Mazzini come “profeta” dell’Identità italiana nel libro di Francesco Grisi del 1995

  • Postato il 21 gennaio 2026
  • Editoriale
  • Di Paese Italia Press
  • 3 Visualizzazioni

di Pierfranco Bruni


Ci sono visioni della storia che ritornano e diventano processi “ideali” in un percorso di civiltà. Il Mazzini di Francesco Grisi non è soltanto un libro che risale al 1995, ma è una lettura della storia sul filo della profezia, tra eventi e interpretazioni, in una tensione continua tra identità e realtà. Le metafore fanno da sfondo.
Non c’è soltanto il verde, il bianco e il rosso. I colori. O il colore che riempie di vita la storia.

Negli scritti di Francesco Grisi, nato a Vittorio Veneto nel 1927 e morto a Todi nel 1999, dedicati al Risorgimento e ai personaggi che hanno fatto e attraversato quel Risorgimento che recita l’Unità d’Italia, emerge un continuo interrogarsi sull’identità nazionale. In questo discutere di identità c’è un Risorgimento dei vincitori e un Risorgimento dei vinti, come accade sempre nella storia e nella vita.

Francesco Grisi, figlio di un maresciallo maggiore dei Carabinieri, da scrittore e da storico “militante”, penetra i dettagli del Risorgimento attraverso la figura di uno dei “profeti”, come ben definito da Giovanni Gentile nel suo autentico e straordinario scritto I profeti del Risorgimento italiano (1923): Giuseppe Mazzini. Al 1995 risale Giuseppe Mazzini (Rusconi), di Francesco Grisi.
Grisi riesce a scavare nella storia dell’Ottocento, sia affrontando il Risorgimento, sia narrandolo dentro la contemporaneità con Storia dei Carabinieri (Piemme, 1996). Anche quando la storia sembra prendere il sopravvento, il narratore si libera di alcuni schemi analitici per raccontare con il fascino di un linguaggio che coinvolge sul piano emotivo.

Grisi, in fondo, recupera il Mazzini dell’utopia e nell’utopia. «Guardatevi dai falsi profeti, guardatevi dai falsi predicatori di libertà». Una riconsiderazione “evangelica” che Giuseppe Mazzini trasporta nella sua missione rivoluzionaria. È su questa linea, sulla quale la storia ha tracciato la sua Idea ma anche la sua metafora, che Giuseppe Mazzini compie quel Risorgimento che diventa, per l’Italia, un destino. Fu anche, Mazzini, quel navigatore solitario che ha illuminato il cammino attraverso l’offerta di utopia e, perché no, di fantasia.

La storia dei popoli è storia di utopia e di fantasia. Lo diceva bene Vico. Mazzini realizza la sua “rivoluzione” — che fu la vera rivoluzione di una Nazione — grazie a quella utopia che «non è l’isola attesa di Tommaso Moro, ma l’incessante lavorìo per fabbricare sogni, dare speranze e illuminare di illusione la storia del Risorgimento italiano».
È anche su queste tesi che dibatte il libro di Francesco Grisi. È un libro — una biografia, un saggio storico, un viaggio nella nostalgia di un popolo attraverso la riscoperta del sentimento di Nazione — che farà discutere per diversi motivi. Primo, perché il rapporto tra Mazzini e Cavour e tra Mazzini e Garibaldi segna un percorso originale all’interno del processo storico e politico risorgimentale. Secondo, perché Mazzini costituisce, oggi più che mai, una rilettura non solo dell’Unità d’Italia, ma permette un confronto, in termini culturali, sul ruolo di destra e sinistra. Terzo, perché Mazzini ripropone la caratteristica dell’eroismo. Quarto, perché ci dimostra che la storia ha bisogno anche della fantasia.
Scrive Grisi: «La storia dei popoli non si svolge a parentesi quadre, ma a spirale, in una linea circolare. Mazzini, sconfitto, esiliato, vituperato, allontanato, rimase sempre nella vigile coscienza del popolo italiano che, alla sua morte, gli tributò solenni onoranze».

Francesco Grisi, in fondo, ci fa capire come il vero avversario di Mazzini non fu Garibaldi ma Cavour. Mazzini recupera la tradizione estraneandosi dalle proposte illuministe. Su questa tesi Grisi insiste con forza: «Il vero avversario di Mazzini fu Cavour, che aveva intuito un fatto elementare già sufficientemente spiegato dagli storici del tempo. Aveva capito che il Risorgimento si faceva soltanto attraverso la politica estera e l’intesa tra le nazioni che gravitavano intorno all’Italia (Francia, Austria e Prussia).

