Nato-India, Formentini racconta le vie del dialogo

  • Postato il 12 marzo 2026
  • Esteri
  • Di Formiche
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Dal 1 al 7 marzo una delegazione della Commissione Partenariati dell’Assemblea parlamentare della Nato ha visitato New Delhi e Mumbai, partecipando al Raisina Dialogue – evento annuale di analisi sulla politica internazionale tra i più importanti al mondo – e a una serie di incontri con parlamentari indiani, think tank e rappresentanti diplomatici. La missione, guidata dal presidente della sottocommissione Lorenzo Cesa e con la partecipazione del deputato Paolo Formentini (Lega) e della senatrice Simona Malpezzi (Pd), rappresenta la prima visita parlamentare strutturata dell’Alleanza Atlantica in India.

Al centro dei colloqui non vi è stata l’ipotesi di una relazione formale tra India e Nato, ma piuttosto la ricerca di spazi concreti di cooperazione in un contesto internazionale sempre più frammentato. Il dialogo si è concentrato in particolare su due ambiti in cui emergono convergenze significative: la sicurezza marittima nell’Oceano Indiano e la lotta al terrorismo.

“L’obiettivo della missione era capire su quali basi possa svilupparsi un dialogo tra la Nato e l’India”, spiega Formentini, vicepresidente della Commissione Affari Esteri della Camera, analizzando il viaggio con Formiche.net. “Abbiamo riscontrato una certa cautela quando si parla direttamente di Nato, ma su temi come la libertà di navigazione nell’Oceano Indiano e la lotta al terrorismo esiste una convergenza molto chiara”.

Secondo il parlamentare, tra i più attivi nella costruzione delle relazioni indo-mediterranee, il rapporto tra l’Alleanza e New Delhi non è detto debba svilupparsi necessariamente attraverso forme di integrazione ufficiale, ma piuttosto attraverso una cooperazione pragmatica su dossier specifici. “Diversi interlocutori indiani non hanno escluso, per esempio, forme di partecipazione come osservatori. Ma il punto fondamentale è che nessuno immagina un’estensione della Nato nell’Indo-Pacifico, piuttosto di cooperazioni utili a entrambi”.

Formentini evidenzia come l’India consideri l’Oceano Indiano una sorta di proprio “mare nostrum” e voglia per questo mantenere una forte autonomia strategica. Ma in mezzo agli scombussolamenti geopolitici che toccano anche in questi giorni l’area del West Asia, la cooperazione per stabilità e sicurezza è fondamentale. In questo quadro, uno dei concetti chiave emersi durante la missione è quello dell’interoperabilità tra forze armate e strutture di sicurezza, spiega il deputato.

Negli ultimi anni Italia e India hanno già rafforzato la cooperazione operativa, in particolare nel dominio marittimo. Un esempio significativo è stato il dispiegamento della portaerei italiana Cavour nell’Indo-Pacifico e le esercitazioni con la Marina indiana nel 2024.

“L’interoperabilità è un elemento fondamentale: si tratta di sviluppare capacità operative comuni e familiarità tra apparati militari e istituzioni. Questo tipo di cooperazione è spesso più efficace delle architetture formali”, suggerisce Formentini. La dimensione industriale rappresenta un ulteriore terreno di convergenza. Durante gli incontri a New Delhi e Mumbai è emerso un forte interesse indiano per la collaborazione con l’industria della difesa italiana.

“Abbiamo percepito un interesse molto significativo verso l’Italia”, sottolinea Formentini. “L’India sta investendo enormemente nella modernizzazione delle proprie capacità navali e guarda con attenzione ai partner europei”. Questioni recentemente emerse anche nel dialogo tra apparati, per esempio nei giorni scorsi quando il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago ha ospitato il Secretary for Defence Production indianoSanjeev Kumar.

Accanto alla dimensione di sicurezza, nei colloqui italiani in India è emerso anche il tema della connettività economica tra Europa e Asia. In contesto globale in cui la geoeconomia è tornata determinante, e i collegamenti tra la sfera commerciale e quella geopolitica sono sempre più profondi, la sicurezza è il fattore determinante. L’India continua a considerare il corridoio India-Middle East-Europe (Imec) come una delle principali piattaforme per ridisegnare le rotte commerciali tra Indo-Pacifico e Mediterraneo.

“Negli incontri bilaterali è emerso un interesse persistente per Imec”, afferma Formentini. ”Non si tratta soltanto di corridoi logistici, ma di una rete più ampia di connessioni economiche e infrastrutturali. Il concetto è quello di un network che colleghi l’Indo-Pacifico al Mediterraneo”.

Secondo il deputato, questa prospettiva si inserisce in una visione più ampia delle dinamiche globali delle infrastrutture. “I corridoi restano essenziali anche alla luce dei possibili cambiamenti delle rotte commerciali globali, ad esempio con lo sviluppo delle rotte polari. In questo contesto l’Italia può giocare un ruolo importante nel collegare l’Indo-Pacifico con l’Europa”.

La strategia italiana di connettività è stata rafforzata anche da recenti iniziative parlamentari. A gennaio la Commissione Affari Esteri della Camera ha approvato una risoluzione, promossa dallo stesso Formentini, che invita il governo a valutare l’adesione dell’Italia alla Three Seas Initiative e a sviluppare sinergie operative con Imec e con la Central European Initiative. L’idea, spiega Formentini, è collegare l’asse Est-Ovest di Imec con la direttrice Nord-Sud del formato dei Tre Mari. In questo modo l’Italia può rafforzare il proprio ruolo di cerniera tra Indo-Mediterraneo, Europa centrale e mercato europeo.

In parallelo, anche il processo verso la definizione ultima di un accordo di libero scambio (Fta) tra Unione europea e India viene osservato con grande attenzione a New Delhi e Mumbai. “C’è un interesse molto forte per il futuro dei rapporti economici con l’Europa e con l’Italia, con una nuova fase nelle relazioni economiche tra le due regioni in costruzione”.

Nel complesso, la missione parlamentare della Nato in India suggerisce che il dialogo tra l’Alleanza e New Delhi potrebbe svilupparsi attraverso un modello di cooperazione flessibile e modulare. In un sistema internazionale sempre più frammentato, le partnership di sicurezza non devono necessariamente essere binarie per risultare efficaci.

In questo scenario l’India può offrire una prospettiva regionale e una capacità strategica crescente, mentre la Nato può mettere a disposizione strutture consolidate di cooperazione e coordinamento. L’Italia, grazie alla propria posizione geografica e alla crescente proiezione nell’Indo-Mediterraneo, si propone come uno dei principali facilitatori di questo dialogo.

Autore
Formiche

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