Magistratura, toghe spudorate: cosa è successo a Bergamo e San Benedetto del Tronto
- Postato il 12 marzo 2026
- Giustizia
- Di Libero Quotidiano
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Magistratura, toghe spudorate: cosa è successo a Bergamo e San Benedetto del Tronto
Magistrati che parlano di indipendenza… dal palco di eventi politici. Succede in giro per l’Italia nella campagna referendaria contro la separazione delle carriere e il paradosso non passa inosservato. A raccontarlo è Il Giornale, che descrive un fenomeno curioso: pubblici ministeri e giudici impegnati nei convegni per il No insieme ai partiti che difendono la loro battaglia. La scena si è vista anche a San Benedetto del Tronto. Qui i procuratori capo di Ascoli Piceno e Teramo, Umberto Monti ed Ettore Picardi, hanno partecipato a un convegno sulla riforma della giustizia insieme ai parlamentari del Movimento 5 Stelle Roberto Cataldi e Giorgio Fede.
Sul manifesto campeggiava lo slogan: “Tutto quello che non ti hanno detto sulla separazione delle carriere”. Il tema dell’incontro? Il rischio che la politica voglia mettere le mani sulla magistratura. Ma la domanda che molti cittadini si fanno è semplice: che messaggio arriva quando magistrati e politici siedono allo stesso tavolo per fare campagna contro una riforma? Il dubbio cresce se si guarda ad altri episodi.
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A febbraio il sostituto procuratore Emanuele Marchisio ha partecipato a un evento sponsorizzato dal Partito Democratico a Bergamo, mentre il giudice Attilio Burti ha preso parte a un’iniziativa sul No nella sede locale dello stesso partito. In platea anche il costituzionalista Stefano Rossi. Il punto, sostengono i critici, è l’apparenza di imparzialità. Perché un magistrato potrebbe trovarsi un giorno a indagare proprio sugli esponenti politici con cui oggi condivide il palco. Il paradosso fu sintetizzato anni fa da Piercamillo Davigo con una frase rimasta famosa: “Non esistono innocenti, ma colpevoli che finora l’hanno fatta franca”. E allora la domanda resta sospesa. Se toghe e partiti vanno a braccetto per difendere lo status quo, il confine tra giustizia e politica è davvero così netto? Oppure, forse, la separazione delle carriere è necessaria e riguarda prima di tutto proprio loro?
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