Nuovo accordo entro sei mesi. Il piano di Washington e Mosca per rimpiazzare il New Start
- Postato il 6 febbraio 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Sul New Start sembra essere calato definitivamente il sipario, mentre all’orizzonte si profila un nuovo trattato che andrà a prendere il suo posto. Il trattato internazionale sulla riduzione delle armi nucleari è infatti arrivato ieri alla sua scadenza ufficiale, senza che venisse fatta nessuna mossa concreta per un suo rinnovo (cosa che sarebbe stata complessa da fare a livello giuridico poiché, come ricordato a Formiche.net da Ludovica Castelli, il trattato prevedeva una sola possibile estensione di cinque anni, già effettuata nel 2021). Al contrario, in un post su Truth il presidente statunitense Donald Trump si è scagliato contro l’accordo, definendolo “un trattato mal negoziato dagli Stati Uniti, che è stato grossolanamente violato”, e suggerendo che al suo posto gli esperti statunitensi concepiscano “un nuovo, migliore e moderno trattato che possa durare a lungo in futuro”.
Le parole di Trump non arrivano ex-abrupto. Poche ore prima, la testata statunitense Axios aveva diffuso la notizia del raggiungimento di un accordo informale tra Stati Uniti e Russia, negoziato a margine delle discussioni sul conflitto in Ucraina tenutesi ad Abu Dhabi, secondo cui entrambe le parti si impegnano a rispettare i termini del New Start per un periodo di altri sei mesi, periodo durante il quale si potrà lavorare a un nuovo trattato che andrà a rimpiazzare quello firmato nell’aprile del 2010. Anche con la speranza (probabilmente vana) di coinvolgere in una simile architettura di governance la Repubblica Popolare Cinese, che fino ad ora ha sempre rifiutato ogni sorta di coinvolgimento in simili istituzioni, che graverebbero sulla propria libertà d’azione e sul processo di sviluppo delle proprie capacità nucleari.
Ma le novità da Abu Dhabi non riguardano soltanto la dimensione nucleare. Washington e Mosca hanno infatti deciso di riattivare un canale strutturato di dialogo militare ad alto livello, dopo che tale meccanismo era stato sospeso alla vigilia dell’invasione russa dell’Ucraina, con l’obiettivo dichiarato di ridurre i rischi di errore di calcolo ed escalation in un contesto strategico considerato sempre più instabile. Questo risultato, ottenuto grazie al dialogo tra il comandante di United States European Command Alexus Grynkewich, e alti rappresentanti militari russi, rappresenta un primo segnale di normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e Russia sul piano del crisis management.
Quello che invece non sembra essere arrivato dagli Emirati Arabi è un progresso significativo riguardo alle discussioni sul conflitto in Ucraina. Seppure ci siano state delle piccole evoluzioni, come l’accordo su uno scambio di prigionieri, l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff ha dichiarato che “rimane ancora molto lavoro da fare”. Parole che non sembrano implicare prospettive ottimiste per il breve periodo.