Melissa, i motivi dell’assoluzione dell’ex sindaco Falbo: non impose un’assunzione
- Postato il 9 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Melissa, i motivi dell’assoluzione dell’ex sindaco Falbo: non impose un’assunzione

L’ex sindaco di Melissa non minacciò un imprenditore per un’assunzione in odor di ‘ndrangheta, depositati i motivi dell’assoluzione
MELISSA – «Non sono emersi elementi» da cui risulti che Pietro Passeri «versasse in una condizione di assoggettamento» nei confronti dell’ex sindaco di Melissa Raffaele Falbo. L’amministratore unico dell’impresa “Gruppo operatori servizi tecnologici”, appaltatrice dei servizi di manutenzione del depuratore del Comune, in aula dichiarò di non essere stato minacciato. Inoltre, ai giudici riferì di aver denunciato «non per timore di conseguenze negative» ma «per cautelarsi da eventuali provvedimenti restrittivi per la sua azienda circa la possibilità di contrarre con la PA in futuro». Aveva, infatti appreso da gente del luogo che erano in corso indagini sull’assunzione di Salvatore Filosa, figlio di Vincenzo, ritenuto dagli inquirenti il referente a Melissa del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò (e condannato in via definitiva per tentata estorsione con l’aggravante mafiosa).
LE MOTIVAZIONI
Il Tribunale penale di Crotone ha depositato le motivazioni della sentenza con cui fu assolto, perché il fatto non sussiste, l’ex sindaco Falbo. L’accusa era quella di induzione indebita a dare o promettere utilità con l’aggravante mafiosa. Il pm Antimafia Elio Romano aveva chiesto una condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione, dopo aver riformulato il capo d’imputazione. Originariamente l’ipotesi accusatoria era quella di concussione mafiosa, derubricata in seguito all’esclusione della costrizione, negata in aula dal teste chiave. Accolta, dunque, la tesi difensiva, sostenuta dagli avvocati Antonello Talerico e Giuseppe Peluso.
NIENTE “PRESSIONI”
Falbo era accusato di aver fatto pressioni nei confronti dell’imprenditore perché assumesse con urgenza il lavoratore. Un’accusa pesante, con l’aggravante di aver inteso favorire gli interessi della cosca Farao Marincola, egemone in una vasta area a cavallo tra le province di Crotone e Cosenza. I giudici hanno accolto la richiesta dei difensori che hanno negato le “pressioni” per l’assunzione di Filosa. Un’assunzione da ricondurre alla situazione emergenziale in cui versava il sistema della depurazione e alla necessità di evitare il ripetersi di sversamenti fognari. «Ho assunto questo ragazzo perché serviva una persona», fu la testimonianza di Passeri. La sentenza valorizza anche un altro passaggio delle sue dichiarazioni: «Non è che ci sono state pressioni nel senso: “o assumi o minacce varie”. Non c’è nessuno scambio».
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I RISCONTRI
I riscontri, secondo il collegio presieduto da Edoardo D’Ambrosio, discendono dal fatto che le proroghe del servizio furono disposte dall’ufficio tecnico comunale e «mai mediante attività del sindaco». Del resto, il predecessore di Falbo, l’ex sindaco Gino Murgi, in aula ha chiarito come quella degli affidamenti diretti fosse «prerogativa dell’ufficio tecnico avulsa da qualsiasi attività amministrativa». Sempre secondo i giudici, quella dell’ex sindaco era «una richiesta generica e non induttiva ossia non legata all’assunzione del dipendente specifico». Fu l’operaio che andava in pensione, convocato da Falbo che gli chiedeva se si potesse ancora occupare dell’impianto di depurazione, a suggerire all’ex sindaco l’assunzione di Filosa. Questi, infatti, aveva già fornito aiuto in occasione del mancato funzionamento di una pompa di sollevamento.
LA TRANSUMANZA
L’assoluzione è stata disposta nonostante le «puntuali» deposizioni dei carabinieri che condussero le indagini. Ripercorrendo la genesi dell’inchiesta, un sottufficiale dell’Arma riferì in aula che fu l’assunzione di Filosa a innescare accertamenti sull’«estrema vicinanza» dell’ex sindaco alla famiglia di Salvatore Filosa, peraltro sorvegliato speciale. In particolare, in occasione della festa della transumanza, svoltasi negli anni dal 2019 al 2021, la Giunta approvò il patrocinio per il primo anno, mentre per gli altri due anni stabilì un contributo in denaro all’associazione “Noi per Melissa”, «riconducibile all’affiliato Salvatore Filosa». Ne facevano parte, infatti, diversi suoi familiari.
LA STRANEZZA
La “stranezza”, secondo il teste, consisteva nel fatto che nel 2020, periodo Covid durante il quale non si poteva fare alcun festeggiamento, non fu allestito alcuno stand ma il semplice “incampanamento” delle mandrie dell’azienda agricola Filosa. Il teste ha ricordato anche le foto che ritraevano l’ex sindaco e altri amministratori con componenti della famiglia Filosa, «organizzatori dell’evento».
LA PROCESSIONE
Non solo transumanza. Durante la processione in occasione della festa di san Giacomo, la statua del santo era portata proprio da Salvatore Filosa. Ulteriori elementi indicativi di una possibile infiltrazione mafiosa dell’ente locale l’investigatore li ha desunti dal fatto che il Comune sottoscrisse contratti di tirocinio con le mogli di due fratelli del boss di Strongoli Salvatore Giglio, storico alleato dei capi del “locale” di Cirò. Il militare notò i mariti fuori dal Municipio mentre attendevano che le mogli firmassero i contratti.
INFILTRAZIONI MAFIOSE ESCLUSE
Questi e altri elementi furono valutati dalla Commissione d’accesso antimafia che si insediò al Comune dopo il rinvio a giudizio di Falbo. Ma anche quegli accertamenti furono favorevoli all’ex sindaco. I commissari non rilevarono infiltrazioni mafiose e l’ente non locale non venne sciolto. Il commissariamento ordinario scattò soltanto in seguito alla mancata presentazione di liste elettorali.
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Melissa, i motivi dell’assoluzione dell’ex sindaco Falbo: non impose un’assunzione