Morte di Roberta Repetto, la Cassazione: “Oneda ha colpe professionali, deve risarcire la famiglia”

  • Postato il 21 gennaio 2026
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Roberta Repetto, la vittima

Genova. La terza sezione della Corte di Cassazione ha condannato ai soli fini risarcitori civili il medico bresciano Roberto Oneda, che asportò un neo sul tavolo da cucina del centro Anidra alla 40enne Roberta Repetto, senza nemmeno eseguire un esame istologico. La donna aveva un melanoma ed era morta a distanza di alcuni mesi. Per quella vicenda giudiziaria, era stata definitivamente assolto il guru del Centro olistico Anidra Roberto Bendinelli.

La Cassazione lo scorso anno aveva però rinviato gli atti per un nuovo processo d’appello nei confronti del medico (che era stato assolto già una volta). Ad aprile il processo d’appello bis davanti alla Corte d’assise di Milano: Oneda era stato nuovamente assolto e la procura generale di Milano non aveva voluto ricorrere in Cassazione. Davanti alla Suprema Corte ha fatto invece ricordo la famiglia di Roberta Repetto – assistita dall’avvocato Paolo Florio – e ieri è arriva la sentenza.

Senza un ricordo della Procura non c’è nessuna responsabilità penale per il medico per la Corte “c’è stata da parte di Oneda una colpa professionale perché non ha rispettato nessun protocollo operativo “spiega l’avvocato Florio. I giudici hanno “evidentemente riconosciuto anche il nesso causale tra il mancato esame istologico del neo e la morte della 40enne”.

La Corte ha quindi rinviato a un procedimento civile dove sarà stabilita l’entità del risarcimento.

“Sono parzialmente soddisfatta per il risultato ottenuto – commenta Rita Repetto, sorella di Roberta – perché finalmente e’ stato riconosciuto ciò che da anni sostengo: mia sorella non ha rifiutato la medicina tradizionale, lei non sapeva di avere un melanoma perché il medico, nonostante il suo obbligo, non aveva effettuato l’esame istologico sul neo asportato preferendo gettarlo nella spazzatura. Solo quando venne a conoscenza della patologia accettò le cure e il ricovero: era troppo tardi ma Roberta non voleva morire”

Autore
Genova24

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