Malta inaugura la sua Biennale (ma qui gli artisti italiani ci sono). Intervista a Pamela Diamante

  • Postato il 11 marzo 2026
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Pamela Diamante (Bari, 1985) è una delle artiste italiane che più si sta affermando nel panorama dell’arte internazionale. Reduce dall’esposizione di una nuova produzione per la fiera Arco a Madrid, la intercettiamo telefonicamente all’arrivo a Malta dove è stata scelta da Rosa Martinez, la prima donna a curare la Biennale di Venezia nel 2005 insieme a Maria de Corral, per la mostra principale della sua Biennale di Malta che apre in anteprima dall’11 al 13 marzo per poi essere proposta al pubblico fino al 29 maggio 2026.

La Biennale di Malta

Dal titolo CLEAN | CLEAR | CUT, la Biennale si annuncia con la volontà di presentare un’arte capace di “ripulire l’inquinamento ambientale ed etico (CLEAN), comprendere il presente (CLEAR) e cambiare radicalmente direzione (CUT)”.  Diamante fa parte dei cinque artisti italiani selezionati, tra oltre 3.200 candidati, insieme a Loredana Longo, Concetta Modica, Salvatore Arancio ed un inedito Maurizio Cattelan.
A Malta porta l’opera Estetica dell’apocalisse nella quale crea corto circuiti concettuali e visivi nell’accostamento di foto di opere di artisti contemporanei affiancate a immagini di catastrofi naturali e catastrofi tecnologiche, in una straordinaria corrispondenza visiva. Una coincidenza quasi profetica che apre a riflessioni sulla natura dell’arte, il ruolo dell’artista di fronte alla catastrofe e in relazione alla natura, al tempo e all’etica. Temi che Diamante esplora costantemente e che riesce sempre a formalizzare in opere formalmente limpide che adottano diversi materiali.  Solide come il ferro e la ceramica o articolate installazioni che includono fotografia, video, suono. “Opere chirurgiche” come lei stessa ammette che, pur nascendo da temi di grande rilevanza politica ed etica, riescono a bucare l’attenzione e arrivare a bersaglio anche attraverso la leggerezza e l’ironia.

La mostra alla Pinacoteca di Bari

Emblematica la sua opera Le invisibili. Esistenze radicali, un’installazione creata per il colonnato della Pinacoteca Metropolitana di Bari e vincitore di un PAC del Ministero con la cura di Roberto Lacarbonara che interroga le forme di sudditanza sociale ed economica delle braccianti e la loro possibilità di riscatto. Sedici aste di ferro in cui sono bullonate piccole zappe di ceramica a varie altezze come aeree danzatrici, ci parlano di donne lavoratrici della terra da sempre sfruttate che si ergono in una nuova fierezza data dalla forza di una comunità unita e consapevole dei propri diritti. Sono rette da esagoni come un alveare pronto ad espandersi. Pamela Diamante esplora le catastrofi e le storture della società, gli ingranaggi del capitalismo, i pregiudizi, lo sfruttamento, le emergenze e i bisogni di singole comunità da cui fa sempre emergere una visione costruttiva e condivisa. Con costanti ribaltamenti di senso. Come nei ritratti di volti femminili con eliche di ceramica che fuoriescono dalla bocca delle sue note “mangiatrici di terra”, capaci anche di indossare idealmente un elegante abito di ferro con aculei sagomati in alabastro come spine di una rosa.  

Fondazione Pomodoro, Stato di Flusso, 2022
Fondazione Pomodoro, Stato di Flusso, 2022

Intervista a Pamela Diamante

Pamela Diamante, già Caporal Maggiore dell’Esercito Italiano, abbandonato per dedicarsi totalmente all’arte, è una persona di estrema solarità. Accolta dalla sua positività le chiedo subito come è stato l’arrivo a Malta?
Tutto promette bene. Gli spazi espositivi a Malta sono incredibili e poi sei circondata dal mare che aiuta sempre. Aiuta in bellezza.

