Novità in arrivo dal test più lento della scienza?

  • Postato il 20 gennaio 2026
  • Di Focus.it
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La scienza non sempre corre. A volte avanza con una lentezza quasi crudele, accumulando dati goccia dopo goccia, lasciando che la verità emerga con una pazienza che mette alla prova anche i ricercatori più ostinati. Nessun esperimento lo dimostra meglio di quello che, da quasi un secolo, osserva un fluido scendere… lentissimamente. All'Università del Queensland, in Australia, è in corso il più longevo esperimento di laboratorio mai realizzato: il celebre Pitch Drop Experiment, che qui si può vedere in diretta. Un lavoro che procede da 96 anni sotto lo sguardo vigile di scienziati, studenti e curiosi di tutto il mondo. Oggi, però, l'esperimento sta entrando forse nella sua fase più calda, quella che precede il distacco della decima, storica goccia. Gli inizi. Tutto cominciò nel 1927, quando il fisico Thomas Parnell riempì un imbuto di vetro sigillato con la pece, un materiale derivato dal catrame. All'apparenza solida, la pece è in realtà un fluido estremamente viscoso: scorre, ma lo fa circa 100 miliardi di volte più lentamente dell'acqua. Nel 1930, Parnell tagliò il gambo dell'imbuto, dando ufficialmente il via all'esperimento. Da quel momento, la sostanza nera iniziò — almeno in teoria — a fluire.. Gli inizi. Tutto cominciò nel 1927, quando il fisico Thomas Parnell riempì un imbuto di vetro sigillato con la pece, un materiale derivato dal catrame, utilizzato in passato per impermeabilizzare lo scafo delle navi. All'apparenza solida, la pece è in realtà un fluido estremamente viscoso: scorre, ma lo fa circa 100 miliardi di volte più lentamente dell'acqua. Nel 1930, Parnell tagliò il gambo dell'imbuto, dando ufficialmente il via all'esperimento. Da quel momento, la sostanza nera iniziò — almeno in teoria — a fluire.. La prima goccia. Ci vollero otto anni prima che la prima goccia si staccasse e raggiungesse il contenitore sottostante. Da allora, il ritmo è rimasto più o meno costante: una goccia ogni sette-otto anni. Un dettaglio curioso emerse negli anni Ottanta, quando l'installazione dell'aria condizionata nell'edificio rallentò ulteriormente il processo: una prova indiretta di quanto la viscosità della pece sia sensibile anche a minime variazioni di temperatura.. L'ultima. Finora, dal collo dell'imbuto sono cadute soltanto nove gocce. L'ultima nel 2014. Da allora sono passati dodici anni di stasi apparente, un intervallo che sta portando l'esperimento verso un nuovo record di tensione. Qui entra in gioco l'aspetto più frustrante: nessuno ha mai visto una goccia staccarsi con i propri occhi. Ogni volta l'evento è avvenuto lontano dalle telecamere o durante un blackout tecnico. Nel 2000, per esempio, un temporale interruppe la trasmissione in diretta proprio nel momento cruciale. Dopo la morte di Parnell, nel 1961, la custodia dell'esperimento passò al fisico John Mainstone, che se ne prese cura per oltre mezzo secolo. Anche lui, però, non ebbe mai la fortuna di assistere a una caduta. Morì pochi mesi prima che la nona goccia si formasse, nella primavera del 2014. Oggi il testimone è nelle mani di Andrew White, terzo custode ufficiale dell'esperimento, che continua ad attendere — con una strumentazione ora potenziata per evitare i fallimenti del passato — la decima caduta. Il Pitch Drop Experiment, già nel Guinness dei primati, torna oggi a essere un caso virale. Viene citato per ricordare che la distinzione tra solidi e liquidi non è sempre così netta, ma soprattutto per la suspense che sta generando: la prossima goccia potrebbe cadere domani, o tra pochi minuti, interrompendo un digiuno che dura dal 2014..
Autore
Focus.it

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