Modello spagnolo sull’energia per salvare le imprese. La ricetta di Losacco (Pd)
- Postato il 31 marzo 2026
- Economia
- Di Formiche
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Le imprese italiane cominciano a sentire il rimbombo della guerra in Iran. E se il il conflitto non dovesse chiudersi a breve, i rumori ancora in sottofondo, diverranno veri e propri boati. Il problema è sempre quello, l’energia e il suo costo. Per un Paese che dipende ancora per l’80% da fonti altrui, uno shock delle materie prime, gas e petrolio su tutti, è l’incubo peggiore. Eppure la soluzione per raffreddare le bollette ci sarebbe. Ci sono riusciti in Spagna, fa notare il senatore dem e membro della Commissione Finanze, Alberto Losacco, perché non dovrebbe riuscirci l’Italia.
Premessa. Nel 2019 Madrid copriva il suo fabbisogno di elettricità con il 43-44% di energie rinnovabili, nel 2025 è arrivata a coprire con eolico e solare il 55-56% aggiungendo 40 gigawatt. E oggi la Spagna ha 55-56% di rinnovabili, 18-19% di nucleare, 25% di fossili (principalmente gas). L’Italia invece: 41-42% di rinnovabili, 45-48% gas e il resto carbone. Risultato, i Paesi che dipendono meno dalla generazione elettrica a gas sono meno esposti alle tensioni internazionali.
“Il governo ha varato un provvedimento sulle accise, di appena 20 giorni e finanziato coi tagli alla spesa sanitaria. Serve invece un intervento che duri fino a quando l’emergenza non sarà finita e che venga finanziato con l’extragettito Iva”, mette subito in chiaro Losacco. “Ma quello che davvero conta è avvicinarsi il più possibile al modello spagnolo. Un modello basato per larga parte sulle energie pulite, solare ed eolico in testa, che ha permesso di garantire al Paese prezzi dell’elettricità parecchio più bassi rispetto all’Italia”.
Losacco si sofferma anche sul meccanismo Ets, il sistema europeo per la tassazione sul carbone che l’Italia sta cercando di modificare per alleggerire la pressione di tali costi sui prezzi in bolletta. “Come Pd abbiamo contestato la posizione di Giorgia Meloni al Consiglio europeo. L’Ets è uno dei pochi sistemi seri e intelligenti per ridurre la nostra dipendenza energetica. Bisogna, semmai, avvicinarsi al modello e alla ‘eccezione iberica’. Basta paragonare i dati per avere contezza di un confronto impietoso. Madrid oggi è sganciata dal prezzo del gas, perché con solare ed eolico riesce a fronteggiare il grosso del suo fabbisogno, mettendosi maggiormente al riparo dagli shock globali”, spiega Losacco.
Anche il nucleare trova spazio nelle valutazioni del senatore Losacco. “Sarebbe assurdo tornare al nucleare di vecchia generazione. Ripartire con il nucleare di 30 anni fa non avrebbe senso. Per fortuna la ricerca sta andando avanti e con il nucleare di nuova generazione gli impianti potranno essere piccoli, sicuri, modulari ed economici. Eolico e fotovoltaico vanno sempre affiancati con una produzione di energia costante: nucleare di nuova generazione e idroelettrico potrebbero garantire il mantenimento della rete stabile anche in presenza di una significativa quota di produzione di energia rinnovabile a basso costo. Oggi, in Italia, il ruolo di stabilizzatore lo svolge il gas e una quota rilevante attraverso il gnl americano, che resta una soluzione complessa e soprattutto con dei costi spropositati”.
Allargando lo spettro, il governo Meloni si avvicina alla prossima manovra, che con ogni probabilità arriverà a ridosso delle elezioni politiche. Sarà l’occasione per un taglio più incisivo delle tasse, dopo le mini-sforbiciate all’Irpef sul ceto medio? Losacco ha i suoi dubbi. “Per il momento, dispiace dirlo, è stato fatto il contrario, la pressione è salita. La promessa non è stata mantenuta. E poi abbiamo un deficit ancora al 3%, siamo dentro la procedura di infrazione (che potrebbe chiudersi entro l’estate, salvo ritocchi alla traiettoria del deficit, ndr) per disavanzo eccessivo, questo chiude al governo gli spazi di manovra”.
“E questo perché in questi anni non c’è stato un solo intervento economico in ottica espansiva e oggi ne paghiamo le conseguenze, anzi, senza i fondi del Pnrr saremmo già andati in recessione. Onestamente mi auguro che le tasse si possano ridurre, ma le condizioni mi sembrano decisamente sfavorevoli. E questo non solo per la guerra di Trump, da cui il governo fatica ancora oggi a prendere le distanze, ma anche per la mancanza di una vera politica di sviluppo economico. Due delle ragioni per cui il governo ha perso il referendum”.