Moris Carrozzieri in esclusiva: "Il pugno a Novellino? Tutto falso. Zamparini secondo padre". Che errore su Simone Inzaghi

  • Postato il 30 gennaio 2026
  • Di Virgilio.it
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Moris Carrozzieri, tra passato, presente e futuro. L’ex difensore fa le carte a Bari, Sampdoria e Palermo, ricorda gli inizi a Castel di Sangro, gli anni a Bergamo con Vieri e Simone Inzaghi e l’episodio del litigio con Walter Alfredo Novellino, di cui è grande amico, quando indossava la maglia blucerchiata.

Da Castel di Sangro, isola felice negli anni Novanta, è partita la sua carriera, attraversando l’Italia, travalicando i confini da Nord a Sud, fermandosi qualche anno in piazze altisonanti, ripartendo dalla Serie B ad Arezzo, per poi tornare a marcare stretto sui palcoscenici più importanti in massima serie.

Lo chiamavano “Il Carro”, vuoi per il suo cognome, vuoi per quella massa di centimetri e muscoli che spaventavano gli attaccanti avversari: Moris Carrozzieri ha scritto pagine importanti nella sua carriera, ne ha vissute altre che dimenticherebbe volentieri, ma che lo hanno forgiato come uomo e come calciatore.

Da Castel di Sangro alla Samp, passando per Bari

Il suo cammino inizia a Castel di Sangro, che negli anni Novanta fece stropicciare gli occhi per quella favola raccontata pure all’estero: un piccolo comune abruzzese che scala le categorie, approda in Serie B per sfidare grandi città e squadre costruite a suon di milioni.

Qui cresce Carrozzieri, abruzzese di Giulianova. Poi è il Bari a chiamare.

“A Bari ho vinto con la Primavera, mi presero dal Castel di Sangro, dove fui scoperto dal compianto Aniello Toti, al quale Gravina e Leonardi affidarono il settore giovanile. Segnai 8 gol da difensore, mi notò il Bari e fui il primo calciatore ceduto da Gravina. Vinsi uno scudetto Primavera e da lì è iniziata la mia carriera. A quei tempi c’era Matarrese alla presidenza e credo che al Bari attuale manca una figura come lui. Purtroppo i De Laurentiis pensano prevalentemente al Napoli, ma Bari non può essere una succursale, merita la categoria più importante, assolutamente”.

Con il Bari non debutterà mai in prima squadra. Per lui si aprono le porte di Andria e Giulianova, poi del Martina e infine del Teramo. Esperienze formative in terza serie, soprattutto l’ultima, in una squadra che saprà farsi valere nella stagione 2002-2003 in un girone con Avellino, Pescara, Taranto e Crotone, terminando il campionato al quarto posto. Arriva, quindi, la grande chiamata, quella della Sampdoria. Neppure il tempo di adattarsi che Novellino lo manda in campo titolare contro l’Inter: Carrozzieri fa un figurone, divenendo titolare inamovibile.

Il pugno (non dato) a Novellino, la rinascita ad Arezzo

Ma qualcosa si rompe, il secondo anno in blucerchiato è avaro di soddisfazioni. Appena tre partite e un rapporto un po’ conflittuale con Novellino, che con lui ha sempre usato bastone e carota.

“Con Novellino i rapporti erano e sono rimasti ottimi. Ancora oggi ci ritroviamo in vacanza a San Benedetto del Tronto, giochiamo a padel, lo sento al telefono”. Qui Carrozzieri preme stop, si fa molto serio, assicura: “E’ stata messa in giro una notizia falsa. In un’intervista concessa un po’ di tempo fa, parlai di una multa da 5.000 euro che Novellino mi diede perché, secondo lui, ero andato a ballare. Provai a spiegarmi, gli dissi che non era vero niente, ma non credette alle mie parole, tantomeno a quelle di Bazzani che mi difendeva. E in quell’intervista dissi che in quel momento avrei voluto tirargli un pugno. Ma non l’ho assolutamente fatto, ci mancherebbe. A Novellino devo tanto, mi ha fatto debuttare in Serie A. C’è rimasto male dopo aver letto cose non vere, che non ho mai detto. Spero che ora possa leggere questa intervista e che tutto venga chiarito una volta per tutte…”.

