Mercosur, ecco i veri rischi nei regolamenti Ue per la tavola degli italiani

  • Postato il 19 gennaio 2026
  • Europa
  • Di Libero Quotidiano
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Mercosur, ecco i veri rischi nei regolamenti Ue per la tavola degli italiani

I rischi nel trattato di libero scambio fra Ue e Mercosur ratificato ieri ad Asuncion, capitale del Paraguay, da Ursula von del Leyen, sono amplificati dai regolamenti europei. Il sistema di etichettatura “armonizzato” rende quasi impossibile per il consumatore individuare l’origine delle materie prime utilizzate. Un meccanismo frutto dello strapotere tedesco a Bruxelles, con la Germania impegnata a nascondere il più possibile i Paesi di provenienza di salumi, formaggi e non solo. Da noi le etichette sono molto più trasparenti in virtù di un pacchetto di decreti approvati e reiterati dai governi Italiani a partire dal 2017. Riso, pasta, salumi e formaggi sono in vendita nei nostri supermercati con la dichiarazione d’origine obbligatoria solo per questo motivo, ma in via sperimentale.

In ogni caso, anche immaginando che i consumatori leggano con la massima attenzione le etichette dei cibi che mettono nel carrello della spesa (purtroppo non è così!), le fregature sull’origine sono sempre in agguato. Per la frutta e la verdura fresche è abbastanza facile verificare quale sia il Paese di origine, visto che la dichiarazione in etichetta è obbligatoria. Ma per i trasformati è tutta un’altra musica.

Il succo di frutta ricavato dalle arance argentine o brasiliane, giusto per fare un esempio, può essere tranquillamente utilizzato in Europa per confezionare bibite e aranciate, senza che nessuno possa conoscerne la reale provenienza.

«Avevamo chiesto che diventasse obbligatorio anche per questa tipologia di prodotti», spiega a Libero il responsabile economico della Coldiretti Lorenzo Bazana, «e la norma doveva entrare nella Direttiva Breakfast. Non è stato così. E il punto interrogativo», aggiunge, «vale per tutti i trasformati e per i prodotti che finiscono nella ristorazione per i quali non c’è alcun vincolo di esplicitare l’origine».

Ma non è finita qui. Si è tanto parlato di “reciprocità” degli scambi, nel senso che i prodotti agroalimentari importati in Europa da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, dovrebbero rispettare tutte le norme di sicurezza vigenti nel Mercato unico europeo. Incluse quelle che riguardano i divieti per fitofarmaci, pesticidi e in genere sostanze proibite, come gli ormoni. In realtà la “reciprocità” resta tuttora una mera promessa fatta dalla Commissione Ue pur di ottenere in sede di Consiglio il via libera al trattato.

«La classica situazione è quella del 17-beta-estradiolo», conferma il numero uno di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, «uno degli ormoni classici vietati da oltre 40 anni in Europa, ma consentito per alcuni trattamenti in Brasile. Purtroppo, e lo denunciamo da tempo, la capacità di controllo delle autorità brasiliane è inesistente, per cui proprio recentemente, dopo una verifica del 2024, la Commissione Ue ha scoperto che le carni di animali trattati con il 17-beta-estradiolo venivano esportati in Europa e le ha bloccate. Fra l’altro i bovini brasiliani avrebbero dovuto appartenere a una filiera dedicata e gli allevatori si erano impegnati a non utilizzare ormoni». C’è poi un’altra trappola gigantesca, tutta europea, quella del doppio standard sui divieti.

È sempre Scordamaglia a raccontarci come funziona: «Sono molte le sostanze vietate nei Ventisette ma consentite nei Paesi del Mercosur. Per molte di queste sostanze è stato addirittura alzato il Limite massimo residuo, proprio per evitare che venissero bloccate derrate alimentari in arrivo dal Mercosur. Se un fitofarmaco è vietato in Europa dovrebbe essere vietato anche nei Paesi beneficiari del trattato di libero scambio. Di sicuro la soluzione non è quella di alzare le soglie dei residui ammessi». Com’è accaduto finora.

C’è poi il grande tema dei regolamenti europei che si intreccia con gli ultimi passaggi istituzionali che hanno consentito al trattato Ue-Mercosur di ottenere il disco verde. «Il governo italiano all’ultimo Coreper», conferma sempre Scordamaglia, «ha chiesto delle garanzie precise, in particolare su due regolamenti che sono oggi in fase di discussione, uno a livello iniziale visto che è ancora in consultazione, e uno che invece è già in fase di avvio del trilogo. L’Italia ha richiesto che i due provvedimenti stabilissero esplicitamente il divieto totale di accettare alimenti contenenti sostanze vietate da noi, azzerando qualsiasi Limite massimo residuo consentito. Le modifiche in senso restrittivo presentate dall’Italia sono state annacquate dal gabinetto von der Leyen e dal commissario al Commercio Maros Sefcovic».

E poi c’è la madre di tutte le fregature, il Codice doganale Ue, in base al quale un cibo importato che abbia subito l’ultima lavorazione in un Paese Ue ne assume l’origine. Una norma perversa che nel caso delle merci importate dal Mercosur rappresenta il grimaldello per celare la provenienza di alimenti di cui i consumatori italiani farebbero volentieri a meno. «Noi abbiamo chiesto a più riprese di superare le norme sull’origine doganale e il governo italiano ha fatto propria questa richiesta a Bruxelles», conclude l’amministratore delegato di Filiera Italia, «rendendo obbligatoria la dichiarazione d’origine per tutti i prodotti alimentari commercializzati in Europa».

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Libero Quotidiano

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