Narcotraffico dal Brasile a Torino: 18 anni per Ciccio Salsiccia e altre sette condanne nel processo “Samba”
- Postato il 11 marzo 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Si chiude con otto condanne e un’assoluzione il processo di primo grado nato dall’inchiesta “Samba”, l’indagine sul traffico internazionale di cocaina dal Brasile al Piemonte con il coinvolgimento della ’ndrangheta e di persone legate al boss Nicola Assisi. La sentenza è stata pronunciata il 10 marzo dal tribunale di Torino.
La pena più pesante è stata inflitta a Francesco Barbaro, detto “Ciccio Salsiccia”, condannato a 18 anni di carcere, come richiesto dalla procura. Seguono le condanne a 14 anni per Nicola De Carne, a 12 anni per Christian Sambati, a 10 anni e otto mesi per Rosaria Felletta, e a 10 anni per Giovanni Pipicella e Vincenzo Pasquino.
Il tribunale ha inoltre condannato Rita Siria Assisi a otto anni e dieci mesi e Enrico Castagnotto, detto “Sapone”, a otto anni.
L’unica assoluzione riguarda Jessica Patrizia Vailatti. Tutte le pene sono state ridotte di un terzo perché gli imputati hanno scelto il rito abbreviato.
Alla lettura del dispositivo della giudice Giovanna Di Maria ha assistito anche il procuratore capo di Torino Giovanni Bombardieri, a sottolineare il peso dell’indagine per la lotta alla criminalità organizzata sul territorio. Per altri indagati coinvolti nell’inchiesta – circa trenta persone complessivamente – le indagini della procura proseguono.
L’inchiesta “Samba”
L’operazione risale al dicembre 2024, quando nel Canavese cinque persone furono arrestate con l’accusa di fornire supporto logistico a un’organizzazione dedita al traffico di droga, forte anche dei suoi legami con la ’ndrangheta.
Le indagini hanno ricostruito un imponente traffico internazionale: circa 1.600 chilogrammi di cocaina partiti dal Brasile, transitati nel Nord Europa e destinati infine al mercato italiano.
Accanto al narcotraffico, gli investigatori hanno individuato anche un vasto sistema di riciclaggio. I gruppi criminali italiani e brasiliani avrebbero gestito flussi di denaro per oltre 6,5 milioni di dollari, cifra su cui sono già stati eseguiti diversi sequestri.
Gli indagati comunicavano attraverso piattaforme criptate, convinti che i loro messaggi fossero irraggiungibili dagli investigatori. Durante la requisitoria il pubblico ministero Pelosi ha sottolineato come i membri della rete criminale utilizzassero un linguaggio diretto e inedito, scambiandosi persino fotografie dei carichi di droga destinati all’Italia. In Brasile, ha spiegato il magistrato, gli interlocutori consideravano gli indagati come affiliati alla ’ndrangheta, trattandoli di fatto come una sorta di “banca del narcotraffico” capace di garantire pagamenti e logistica.
Il ruolo della famiglia Assisi
Tra gli imputati figurano anche persone legate alla famiglia del narcotrafficante Nicola Assisi, considerato uno dei più importanti trafficanti collegati alla ’ndrangheta.
Secondo l’accusa, Rosaria Felletta e Rita Siria Assisi, rispettivamente moglie e figlia del boss, avrebbero gestito il traffico di droga a suo nome dopo il suo arresto avvenuto nel 2019.
Jessica Patrizia Vailatti, poi assolta, è invece la compagna di Pasquale Michael Assisi e per l’accusa avrebbe avuto un ruolo nella gestione delle attività patrimoniali della famiglia.
I collaboratori di giustizia
L’inchiesta “Samba” è stata alimentata anche dalle dichiarazioni di Vincenzo Pasquino, figura di primo piano della criminalità organizzata, arrestato nel 2021 dopo un periodo di latitanza e diventato successivamente collaboratore di giustizia.
Durante le indagini anche Enrico Castagnotto ha scelto di collaborare con gli inquirenti, fornendo informazioni utili a ricostruire la rete criminale e le responsabilità dei vari membri dell’organizzazione.
Le pene inflitte a entrambi tengono conto delle riduzioni previste per chi decide di collaborare con la giustizia. Poco prima della sentenza, inoltre, Pasquino ha inviato alla procura un manoscritto con nuove accuse, in particolare nei confronti di Nicola De Carne.
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