“Missione compiuta”, tutte le volte che Trump ha sferrato attacchi proclamando la vittoria ma senza sconfiggere il nemico
- Postato il 4 marzo 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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“Il raid a Fordow ha messo fine alla guerra, come Hiroshima e Nagasaki”. È il 25 giugno 2025 e, tre giorni dopo il raid Usa con i bombardieri B2 sugli impianti nucleari in Iran, Donald Trump esultava così per la buona riuscita dell’operazione militare con il paragone più azzardato per un presidente americano, rievocando un dei momenti più bui della Seconda guerra mondiale. Infuriato con le agenzie e i giornali che sminuivano la portata degli attacchi, ribadirà nel corso dei mesi di aver chiuso la questione del nucleare iraniano: “Tutti e tre i siti nucleari in Iran sono stati completamente distrutti e o cancellati. Ci vorranno anni per rimetterli in servizio e, se l’Iran volesse farlo, farebbe meglio a iniziare da capo in tre luoghi diversi”, sottolineava a luglio.
La linea rimane identica fino a circa un mese fa. A fine gennaio, da Davos, rivendicava: “Abbiamo cancellato la capacità nucleare dell’Iran con l’operazione Midnight Hammer. Erano a due mesi dall’avere un’arma nucleare, adesso non possono più. Ora l’Iran vuole parlare e noi parleremo”. Pochi giorni dopo, però, tutto cambia. Donald Trump stravolge il quadro e, per giustificare l’attacco congiunto con Israele contro Teheran, rispolvera il rischio atomico: “Avevo avvertito l’Iran di non riavviare il programma nucleare”, Teheran con i missili a lungo raggio e l’arma nucleare sarebbe stato una “minaccia intollerabile“, ha detto lunedì durante una cerimonia alla Casa Bianca.
Quella in Iran, pertanto, era tutt’altro che una “missione compiuta“. Gli annunci della vittoria definitiva svaniscono infatti nel nulla. E non è l’unico caso. Il presidente che ambiva – o meglio pretendeva – il Nobel per la Pace è diventato così il “presidente della guerra”. Basta considerare che nel suo secondo mandato ha lanciato otto distinti attacchi militari. E dopo molti di questi il tycoon ha parlato di nemico sconfitto e obiettivo raggiunto: la realtà, però, è molto diversa dagli annunci.
È il caso dei tanti raid statunitensi in Yemen contro le milizie filo-iraniane degli Houthi. “Hanno capitolato”, diceva Trump nel maggio scorso. “È stato un uso rapido, feroce, deciso ed estremamente efficace della forza militare: li abbiamo colpiti duramente, abbiamo ottenuto ciò per cui eravamo venuti e poi ce ne siamo andati”, aggiungeva il presidente Usa. I duri colpi inflitti agli Houthi, però, non hanno decimato la milizia. Lunedì due alti funzionari del gruppo yemenita, infatti, hanno annunciato la ripresa degli attacchi missilistici e con droni sulle rotte marittime e su Israele a sostegno dell’Iran.
Trump ha utilizzato toni trionfalistici anche dopo i raid in Somalia e Nigeria contro i terroristi dell’Isis. La notte di Natale una decina di missili Tomahawk sono stati lanciati da una nave americana nel Golfo della Guinea puntando su alcuni campi di militanti nello stato di Sokoto, nel nord-ovest della Nigeria al confine con il Niger, dove una branca dell’Isis chiamata ‘Stato islamico del Sahel’ stava conducendo attacchi contro le forze governative e civili. I campi sono stati “decimati“, ha dichiarato poco dopo il presidente Usa: “Sotto la mia guida il nostro Paese non permetterà al terrorismo islamico di prosperare“, ha aggiunto affermando che i cristiani in Nigeria si trovavano di fronte a una “minaccia esistenziale” al limite del “genocidio” da gruppi che prendono di mira “principalmente cristiani innocenti, a livelli mai visti da molti anni, e persino secoli” (questo nonostante esperti e governo di Abuja affermano che le violenze nel Paese più popoloso dell’Africa colpiscono indistintamente sia i cristiani sia i musulmani). Quegli attacchi che Trump ha definito “perfetti”, in realtà, hanno anche creato paura e confusione nel villaggio di Jabo colpito dal frammento di un missile lanciato dagli Stati Uniti. Di certo i raid Usa non hanno distrutto le milizie jihadiste nigeriane che hanno continuato con i rapimenti e le stragi: l’ultima in ordine di tempo a inizio febbraio con 162 persone uccise in un villaggio dello Stato di Kwara, nella regione centro-occidentale del Paese. Una strage che un funzionario della Croce Rossa ha definito uno degli attacchi più sanguinosi degli ultimi mesi nel territorio nigeriano.
I proclami di Trump finiti nel nulla non riguardano solo gli esiti dei raid delle forze armate statunitensi. Il caso più noto è la promessa, durante la campagna elettorale per le presidenziali, di chiudere la guerra tra Russia e Ucraina “in 24 ore”. Nonostante il faccia a faccia con Putin e i colloqui trilaterali, però, il conflitto è ancora in corso. Nel suo discorso dopo l’elezione per il secondo mandato aveva anche garantito: “Non inizierò guerre ma le fermerò“. Una frase che oggi è stata più volte smentita dalle sue stesse azioni.
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