No, altri trent’anni per favore no. Lettera da una minaccia

  • Postato il 21 gennaio 2026
  • Di Il Foglio
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No, altri trent’anni per favore no. Lettera da una minaccia

Un autorevole ricercatore, giunto ai 96 anni, ogni giorno compare sul web per spiegare come si arriva, e bene, a quell’età. La frequenza è un po’ ossessiva, quasi come Poltrone e sofà, ma l’utente ex baby boomer, sessantenne, legge avidamente: verdure, verdure e verdure. Niente carne. Vino, mai. Camminare. E, soprattutto, “pensare positivo”, un mantra. Io non capisco. Col mondo ribaltato, uno si prende l’Ucraina, l’altro vuole la Groenlandia – e tira fuori il portafogli, paga bene. Otto minuti per un missile Oreshnik dalla Russia all’occidente. Giocano? E’ tutto un Risiko? “Pensare positivo”, mah.

 

E se anche questo fosse il migliore dei mondi possibili, io, cent’anni, no. Mi sentirei condannata all’ergastolo. Trent’anni ancora? Ma non come quelli di prima. Sapere a memoria come vanno le cose, e quanto poco durano quelle belle; e che invecchiare, è una serie di abbandoni. Se ne vanno, se sono sani, i figli, e alcuni amici, da un giorno all’altro, disertano. Mancano alle tavolate i volti più cari. E quella forcella delle Dolomiti, la guarderai ormai solo da lontano. Capisci ora perché tua madre un giorno si richiuse in casa, mentre la sua bella calligrafia da fanciulla del Novecento si confondeva nella demenza. Che la demenza, a proposito, non sia una misericordia? Perché a pesare, sono i ricordi. E non i brutti, ma i belli: quasi sogni, irripetibili e perduti. Può l’antiaging fare qualcosa per questo? Allora preferisco la vecchiaia all’antica, zoppia, affanni, un colpo e via. Sfuggo i consigli dei dietologi come la peste. Mangio Mac e street food. Da cristiana, mi appello alla clemenza della Corte. Trent’anni, però, per favore no.

 

Anche perché la verità sulla vecchiaia l’ho sentita da un tassista in piazzale Accursio, l’altra mattina. Un’anziana fragile signora traversava troppo lentamente. “Ma te ne vai, che stai in piedi solo perché non c’è vento?”, le ha gridato l’uomo. Spero che lei non abbia sentito. Ma io sì. In periferia, a Milano, dicono ancora la verità.

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Il Foglio

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