Mini vitalizi, partono le diffide

  • Postato il 26 febbraio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Mini vitalizi, partono le diffide

Mini vitalizi, partono le diffide, il comitato referendario incalza presidenza del Consiglio e Consulta statutaria. Contestato il rinvio del voto sul disciplinare per le consultazioni popolari.


POTENZA – Una diffida con la minaccia di azioni legali nei confronti dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale e della Consulta di garanzia statutaria. Ad annunciarla, ieri, è stato il comitato promotore del referendum abrogativo della legge sui nuovi mini-vitalizi per gli ex consiglieri regionali lucani.  Comitato composto da una pattuglia di sindacalisti della Cgil, Michele Sannazzaro, Angelo Summa, Eustachio Nicoletti e Giovanna Galeone e Nunzia Armento, esponenti della società civile come il referente di Libera Basilicata Rosario Gigliotti, il presidente di Arci Basilicata Paolo Pesacane, e l’attore-regista Ascanio Donadio, più i coordinatori regionali di Verdi e Sinistra Italiana , Gianni Rondinone e Donato Lettieri.

MINI VITALIZI LE DIFFIDE DEL COMITATO PROMOTORE E IL RINVIO IN CONSIGLIO REGIONALE

Dietro l’iniziativa c’è la delusione per quanto accaduto martedì in Consiglio regionale, col rinvio del voto sulla proposta di un regolamento attuativo dei referendum abrogativi previsti dallo Statuto regionale, a firma degli esponenti della minoranza. Regolamento che secondo i firmatari sarebbe necessario per permettere lo svolgimento di una consultazione popolare, mentre i referendari sostengono che si possa comunque far ricorso, per analogia, ad altre norme già esistenti.

LA RICHIESTA DI AMMISSIBILITÀ DEI QUESITI E IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI

«Il Consiglio regionale continua ad ignorare le istanze e l’indignazione di migliaia di lucani sulla reintroduzione dei vitalizi. Nella seduta di ieri (martedì per chi legge, ndr) nulla, come se vivessero nella loro torre di avorio,  ignorando le regole democratiche previste dallo statuto regionale». Così la nota  diffusa dal Comitato, che poi spiega  di aver inviato alla Consulta regionale per le garanzie statutarie e all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Basilicata: «una nota di diffida a procedere circa l’ammissibilità dei quesiti referendari presentati alle stesse affinché si possa proseguire con l’iter referendario così come regolarmente previsto».

I TERMINI SCADUTI E LA MINACCIA DI AZIONI LEGALI AVVERSO IL SILENZIO

«A distanza di oltre un mese dall’invio della richiesta, a oggi è pervenuta soltanto la pec di avvenuta protocollazione». Sottolinea il comitato.

«Essendo scaduti i termini stabiliti sul responso di ammissibilità e poiché nella seduta di ieri del Consiglio regionale della Basilicata, che avrebbe dovuto discutere ed eventualmente approvare la proposta di legge dell’opposizione sulla disciplina di attuazione degli strumenti di partecipazione popolare quale il referendum abrogativo, c’è stato un nulla di fatto, come comitato referendario diffidiamo la Consulta e l’ufficio di presidenza».

«Intimando la Consulta a rendere ad horas il suo giudizio sull’ammissibilità del quesito referendario presentato il 19 gennaio (a norma degli articoli 18, comma 1, dello Statuto regionale e 6, comma 1, e 16 della legge regionale 21 maggio 1980, numero 40) e all’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale a dare atto dell’avvenuto deposito del quesito e dell’avvio del procedimento referendario con il processo verbale previsto dall’articolo 6, comma 1, della legge regionale 21 maggio 1980, numero 40, o altra idonea attestazione». «In mancanza di riscontro – conclude la nota – il Comitato promotore si riserva di difendere i suoi diritti di partecipazione politica avverso il silenzio dell’amministrazione regionale in ogni sede opportuna, non escluse quelle legali».

MINI VITALIZI LE DIFFIDE, L’ITER REFERENDARIO E LE REGOLE STATUTARIE PER IL QUORUM

Da Statuto i promotori di un referendum per abrogare una legge regionale devono inviare il quesito alla Consulta regionale perché valuti «l’ammissibilità della richiesta, a norma dello Statuto, e l’omogeneità e la chiarezza del quesito». Solo una volta acquisito il via libera della Consulta può partire la raccolta di firme vera e propria «secondo le modalità stabilite dalla legge». Affinché si svolga la consultazione, quindi, occorrono almeno 5mila sottoscrizioni di liberi cittadini, o le deliberazioni di «almeno due» consigli comunali per provincia che rappresentino un ventesimo della popolazione», pari a circa 26mila abitanti.

«Il referendum è valido se ha partecipato alla votazione almeno il trentatré per cento degli aventi diritto ed è efficace se ha raggiunto la maggioranza dei voti validamente espressi». Aggiunge ancora lo Statuto. Per raggiungere il quorum, insomma, occorrerebbe che dei 446.685 votanti lucani calcolati in occasione delle scorse elezioni politiche, al netto di quelli iscritti all’anagrafe degli italiani all’estero, circa 150mila si rechino alle urne. 

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