Morto Raffaele Nogaro, il vescovo militante di Caserta che dormì in fabbrica e si oppose alla Camorra

  • Postato il 8 gennaio 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Qui di eccellente non c’è nessuno”. Aveva risposto così, anni fa, durante un incontro nel quale si erano rivolti a lui chiamandolo “Eccellenza” con referenza. Monsignor Raffaele Nogaro, il vescovo anti-camorra, senza paramenti e segretario, sempre dalla parte dei migranti, è morto a 92 anni nella “sua” Caserta, nel giorno dell’Epifania. Nato a Gradisca d’Isonzo il 31 dicembre 1933 e nominato vescovo di Sessa Aurunca da Papa Giovanni Paolo II nel 1992, Nogaro era conosciuto in tutt’Italia per il suo impegno. Pur mantenendo il suo carattere schivo, una volta arrivato a Caserta – due anni prima della nomina – divenne un punto di riferimento mantenendo fermi i principi del Vangelo.

Se a Sessa Aurunca aveva dormito assieme agli operai che occupavano le fabbriche per difendere il proprio posto di lavoro e aveva aperto diverse case accoglienza per i migranti, a Caserta aveva denunciato senza se e senza ma la criminalità organizzata, rischiando in prima persona. Per capire basta leggere il libro-intervista con Orazio La Rocca Ero straniero e mi avete accolto. Il Vangelo a Caserta: “Quando arrivò a Caserta cominciò a parlare di camorra. Fedeli e politici tremavano e suoi colleghi sacerdoti gli chiedevano: ‘Non parli di camorra, monsignore. Perché offendere questa terra? Perché offendere questa gente?'”.

Una vita militante senza mai abbassare la testa di fronte ai politici: nel 2001 criticò duramente l’approvazione dell’intervento militare italiano in Afghanistan, rimproverando i cattolici favorevoli. Due anni più tardi, all’indomani dell’attentato alla base italiana dei carabinieri a Nassirya, in Iraq, costato la vita a 17 militari e due civili, Nogaro invitò a evitare la retorica dell’eroismo, definendo poi la replica polemica dell’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu come una “ignobile strumentalizzazione”.

Con don Peppe Diana, il sacerdote ammazzato dalla camorra nel 1994 per il suo impegno antimafia, Nogaro era amico e dopo l’assassinio lo difese dalle calunnie e dalle insinuazioni, testimoniando al processo e trasformando la sua morte in un appello a un impegno concreto da parte di Stato e società. Nogaro è stato un fine intellettuale e teologo: lo sa bene Sergio Tanzarella, storico della Chiesa, docente universitario e per anni strettissimo collaboratore del vescovo che ha guidato la diocesi di Caserta dal 1990 al 2009 per poi diventare “emerito” e cittadino onorario.

A ricordarlo, in queste ore, sono soprattutto le tante persone che lo hanno visto concretamente accanto come le suore orsoline che con lui hanno dato vita a “Casa Rut”, una realtà nata per sconfiggere la tratta delle donne. La salma del monsignore è stata esposta nella cattedrale della città dove venerdì mattina don Mimmo Battaglia, cardinale di Napoli, terrà la celebrazione funebre. Intanto, l’amministrazione comunale ha proclamato il lutto cittadino e a Udine il vescovo terrà una messa in contemporanea alla liturgia di addio.

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Il Fatto Quotidiano

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