Francesco Grisi – Pierfranco Bruni

Per Cavour i compromessi internazionali erano molto più importanti degli eserciti, dei plebisciti e delle rivoluzioni locali. Cavour è figlio dell’Illuminismo e della Ragione, mentre Mazzini è figlio di quell’eterna illusione che nella libertà trova le profonde ragioni del cambiamento».
Mi pare che sia una tesi non solo originale ma significativa all’interno del dibattito che si è sviluppato nel corso di questi mesi. D’altronde, Mazzini è al centro delle proposizioni culturali affrontate e dibattute da Giovanni Gentile, intorno al quale ruota quella filosofia dell’essere che contraddistingue l’identità culturale e storica di una Nazione.
Francesco Grisi ci restituisce, in questa biografia, il personaggio, l’uomo, il rivoluzionario, l’italiano e il pensatore. È da qui che bisogna “ripartire” per spiegare la vita di quei personaggi che hanno dato senso a una Nazione. Rileggerlo è anche riscriverlo. E riscriverlo è riscrivere il processo storico di una Nazione.
Il capitolo dedicato a Giuseppe Garibaldi ha un fascino straordinario. Pur considerandolo un discepolo — un suo discepolo — Mazzini lo ammirava. Ammirava la sua forza interiore perché era convinto che nell’animo di Garibaldi vi fosse molto mazzinismo.

Tuttora Mazzini e Garibaldi sono i comunicatori di un destino. Alla morte di Mazzini, Garibaldi annuncia: «La bandiera dei Mille sventola sul feretro del Grande Italiano». Si determina così il mito di Mazzini, un mito che continua a raccontarsi. Grisi afferma: «Il motivo dell’insorgere del mito di Mazzini è da vedere nel profondo e timoroso rispetto con il quale il popolo usa circondare la figura degli uomini provati in vita da persistente sfortuna e mai spiegati. Il mito compensa così inconsapevolmente, con l’intensità del sentimento e della memoria, le scelte sbagliate e gli errori scontati».
Prosegue: «Agli occhi della storia il mito di Mazzini non giustifica i mezzi e i modi con i quali operò nel concreto. Ma è comprensibile che nell’opinione del popolo — la cui voce si vuole assimilare a quella di Dio — il mito sia sufficiente a santificare l’azione per la libertà e per la patria».
Mi sembrano elementi fondamentali, questi di Grisi, che ci fanno comprendere l’importanza di alcuni valori sul piano dell’identità politica, un’identità interamente fondata sulla definizione del sentimento di popolo e di Nazione.
Il Risorgimento partiva da questa rivoluzione teorica, una rivoluzione fatta nelle coscienze e per le nuove coscienze.
Uno dei maggiori ostacoli che Mazzini incontrò fu il marxismo, che non sposava la dottrina nazionale diffusa dai mazziniani. Grisi lo sottolinea nel suo libro: «I presupposti materialistici — afferma Grisi — sui quali si fondò la dottrina di Marx nei suoi sviluppi pratici, oltre che nelle sue ascendenze ideologiche, rivelarono subito una totale inconciliabilità con le dottrine che Mazzini era venuto via via sviluppando negli scritti e nelle azioni».

Francesco Grisi

Le “utopie possibili” di Mazzini, nel libro di Francesco Grisi, trovano una loro vitale chiave di lettura. L’Unità d’Italia passa anche attraverso queste “utopie”. Forse proprio per questo Mazzini resta un personaggio di grande attualità.
Uomo dell’esilio, ma soprattutto uomo della libertà — delle libertà affermate — seppe incarnare l’idea di una Nazione giovane attraverso la gestualità eroica. Un uomo che non si arrese. Per questo è da considerarsi l’uomo dell’esilio. La concezione etico-religiosa della vita risiedeva nella fantasia rivelatrice del popolo, inteso come identità di Nazione nella rivelazione del divino.

Nato il 22 giugno 1805, morì il 10 marzo 1872. Mazzini fu l’uomo del progetto. Donò all’Italia il sentimento moderno della Patria. Una profezia che oggi si ripropone, ma che viene da lontano e che Mazzini aveva già spiegato.
Mazzini scriveva: «Ci siamo posti sul cuore spontanei i dolori di tutta una generazione. Abbiamo rapita la scintilla all’Eterno, ci siamo posti fra Lui e il Popolo; abbiamo assunto la parte dell’emancipatore, e Dio ci ha accettato».
Mi sembra un’avvertenza che richiama la fede, o forse una fede come metafora storica e politica. Nella Giovane Italia e nella Giovane Europa lo spirito del sacrificio diventa sacrificio per un popolo e per la Patria. Il mito e il simbolo, attraverso Mazzini, esplodono: Balilla, il ragazzo di Portoria, la libertà, l’identità. Frammenti di un destino.
Per questo Grisi può affermare, giustamente: «In una visione storica di continuità, Mazzini si collega ai cantori dell’utopia che, opponendosi al realismo, tracciano sentieri non previsti nelle foreste dei sentimenti e della storia». Raccontare i processi storici attraverso i protagonisti: il Risorgimento, senza i profeti — come dice Gentile e conferma Grisi — non avrebbe avuto senso, né in termini etici né identitari.
Profeta dell’identità italiana. Tutto resta nella storia, ma accanto a essa c’è una memoria che non può mai essere “collettiva”, come si usa dire, bensì personale. È proprio questa memoria personale che fa della storia stessa un’eredità che continua a vivere dentro di noi.

…..

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
@Riproduzione riservata

L'articolo Mazzini come “profeta” dell’Identità italiana nel libro di Francesco Grisi del 1995 proviene da Paese Italia Press.

Autore
Paese Italia Press

Potrebbero anche piacerti