I tentativi finora andati a vuoto di individuare radiosegnali inviati nello Spazio da civiltà aliene intelligenti potrebbero essere stati ostacolati dal "meteo" spaziale. Secondo una ricerca del SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence, un programma dedicato alla ricerca di vita extraterrestre intelligente) pubblicata sull'Astrophysical Journal, l'attività stellare e le turbolenze nel plasma vicino ai pianeti di interesse potrebbero disturbare le radiofrequenze già in fase di emissione, rendendo eventuali segnali più difficili da rilevare dalle radioantenne terrestri.. Distorsioni all'origine. Per tecnofirme si intendono le tracce, visibili da lontano, di tecnologie lasciate da una civiltà avanzata. Anche le comunicazioni sono tecnofirme, e quelle cercate dal SETI sono principalmente segnali radio a banda stretta, cioè che trasmettono un'unica o una piccolissima porzione di frequenze - come quelli prodotti per la vostra emittente radiofonica preferita, che si ascolta proprio "su quella frequenza lì" e non altrove. Si pensa che l'essere a banda stretta possa identificare tipicamente un segnale radio artificiale, mentre quelli naturali, prodotti in circostanze meno controllabili e più caotiche, occupano più frequenze e sono definite "a banda larga".. Chi si occupa di tecnofirme radio è già abituato a mettere in conto distorsioni del segnale durante il suo viaggio nello Spazio interplanetario. Il nuovo studio si concentra invece sui disturbi che possono avvenire alla fonte, non appena un possibile radiosegnale viene emesso: eventi eruttivi occasionali come le espulsioni di massa coronale (espulsioni di plasma come quelle che si verificano nella corona solare) e cambiamenti di densità del plasma nei venti stellari potrebbero far "sbavare" la frequenza del segnale e ridistribuirne la potenza su una banda più larga.
Questi eventi finirebbero, di fatto, per cancellare i picchi di segnale a banda stretta tanto ricercati nelle rilevazioni terrestri. Il che, per il gruppo di astronomi del SETI Institute coordinati da Vishal Gajjar, principale autore dello studio, spiegherebbe l'origine di molti "silenzi radio" fin qui incassati.. Stiamo cercando la cosa giusta?. Gli scienziati hanno misurato come le turbolenze nel plasma nel Sistema Solare alterino i segnali a banda stretta inviati dalle sonde spaziali, e hanno poi trasferito queste misurazioni a un'ampia gamma di ambienti stellari. Le stelle nane di tipo M, le più piccole e numerose della nostra galassia, che costituiscono il 75% delle stelle più vicine alla Terra, hanno secondo lo studio le più alte probabilità di inquinare eventuali radiosegnali prima che si diffondano nel mezzo interstellare.
Come far fronte a questo ostacolo? Per esempio, migliorando la sensibilità degli strumenti di ricerca terrestri per renderli capaci di riconoscere eventuali tecnofirme anche in una più ampia gamma di radiosegnali che potrebbero, dopo molti possibili eventi di disturbo, finalmente raggiungere il nostro pianeta..