NBA, Bam Adebayo spacca la critica: il record con 83 punti, sorpassa Kobe ma per molti è stata una farsa

  • Postato il 11 marzo 2026
  • Di Virgilio.it
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Dietro Wilt Chamberlain adesso c’è Bam Adebayo. Il che suona quantomeno un po’ sinistro: davvero questo centro nativo di Newark, di origini nigeriane, può stare in mezzo a due mostri sacri come Chamberlain e Kobe Bryant? Negli USA è bastato un amen per incendiare il dibattito, destinato a protrarsi ancora a lungo. Ma intanto Adebayo, centro dei Miami Heat, a suo modo un posto nella storia ce l’ha assicurato: nella sfida di regular season contro i Washington Wizards vinta 150-129 ha realizzato 83 punti, che appunto sono il miglior bottino in una singola partita mai registrato nella storia NBA dopo i 100 segnati da Chamberlain nel 1962 nella sfida tra Sixers-Knicks (finita 169-147) e appena davanti gli 81 realizzati nel 2006 da Kobe Bryant nella sfida tra Lakers-Raptors, vinta 122-104 da Los Angeles.

Adebayo, quanto c’è di “vero” in questi 83 punti?

Chiaro, Adebayo non ha e non potrà mai avere la stessa hype di quei due mostri sacri in mezzo ai quali s’è andato a ficcare. Ma soprattutto avrà un’etichetta addosso che rischia di rovinargli un po’ questo balzo nella storia: l’accondiscendente difesa di Washington l’ha mandato a tirare in lunetta 43 volte (36 quelli segnati), oltre ad aver avuto un “occhio di riguardo” per lui nelle battute finali al pari dei suoi compagni di squadra, che nel quarto periodo hanno fatto in modo che la palla gli arrivasse sempre nelle mani per poi puntare il canestro.

Così il centro s’è ritrovato a tentare 43 conclusioni, praticamente la metà di quelle di tutti gli Heat (89), trovando la retina in 20 occasioni. Insomma, una volta fiutata la possibilità di potersi avvicinare a quota 100, Adebayo s’è visto letteralmente spianare la strada da tutti coloro che gravitavano attorno a lui sul parquet. Di suo c’ha messo un primo quarto da 31 punti con una partita degna di tal nome, diventati 43 all’intervallo lungo. Poi però non c’è stata più partita ed è stata tutta una rincorsa almeno agli 81 punti di Bryant del 2006. Ed è forse proprio questo che ha finito per gettare un’ombra su un risultati personale comunque notevole.

Bryant e Chamberlain, due record comunque particolari

Andare a toccare qualcosa fatto dal Black Mamba di per sé comporta un rischio per chiunque, data la grandezza dell’icona Bryant (a maggior ragione dopo la sua tragica scomparsa). Vero è che anche l’allora giocatore dei Lakers venne un po’ agevolato nella serata magica degli 81 punti segnati ai Raptors, ma soltanto nell’ultima parte di partita: i Lakers rimontarono 17 punti di svantaggio, Kobe divenne il catalizzatore di ogni pallone, ma la difesa avversaria almeno fino a 6’ dalla fine si mostrò tutt’altro che compiacente (28/46 al tiro e 18/20 dalla lunetta).

E i 100 di Chamberlain? Anche lì nel tempo s’è capito che è stata più una montatura che una prestazione reale: i Knicks si presentarono con soli 8 giocatori, subirono 169 punti e la partita in sé fu più un’esibizione che un match degno di tal nome, con 223 tiri complessivi (praticamente 5 al minuto: un’enormità!) e la difesa di Phila che a un certo punto smise di difendere pur di recuperare prima la palla per consegnarla a Chamberlain dalla parte opposta del campo, che infilò 36 delle 63 conclusioni tentate (28/32 ai liberi).

La deriva NBA: difesa “allegre” e record solo nella forma

“Quindi siamo io, Wilt e Kobe sopra quota 80? Mi sembra una cosa da pazzi”, ha ammesso Adebayo a fine partita. “Per me si è trattato solo di rimanere concentrato e di continuare a giocare con la sensazione di poter combinare qualcosa di davvero speciale”.

I complimenti arrivati da più parti, vedi LeBron e Durant, hanno fatto felice il centro di Miami, ma è chiaro che gli appassionati hanno subito guardato storto a quanto accaduto. Perché il segnale arrivato da Heat-Wizards è piuttosto preoccupante: se il gioco diventa più simile a un circo, se si guardano i record solo nella forma e non nella sostanza, tutto rischia di perdere significato e si scivola nel nonsense.

L’avessero fatto Shai, Doncic, LeBron, Curry o Durant, al netto del modo la prestazione avrebbe avuto maggiore credibilità. Invece l’ha fatto Bam, uno da 16 punti di media a partita, con un career high da 41 e doti più difensive che offensive. L’uomo giusto al posto giusto o la pedina giusta per la “farsa” giusta? Il dibattito è soltanto all’inizio.

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Virgilio.it

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