpito dall’affondo della premier sui suoi passati atteggiamenti al tempo dell’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani, nel 2020: «Ha perso l’aplomb e ha iniziato a gettare fango». Poi accusa Meloni di «spregiudicatezza», di «attacco proditorio e diffamatorio» in riferimento al Covid. Poco dopo tocca alla leader del Pd, cui spetta l’onere di respingere ufficialmente al mittente un’offerta di «confronto» che al Nazareno vedono come una trappola: «Il suo appello all’unità è durato un paio d’ore, poi è tornata in lei». Appello, peraltro, che la segretaria giudica tardivo: «Ci ha messo 12 giorni per dire che questi attacchi sono fuori dal diritto internazionale. Bene, ora dica che non cederemo le nostre basi agli americani. Presidente, posi la clava. Chi la guarda merita uno spettacolo diverso, non la lotta nel fango».

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