“L’universo è paese”, il regista Aldo Iuliano presenta il suo nuovo film

  • Postato il 22 gennaio 2026
  • Aldo Iuliano
  • Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
“L’universo è paese”, il regista Aldo Iuliano presenta il suo nuovo film

Aldo Iuliano, lo sguardo che nasce in Calabria e parla al mondo. Intervista al regista e fumettista crotonese tra cinema, radici e futuro. “L’Universo è paese” è il nuovo film realizzato insieme al fratello sceneggiatore Severino: «Sono convinto che la Calabria sia pronta a far “atterrare” il nostro Ufo a Crotone».


CROTONE – C’è un filo invisibile che lega fumetto e cinema, infanzia e maturità artistica, Calabria e orizzonte internazionale. È il filo che dà forma alle opere e alla visione di Aldo Iuliano. Regista e disegnatore di fumetti “made in Calabria”, nato a Crotone, capace di fondere immaginazione e sentimento, tradizione e sperimentazione, radici profonde e slancio verso l’altrove. Un cinema che osserva, emoziona, sfida e trasforma la quotidianità in spettacolo universale. Insieme al fratello Severino, sceneggiatore, ha realizzato 15 cortometraggi indipendenti, premiati in Italia e all’estero. Ha firmato lavori per Rai, Mediaset e Sky, passando dai videoclip agli spot, dai format televisivi alle web series. La consacrazione arriva con “Penalty”: Globo d’Oro, Nastri d’Argento, Premio SIAE alla Mostra del Cinema di Venezia, oltre 45 premi internazionali, fino a entrare nel circuito dei festival qualificanti per gli Oscar 2018.

Dopo il lungometraggio “Space monkeys”, oggi Aldo Iuliano è al lavoro su un nuovo progetto ambizioso come regista e co-sceneggiatore: “L’Universo è paese”. Nato da un’idea originale del fratello Severino, il film è prodotto da Elysia Production con il sostegno della Calabria Film Commission e promette di portare il cinema calabrese oltre i confini, tra surreale, emozione e visione universale. Lo sguardo di Aldo Iuliano osserva l’uomo, mette alla prova le sue fragilità e lo restituisce come specchio della nostra umanità. Anche quando dal cielo di Crotone arriva un Ufo, ci ricorda che, in fondo, l’Universo è davvero paese. Abbiamo intervistato il regista crotonese per raccontare il suo cinema, la sua Calabria e il futuro.

Aldo Iuliano, quanto le sue radici e il suo percorso accademico hanno influenzato il suo sguardo cinematografico?

«Le mie radici hanno inciso tantissimo, anche inconsapevolmente. Mi capita spesso di immaginare scene e solo dopo realizzare che sono legate a episodi della mia infanzia a Crotone. Il percorso di studi è stato altrettanto importante. Sono arrivato al cinema passando dai fumetti. È stato come aggiungere nuovi colori a una tavolozza già esistente. All’inizio lavoravo molto “di pancia”, poi l’incontro con professionisti del settore mi ha aiutato a comprendere meglio la messa in scena e il linguaggio cinematografico. Anche quando il lavoro mi porta lontano, il pensiero torna inevitabilmente alla Calabria».

Cosa l’ha spinta ad affiancare l’immagine disegnata a quella in movimento?

«Il desiderio di affrontare una sfida più complessa. Nel fumetto sei contemporaneamente regista, attore e direttore della fotografia. Ma il lavoro collettivo mi ha sempre affascinato. Il cinema unisce tante professionalità. Coordinare queste energie per dare forma a un’immagine filmica è un processo estremamente stimolante. La scoperta più grande sono stati gli attori, con la loro imprevedibilità: sul set devi imparare a guidare e ascoltare le loro emozioni. Continuerò ad amare il fumetto, ma nel cinema ho trovato una ricchezza espressiva più ampia».

Aldo Iuliano, il sodalizio artistico con suo fratello Severino è centrale nel suo percorso: come funziona il vostro rapporto creativo tra sceneggiatura e regia?

«Abbiamo visioni molto diverse, ed è proprio questa diversità a renderci complementari. Lui è uno scrittore concentrato sulla trama e sulla struttura narrativa, io parto principalmente dalle immagini. Sono affascinato dai suoi high concept narrativi. Quando leggo i suoi testi cerco di capire cosa raccontano del mondo contemporaneo. Quelle storie diventano anche mie perché lavoriamo in stretta connessione. Cerco di non invadere la sua scrittura, ma di amplificarla attraverso le immagini. Crediamo in un cinema che abbia contenuto, non solo estetica. La Calabria è una fonte inesauribile di ispirazione. Quando pensiamo a una storia torniamo giù a Crotone e passeggiamo per la città. È un luogo senza tempo. E il nostro cinema tenta di togliere tempo e spazio per far concentrare gli spettatori sui sentimenti umani».

