Morniroli: “Governo poco lungimirante, non investe sulla scuola. Per avere più sicurezza non serve sempre punire”

  • Postato il 22 gennaio 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Un governo che non investe sulla scuola non è lungimirante. Questo esecutivo continua a tagliare. Anche la decisione di ridurre le scuole sulla base dell’algoritmo che prevede una diminuzione degli alunni nei prossimi anni non era una scelta obbligata. Si poteva agire diversamente, per esempio magari investendo sul tempo pieno”. Andrea Morniroli, co-coordinatore del Forum Diseguaglianze e diversità (che nel week-end a Genova discuterà dei temi della democrazia) è il nuovo assessore alla Scuola e alle Politiche sociali in Campania, dopo un’esperienza quarantennale di lavoro nel sociale (è stato tra i soci fondatori della Cooperativa Dedalus).

Già di per sé un approccio rivoluzionario. Succede a Lucia Fortini, vicinissima all’ex presidente della Regione, Vincenzo De Luca. D’altra parte la Giunta campana, che mercoledì si è riunita per la prima volta, è un laboratorio nazionale, tra la guida a Cinque Stelle di Roberto Fico, la convivenza di dem e uomini dello Sceriffo, il peso di Gaetano Manfredi. “Sono entrato in Giunta su proposta di Elly Schlein, di fronte a una sollecitazione di Fico, che chiedeva 3 nomi, di cui uno esterno che parlasse al mondo delle associazioni. Ringrazio la segretaria, ma anche il Pd campano: questa è una sfida importante”.

Assessore, quale sarà il suo primo passo?
Bisogna fare il Piano sociale regionale 2024-26 che non c’è ancora. L’idea di fondo è far tornare a essere una priorità le politiche sociali e le politiche della scuola. Senza quel piano non ci sono finanziamenti. E poi, bisogna riaprire la concertazione territoriale: il tavolo non è stato convocato negli ultimi 2 anni.

Dopo l’accoltellamento a La Spezia, il governo sta varando le ennesime norme sulla sicurezza. Si parla di metal detector nelle scuole, di zone rosse, di inasprimento delle pene per i minorenni trovati in possesso di coltelli (dall’arresto, alla sospensione di patente e passaporto). Una risposta adeguata?
Rispondere sempre con ottiche punitive repressive a problemi sociali complessi non funziona. Il decreto sicurezza già in vigore produce culturalmente l’allargamento del potere della polizia, creando uno squilibrio di pesi e contrappesi, colpevolizza la diversità e la povertà, criminalizza il dissenso. Intendiamoci, anche l’attività di repressione ed educazione al limite ha la sua importanza. Ma non è così che si risponde al disagio profondo, all’aumento della volenza dei minori e all’abbassarsi dell’età di chi la compie. E poi al crescere di tutte le dipendenze, comprese quelle da schermo e alla solitudine. Il nostro non è “un paese per giovani”; i ragazzi sono pochi, maltrattati e abbandonati dalle istituzioni. Che c’entra la sicurezza con l’accoltellamento pur gravissimo a La Spezia?

In che senso che c’entra?
Il problema di un ragazzino a scuola non ha a che fare con la criminalizzazione del dissenso. Già oggi non è che puoi portare i coltelli a scuola. Si è rotto un meccanismo. Per esempio, siamo sicuri che è giusto vietare i telefonini in classe o sarebbe meglio insegnare a usarli in modo intelligente? Mio figlio alle medie di fronte a una scuola che riduce 3 secoli di storia a 4 pagine approfondiva con delle ricerche online. Non è meglio insegnare a navigare bene, in maniera che si possano fare scoperte sulla rete? Il problema è che si riduce tutto a buono e cattivo.

C’è una precisa visione dietro tutto questo.
La comunità educativa della scuola deve intersecarsi con la comunità educativa della vita. I ragazzi hanno bisogno di adulti attenti, lungimiranti, accoglienti. Non ci dimentichiamo che in molti territori le scuole sono l’unico presidio, l’unica forma di istituzione presente. E poi, tornando a La Spezia, non va trascurata la questione di genere che c’è dietro: il ragazzo ha ucciso perché c’erano foto del passato di un altro ragazzo con la sua ragazza. C’è la questione del possesso, della donna come proprietà maschile. Se è così, come si fa a limitare l’educazione all’affettività e di genere?

La sicurezza è evocata anche dal centrosinistra, che accusa il governo di non aver fatto abbastanza. Che ne pensa?
La sicurezza è un tema perché tutti noi abbiamo il problema di sentirci sicuri. Ma la sinistra ha spostato la sicurezza dal sociale al civile, smantellando il sistema dei diritti. La sinistra deve parlare di sicurezza da sinistra, dove c’è il c’è tema della repressione, ma soprattutto dell’accessibilità ai diritti.

La Giunta Fico è anche un laboratorio nazionale?
Spero che lo possa essere, se no non sarei qui. Spero che l’amministrazione Fico possa dare una discontinuità su come interpretare il governo pubblico, in modo che sia partecipato e collettivo, facendo prevalere l’interesse generale e non quello di parte. Immagino un governo che si apre, con la cogestione, la coprogettazione, il civismo attivo e che non si limiti solo all’ascolto. E riconosca gli altri come attori politici con cui condividere pezzi di potere sull’utilizzo delle risorse.

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