Come è nata questa partecipazione e la relazione con Rosa Martinez?
L’invito nasce da una open call per la mostra internazionale in cui bisognava presentare un progetto inerente al tema della biennale che è l’apocalisse. Io porto delle riflessioni estetiche e concettuali su cosa è un’opera d’arte, ma anche sulla rappresentazione della natura. Per me questo lavoro è una riflessione su cosa è un’opera d’arte, sul senso di stupore che noi proviamo dinnanzi ad essa e così come per gli eventi naturali, in questo caso anche tecnologici perché si parla di disastri generati dall’uomo. In questa opera ci sono ad esempio immagini di impianti di estrazione di nichel dal Cile e dal Messico ed è veramente pazzesco. Si ha un forte senso di creazione e distruzione.

Partiamo dal titolo “Estetica dell’apocalisse” è un lavoro in progress?
Si è iniziato nel 2018 e continua. Questa sequenza è scandita dalle lettere dell’alfabeto ed è arrivata alla p. con un lavoro collegato a Pino Pascali.

I disastri ambientali sono messi in relazione con immagini di opere e performance che provengono dall’arte contemporanea e che visivamente straordinariamente coincidono
Sì, creano queste corrispondenze perfette che diventano quasi ironiche perché è come se l’apocalisse stesso creasse delle pratiche estetiche. Ed è anche una domanda sulla possibilità che l’immaginazione di un singolo possa generare quella complessità del reale: è come se un po’ sbeffeggiasse l’arte, ma allo stesso tempo è una profonda riflessione su cos’è un’opera d’arte.

Tu riesci a formalizzare con una estrema leggerezza temi di estrema complessità. Mi colpisce anche molto la tua riflessione sulla capacità di autorappresentazione della natura che raggiunge il sublime escludendo come tu evidenzi, la figura umana.
Sì, proviene da una ricerca iniziata con “Fenomenologia del sublime” dove una pietra stratificata si autorappresenta nella sua sublimità e dove scompare del tutto la figura umana. Ma anche in questo lavoro a Malta i disastri ambientali hanno una spettacolarità che ci disarma e nella maggior parte dei casi ci annulla.

Tu cerchi, però sempre un punto di incontro tra uomo e natura. Lo cerchi in varie forme
Hai colto un aspetto importante perché anche in altri lavori come “Le mangiatrici di terra” c’è l’autorappresentazione che si manifesta attraverso la forza naturale dello sguardo. Mi interessa molto come una persona sceglie di rappresentarsi e dallo sguardo fa emergere quella forza interiore che ci rende differenti e che rivela le nostre intenzioni, il nostro modo di agire.

È sempre importante per te che l’opera stimoli riflessioni e domande?
Certamente le mie opere non danno risposte ed anche io continuo ad interrogarle. Sono state definite “postazioni per il pensiero”. Mi interessa molto il pensiero critico come mi interessa che le opere mantengano quel mistero estetico, in questo sono chirurgica.

Estetica dell'apocalisse, 2017-2026. Ph: Giorgio Benni
Estetica dell’apocalisse, 2017-2026. Ph: Giorgio Benni

La tua opera vive in relazione agli altri?
Totalmente. Diventa sempre più importante per me la componente esperienziale. C’è sempre una grande solitudine per l’artista nei lunghi tempi di ricerca che si trasformano poi in opere. Ho davvero voluto abbattere questa torre d’avorio per fare non solo lavori che avessero una componente politica ma ho voluto creare lavori con e per le persone, anche attraverso le loro storie. Permettendomi così di incontrare la gente e di essere collettività anche nella fase di creatività e ricerca.

A cosa stai lavorando ora?
Parteciperò a breve, a Palazzo Lucarini di Trevi, a una mostra curata di Franko B. Persona a cui sono legata e che mi ha dato massima libertà e spazio per una grande nuova installazione che si chiamerà Welcome Apocalypse

Nelle tue opere porti anche il concetto di apocalisse come rivoluzione.
L’apocalisse ti pone di fronte a qualcosa di talmente estremo che permette un reale cambio di paradigma. Io lo guardo anche da un punto di vista filosofico, oltre ovvie le conseguenze tragedie pratiche che porta con sé. L’apocalisse ti porta ad una condizione di rigenerazione, in una visione di eterno ritorno che solo tu puoi interrompere.

Entra in campo il concetto di tempo
Sì, è nell’attimo che avviene di trasformazione.

Paola Marino

L’articolo "Malta inaugura la sua Biennale (ma qui gli artisti italiani ci sono). Intervista a Pamela Diamante" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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Artribune

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