Lavorare in famiglia rappresenta più un vantaggio o una sfida sul set?

«Entrambe le cose. Ci scontriamo spesso, ma sempre a beneficio della storia. A volte io mi perdo nelle immagini e lui mi riporta alla struttura narrativa, altre volte sono io a sbloccare impasse creative con le immagini. Svaniscono le individualità: resta solo la storia che si regala al pubblico. Ho una visione molto romantica del cinema. Penso sempre allo spettatore: come registi e autori dobbiamo saper intercettare ciò che vorrebbe vivere e sentire. Il cinema è un amplificatore di emozioni».

Sta lavorando al film “L’Universo è paese”. Può raccontarci cosa l’ha ispirata nella scelta di questo titolo?

«Il titolo nasce dal detto popolare “Tutto il mondo è paese”. Amo ragionare sui titoli in italiano e in inglese. Mi piace molto anche la versione “Universe is a country”. Ho voluto allargare lo sguardo all’Universo per poi tornare all’essere umano. Sbagliamo spesso, ma abbiamo anche la capacità di migliorarci. In poche parole, il titolo racchiude entrambe le dimensioni».

Può anticiparci qualcosa su questo progetto?

«Mi piace mantenere un alone di mistero. Posso dire che sarà un film sul futuro prossimo e sulla famiglia, attraversato da una speranza profonda. Racconta quanto stiamo perdendo della nostra umanità e come possiamo affrontare un domani fragile. Sarà un dramedy, una storia surreale che prende il via dall’arrivo di un Ufo, capace di muovere eventi e coscienze. Il mio desiderio è girarlo interamente in Calabria. Pasolini definiva questa terra un “altrove arcaico e autentico”: vorrei proiettare questa sensazione in un futuro prossimo, con uno sguardo che richiama Spielberg. Sarà una Calabria mai vista prima. Voglio regalarla al mondo attraverso la storia di una famiglia, sospesa tra quotidianità e straordinario».

Qualche dettaglio sulle location? Immagino che il cuore pulsante sarà la sua amata Crotone, dico bene?

«Esatto. Il cuore del film è la mia terra. La Calabria Film Commission mi sostiene da anni, così come produttori lungimiranti. Ci sono idee di regia molto complesse ma sono convinto che la Calabria sia pronta a far “atterrare” questo Ufo a Crotone. Non posso svelare ulteriori dettagli, però ti anticipo che vedrete mare e montagna».

Aldo Iuliano, quando prevede l’inizio delle riprese?

«È necessario almeno un anno di preparazione. L’orizzonte è il 2027. Ho in mente un cast importante, magari un “alieno” di fama internazionale. Ho un paio di idee. Chissà…».

Che tipo di pubblico immagina per il suo nuovo film?

«Ho sempre tentato di realizzare con mio fratello dei film che partissero da casa mia e si aprissero al resto del mondo. Sarà un film italiano ma dal respiro internazionale».

C’è un tema o un genere che sente di non aver ancora esplorato ma che la affascina particolarmente?

«Cerco di restare sempre in connessione con ciò che mi circonda. Parto sempre da un sentimento, da una necessità narrativa, e da lì il film prende forma. In “Penalty”, ad esempio, ho raccontato una lotta per la sopravvivenza che nasce apparentemente da una partita di calcio, ma che in realtà mi ha permesso di affrontare il tema dell’immigrazione da una prospettiva diversa».

“Penalty” ha avuto un percorso importante fino all’eleggibilità agli Oscar. Quando ha capito che il film stava andando oltre le sue aspettative?

«Nel momento in cui abbiamo trovato l’idea del finale. Io stesso ho provato un forte senso di disagio, e lì ho capito che quella era la strada giusta. Quando una sceneggiatura o un film mi provoca una reazione così fisica ed emotiva, sono quasi certo che, in qualche modo, arriverà al pubblico. Durante la lavorazione ho percepito che poteva diventare una storia importante, ed è proprio quel sentimento che mi spinge, se necessario, a cambiare rotta in corso d’opera. “Penalty” ha avuto un percorso intenso: non è stato semplice convincere tutti i coproduttori, ma alla fine mi hanno dato fiducia. Il finale apre a molte riflessioni e credo sia uno dei motivi per cui il film è stato accolto così bene anche all’estero. Il percorso nei festival è stato straordinario».

Aldo Iuliano, cosa consiglierebbe a un giovane regista?

«Rimanere fedele alle proprie idee e raccontare storie che smuovano qualcosa dentro. Insegno regia e vedo giovani molto preparati dal punto di vista tecnico, ma spesso troppo concentrati sui festival. Vorrei vedere più introspezione. In Calabria, sento una forte energia creativa e un legame con le radici che diventa valore artistico. Si respira un’aria bellissima».

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