Nada Cella, la criminologa Delfino Pesce: “Mi sono sentita male. La mamma? Ha ripreso 10 anni di vita”
- Postato il 15 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Un “Oh Gesù” sussurrato a mezza bocca, l’espressione incredula, poi un sorriso, misto alla commozione: Silvia Cella, cugina di Nada Cella, era l’unica parente della giovane uccisa trent’anni fa presente nell’aula di tribunale in cui giovedì pomeriggio è stata letta la sentenza che condanna Annalucia Cecere a 24 anni di carcere.
È stata lei, smartphone alla mano, a informare in diretta Antonella Delfino Pesce, la criminologa che ha consentito, con il suo lavoro e le sue ricerche, la riapertura di uno dei cold case più noti d’Italia. Delfino Pesce era a casa di Silvana Smaniotto, la mamma di Nada, con cui ha stretto un legame fortissimo sin dal giorno in cui l’ha incontrata per raccontarle di avere scoperto qualcosa che avrebbe, forse, potuto dare una svolta alle indagini. E così è stato.
“È stata un’emozione incredibile”, dice tra le lacrime. È stata lei a tenere la mano di Silvana e ad attendere da Silvia notizie dall’aula genovese: “Lei sta benissimo – sorride ironica – ha ripreso 10 anni di vita. Sono io che mi sono sentita male: meno male che c’era lei”.
Delfino Pesce a caldo ha affidato un commento a Facebook: “Atlantide isola persa”, con un cuore rosso a corredo. Una citazione del famosissimo brano dei Matia Bazar, “Ti sento”, e un riferimento a quella ragazza che non ha mai conosciuto, ma per cui ha lottato fino alla fine.