“Non sapevo che mia moglie fosse candidata”. Lui si astiene ma l’incarico va alla consorte. L’Anac accende il faro sull’Università della Calabria

  • Postato il 25 febbraio 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Giuro, non sapevo che era mia moglie“. Candidata – a suo dire – all’insaputa del marito, presidente della commissione chiamata a valutarla. Il 23 settembre 2024, alle 11.18 del mattino, il presidente di una commissione dell’Università della Calabria dichiara la propria incompatibilità: tra i candidati alla selezione pubblica per due incarichi di tutor c’è la consorte. Pochi giorni dopo, quella stessa procedura si conclude con l’assegnazione dell’incarico proprio a lei. L’Autorità Nazionale Anticorruzione, esaminando gli atti, rileva incongruenze e passaggi “poco verosimili” tali da far sorgere un “ragionevole dubbio” sulla corretta esecuzione della selezione. Dubbio che forse toccherà alla Procura accertare.

Al centro della vicenda c’è il dottor Diego D’Amico, funzionario dell’Ateneo, nominato con Determina n. 318 del 18 settembre 2024 presidente della commissione esaminatrice della selezione bandita con Determina n. 303 del 4 settembre 2024. Tra i candidati figura un avvocato, sua moglie, poi risultata vincitrice. Secondo quanto comunicato dal Responsabile anticorruzione dell’Ateneo all’Anac, D’Amico avrebbe dichiarato l’incompatibilità alle 11.18 del giorno fissato per la prova orale, chiedendo di essere sostituito dalla collega Anna Alberta Aiello. Ma proprio l’analisi dei verbali trasmessi solleva i rilievi dell’Autorità.

Il Verbale n. 1 del 23 settembre 2024 richiama una determina diversa da quella oggetto della procedura: la n. 300 del 3 settembre 2024, relativa a 15 incarichi, e non la n. 303 per 2 incarichi. Un errore formale che apre interrogativi sostanziali. Non solo. L’Anac evidenzia come appaia “inusuale” che il presidente abbia preso visione dei candidati prima della riunione della commissione e soltanto quel mattino abbia appreso della candidatura della propria coniuge. C’è poi la questione dei tempi. Secondo il verbale, la commissione si riunisce dalle 14.00 alle 14.30. In quei trenta minuti si sarebbero svolte tutte le attività: insediamento, verbalizzazione dell’incompatibilità del presidente, presa visione dei candidati, dichiarazioni di assenza di conflitto da parte degli altri componenti e predisposizione di venti quesiti per l’esame orale. Una scansione definita “poco verosimile”.

Ancora più opaca la sequenza del Verbale n. 2: alle 15.00 si apre la seduta; alle 9.35 viene rilevata la presenza dei candidati; alle 9.50 inizia la prova orale; alle 15.40 la seduta viene tolta. Orari che, messi in fila, non tornano. Il caso assume una “criticità maggiore”, osserva l’Autorità, anche perché una vicenda similare si sarebbe già verificata l’anno precedente nello stesso ateneo. Il paradosso sta anche nel profilo del protagonista. D’Amico è dottore di ricerca in Diritto amministrativo con una tesi su “Etica pubblica, trasparenza amministrativa e prevenzione della corruzione“. È autore di pubblicazioni sul tema, docente in master e corsi di formazione su anticorruzione e contratti pubblici, e dal 1° marzo 2021 è Responsabile dell’Area Affari Generali dell’Università della Calabria. Raggiunto telefonicamente, si difende così: “Non appena ho preso visione dell’elenco dei candidati e ho visto il nome di mia moglie, mi sono immediatamente astenuto. Mi sono totalmente estraniato dalla procedura”. E ancora: “Avrei voluto picchiare quelli dell’ufficio perché mi avevano messo in imbarazzo”. Minimizza anche il peso economico della selezione: “Qui parliamo di contrattini di due lire“, sostiene.

Richiama poi una pronuncia della Corte costituzionale – la cosiddetta “sentenza Amato” – secondo cui il mero vincolo di coniugio, nel sistema universitario, non determinerebbe automaticamente una causa di incompatibilità. “Paradossalmente non è un’incompatibilità nel mondo universitario”, afferma. Resta però il nodo evidenziato dall’Anac: non tanto l’esistenza del rapporto familiare in sé, quanto la corretta gestione della situazione di possibile conflitto di interessi. Per l’Anac, il punto non è solo la dichiarazione individuale, ma l’efficacia complessiva delle misure di prevenzione e la corretta gestione dell’intera procedura. Per questo l’Autorità ha rimesso all’Ateneo ogni valutazione ed eventuale azione volta al superamento delle criticità, “ivi inclusa la valutazione dell’annullamento in autotutela” della selezione. Ora la decisione spetta all’Università della Calabria: prendere atto delle incongruenze o intervenire sulla procedura che si è conclusa con l’assegnazione dell’incarico alla moglie del presidente della commissione.

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Il Fatto Quotidiano

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