Il motivo del suo addio alla Sampdoria è legato al cambio di procuratore, in un’epoca in cui la Gea metteva sotto contratto tutti i migliori calciatori sulla piazza e quelli che sarebbero potuti diventare protagonisti a stretto giro di posta.

“Ho lasciato la Sampdoria per altri motivi. Cambiai procuratore e passai alla Gea, ma fui quasi obbligato. Purtroppo Novellino mal sopportava la figura dell’agente, infatti non è ha mai avuto uno. Fui costretto ad andare via, ripartì dall’Arezzo in Serie B e tornai subito ad alti livelli”.

La Samp attuale, gli anni a Bergamo con Vieri e Simone Inzaghi

Facendo un salto nel presente, osservando la Sampdoria arrancare da due anni in Serie B, a Carrozzieri non può che dispiacere.

“Purtroppo vale lo stesso discorso fatto per il Bari, alla base di tutto c’è l’assenza di una società forte, di un presidente alla Garrone, di una dirigenza di valore. Nei miei anni da calciatore ho avuto dirigenti di alto profilo, professionisti straordinari, da Marotta e Paratici a Genova, a Rino Foschi al Palermo, a Carlo Osti a Bergamo e al Lecce. Ma è proprio il calcio a essere cambiato, non ci sono più i presidenti di una volta, è tutto in mano ai fondi stranieri. E questi sono i risultati”.

Altro giro, altra corsa. Dopo l’anno in B all’Arezzo arriva la chiamata dell’Atalanta.

“A Bergamo mi portò Colantuono, poi l’anno dopo lui andò via e arrivò Delneri, una persona stupenda, un ottimo allenatore, con il quale ho avuto un rapporto splendido. In quell’Atalanta c’era Bobo Vieri, poi arrivò Simone Inzaghi, con cui ho condiviso tre stagioni, due alla Sampdoria e una a Bergamo. Sono due amici, con loro mi sento spesso, così come con Pippo Inzaghi. Certo, se mi avessero detto che Simone avrebbe allenato a grandissimi livelli, mi sarei fatto una grassa risata. Infatti lo prendo ancora in giro, dicendogli che all’epoca, quando giocava, non capiva nulla (ride, nda)”.

Il rapporto con Zamparini e l’augurio per il Palermo

Dal Nord al profondo Sud, da Bergamo a Palermo, un’altra esperienza che Carrozzieri non dimenticherà mai.

“Anche a Palermo mi portò Colantuono, ma fu subito messo alla porta da Zamparini dopo la prima partita di campionato a Udine. Mi fecero 4 anni di contratto, sono rimasto 3 anni, in una piazza splendida, con una tifoseria appassionata. Ho ricordi meravigliosi. Zamparini? Persona straordinaria, mi è stato vicino nei momenti meno fortunati della mia vita, è stato come un secondo padre per me. Non lo dimenticherò mai”.

Quel Palermo era una corazzata, lo ricorda Carrozzieri.

“C’erano Miccoli, Simplicio, Migliaccio, Kjaer e Cavani. Io ed Edinson arrivammo insieme a Palermo. Con noi giocava da esterno d’attacco, ma già segnava tanto. Poi Mazzarri lo ha spostato al centro, da prima punta, ed è definitivamente sbocciato. Ma già si intravedevano le sue capacità, le sue qualità, era un giocatore da grande squadra e lo è diventato a Napoli”.

Sul Palermo attuale arriva la chiosa di Carrozzieri.

“Mi auguro possa centrare la Serie A, perché c’è una società forte e un allenatore vincente come il mio amico Pippo Inzaghi. Va dato merito al presidente Mirri di aver lasciato il Palermo in ottime mani, vendendolo al City Group. All’inizio c’era chi storse il naso, si pensava al Palermo come una succursale del Manchester City, ma fortunatamente così non è stato”.

Autore
Virgilio.it

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