Montelvini 0%, la proposta di Armando Serena come occasione di scoperta per un gennaio “consapevole”
- Postato il 23 gennaio 2026
- Lifestyle
- Di Forbes Italia
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Dopo le feste, il corpo può sentire il bisogno di ritrovare equilibrio. Non è soltanto una questione di alimentazione o di ritmo quotidiano: è il risultato di settimane scandite da cene, brindisi e rituali sociali ripetuti, in cui il vino e le bevande alcoliche svolgono un ruolo conviviale centrale, parte integrante della nostra cultura. È proprio in questo contesto che iniziative come il Dry January si affermano come momenti di riflessione e ricalibrazione, offrendo l’opportunità di osservare con maggiore consapevolezza le proprie abitudini e di esplorare nuove modalità di consumo.
Un approccio che alcune realtà del mondo del vino, come Montelvini, hanno scelto di interpretare in modo costruttivo, ampliando la propria proposta senza rinnegare la tradizione. Il Dry January diventa così non una pausa di rinuncia, ma un’occasione di scoperta, capace di affiancare il vino a nuove espressioni pensate per rispondere a stili di vita sempre più diversificati.
Il concetto di Dry January prende forma nel 2011 dall’esperienza personale di Emily Robinson, atleta britannica che decise di sospendere il consumo di alcol per il mese di gennaio mentre si preparava a correre una mezza maratona. Da gesto individuale, l’iniziativa si trasforma rapidamente in un movimento condiviso, diventando negli anni un appuntamento riconosciuto a livello internazionale.
Armando Serena, fondatore della cantina veneta, è stato un antesignano di questo movimento, infatti ricorda “ho iniziato nel 1977 a concedermi ogni anno, nel mese di gennaio, un periodo senza alcol. È un’abitudine personale che porto avanti con convinzione da allora: durante l’anno bevo volentieri un calice di vino a tavola, ma gennaio per me è un momento di pausa e di riequilibrio.”
Negli anni, questo gennaio “consapevole” si è affermato come un vero e proprio laboratorio culturale di sperimentazione, in cui emergono nuove domande: è possibile conservare il piacere del brindisi anche in occasioni diverse? Esistono prodotti capaci di offrire, a grado zero, una dimensione sensoriale e conviviale coerente con quella del vino? Da qui l’interesse crescente verso alternative strutturate.

Dal mese simbolico a un nuovo stile di consumo
Parallelamente, il No Alcohol ha smesso di essere una nicchia per diventare un segmento stabile. I dati di mercato, le strategie dei grandi gruppi e la nascita di brand dedicati raccontano un cambiamento che va oltre la stagionalità. Le scelte di consumo diventano più fluide e adattabili a seconda delle motivazioni sociali, identitarie e generazionali: contesti diversi, momenti diversi, occasioni diverse. In questo scenario, i prodotti zero alcol si affiancano al vino tradizionale all’interno di una quotidianità articolata, fatta di piacere, attenzione e desiderio di qualità.
Proprio per interpretare questa evoluzione è stato recentemente presentato Montelvini 0% Alcohol Free Sparkling, proposta della storica cantina di Venegazzù, ambasciatrice dell’Asolo e Montello DOCG. Un progetto che guarda al Dry January come momento di scoperta, ma che nasce con l’obiettivo di inserirsi stabilmente in un ventaglio di consumi più ampio, accompagnando chi sceglie la qualità e convivialità senza rinunce.
Come nasce una bollicina analcolica di qualità?
La bollicina dealcolata firmata Montelvini nasce da un blend di uve bianche pregiate e aromatiche, con base Riesling, vitigno scelto per la sua naturale tensione acida e per il profilo aromatico, capace di sostenere equilibrio e definizione anche dopo la rimozione dell’alcol. Senza zuccheri aggiunti, a basso contenuto calorico, vegan e gluten free, Montelvini 0% è pensato per un consumo trasversale: dall’aperitivo ai momenti informali, fino alle occasioni conviviali in cui la scelta zero alcol è sempre più presente.
Il processo produttivo è uno dei punti centrali del progetto. La dealcolizzazione avviene a bassa temperatura e in condizioni di vuoto, per preservare profumi e fragranza. Il mosto aggiunto consente di riequilibrare acidità e morbidezza, mentre l’aggiunta di CO₂ costruisce un perlage vivace. La microfiltrazione finale garantisce stabilità e purezza. Anche il packaging dialoga con questa impostazione: bottiglia alleggerita, con il 20% di vetro in meno rispetto agli standard di categoria, a sottolineare un’attenzione che coinvolge anche l’impatto ambientale.
“Abbiamo scelto il Riesling come base perché è il vitigno che meglio interpreta la nostra idea di zero alcol: elegante, aromatico e naturalmente equilibrato”, spiega Alberto Serena, CEO di Montelvini. “Con Montelvini 0% puntiamo a una proposta dealcolata di qualità, capace di portare nel calice freschezza e vitalità, in sintonia con un approccio al bere più consapevole e con i desideri delle nuove generazioni.”
E se per molti consumatori questo prodotto sarà un alleato fondamentale per mantenere i famosi buoni propositi fatti ad inizio anno, c’è da ricordarsi che momenti come il Dry January servono per conoscere alternative al vino concepito in modo tradizionale. Ma la questione fondamentale non è rinunciare completamente all’alcol, ma distinguere tra consumo e abuso. Un consumo moderato di vino infatti fa parte di tradizioni millenarie in cui la produzione si è evoluta creando prodotti estraneamente salubri e gratificanti dove la qualità è il trait d’union.
In questo senso, Montelvini 0% nasce dalla cultura del vino e dialoga con essa. È una proposta che amplia le possibilità, affiancando il calice tradizionale e offrendo nuove occasioni di scelta, senza sostituirsi alla tradizione ma arricchendola. Un esempio di come il mondo del vino possa evolvere, intercettando nuovi linguaggi e nuovi consumatori, restando fedele ai propri valori di qualità, convivialità e piacere.
L’articolo Montelvini 0%, la proposta di Armando Serena come occasione di scoperta per un gennaio “consapevole” è tratto da Forbes Italia.