L’ultima lettera di Silvano, primo ligure a ottenere il suicidio assistito: “La mia libertà di scelta è dire basta alle sofferenze”

  • Postato il 5 marzo 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Letto ospedale generica

Genova. Dopo la notizia della morte di Silvano, 56enne di Genova affetto da sclerosi multipla progressiva da quasi trent’anni, che il 26 febbraio ha scelto di accedere al suicidio medicalmente assistito con il supporto del Servizio sanitario nazionale, viene resa pubblica la lettera che la famiglia ha consegnato all’Associazione Luca Coscioni, al suo fianco durante la lunga battaglia legale per avere il via libera.

In assenza di medici dell’Asl disponibili a vigilare sulla procedura, Silvano è stato assistito dal Mario Riccio, medico anestesista, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, che nel 2006 aveva assistito Piergiorgio Welby e poi alcuni pazienti che fino a oggi hanno avuto accesso al suicidio medicalmente assistito.

Silvano aveva presentato la richiesta alla sua Asl nel febbraio 2025 e, dopo un anno di attesa e una serie di diffide legali necessarie per ottenere il completamento della procedura, è diventato la dodicesima persona in Italia ad aver avuto accesso al suicidio medicalmente assistito con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale, la nona seguita dall’Associazione Luca Coscioni.

Di seguito la lettera integrale.

Desidero salutare tutti, chi mi ama riconoscerà la mia storia da questo scritto e chi non mi conosce deve essere consapevole che in Italia è possibile accedere alla morte assistita in modo legale se si possiedono determinati requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale, verificati dal Servizio sanitario pubblico.

Mi chiamo Silvano, vivo a Genova in Liguria, sono affetto da sclerosi multipla progressiva da circa 30 anni. Nella mia vita lavorativa ho svolto ben 3 lavori: prima come artigiano elettricista con ditta individuale, poi come dipendente elettricista presso terzi ed infine, a causa dell’aggravarsi delle mie condizioni di salute, come centralinista presso un’associazione Onlus. Nonostante la mia malattia, nel mio tempo libero, sono riuscito a viaggiare esplorando luoghi e Paesi diversi, realizzando alcuni dei miei sogni.

Ho vissuto circondato dall’amore di mia moglie e di mio figlio. Sono stato felice.

Poi la malattia, purtroppo, è progredita fino a rendermi totalmente dipendente da terze persone. Ormai per comunicare posso solo utilizzare la tecnologia e un computer, uso il puntatore oculare. Ma ci sono ancora dei rari momenti in cui riesco ad avere un filo di voce per parlare.

Avevo già deciso anni fa, che, se fossi arrivato a tale situazione, avrei intrapreso la strada del suicidio medicalmente assistito. Ho chiesto informazioni all’associazione Luca Coscioni per conoscere come far rispettare la mia scelta nel mio Paese, visto che avevo già effettuato -nel febbraio 2025- la richiesta alla mia azienda sanitaria, ricevendo però una risposta incompleta. Ma grazie all’intervento dei legali dell’associazione, ho potuto ottenere il completamento della procedura di verifica dei requisiti e delle modalità per poter procedere quando avrei deciso.

Mia moglie e mio figlio mi sono sempre stati vicini, con dolore hanno compreso la mia scelta e rispettato la mia volontà.

Ho deciso di procedere con la morte medicalmente assistita, io che ho amato la vita e ho lottato contro la malattia tutti questi anni, perché volevo godere di ogni attimo con chi amo. Ma la mia scelta è anche amore per me, per chi sono e sono stato.

Ringrazio chi mi ha amato, chi mi ha aiutato a superare gli ostacoli burocratici e a vedere affermato il mio diritto all’autodeterminazione terapeutica. La mia libertà di scelta è quella di dire basta alle sofferenze e continuare a vivere nel cuore dei miei cari, che mi ricorderanno con la forza dell’amore che unisce per sempre.

Mi auguro vivamente che la mia lotta possa servire ad altri nella mia stessa condizione per non dovere attuare la volontà di autodeterminarsi in altri Paesi, lontano da tutto e da tutti.

Chiedo, in primis, alla Regione Liguria di garantire tempi certi di risposta e verifica delle condizioni e al Parlamento italiano che legiferi per rispettare la libertà di scelta dei malati che oggi non possono accedere al fine vita con un percorso chiaro e rispettoso delle nostre scelte. Il silenzio non deve più essere fonte di sofferenza per le persone che vivono la mia stessa situazione.

Vado via sereno perché sono consapevole di liberarmi dal tormento della malattia.

Ringrazio nuovamente tutti coloro che mi hanno accompagnato e sostenuto in questo percorso per far valere il mio diritto ad autodeterminarmi.

Autore
Il Vostro Giornale

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