Oksana Masters ancora oro e record medaglie, come sta ridefinendo il concetto di atleta a Milano Cortina

  • Postato il 11 marzo 2026
  • Di Virgilio.it
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Oksana Masters ha infilato al collo la medaglia d’oro della 10km sitting femminile. Eppure la percezione, nell’immediato del post, è che ciò sia un minuscolo e marginale elemento nell’enormità di quanto stia ridefinendo Oksana. Con la sua mentalità, con il suo contributo al movimento paralimpico, con il vigore con cui respinge commiserazione e retorica. A 36 anni, è l’atleta più medagliata e titolata della storia paralimpica statunitense, nonché modello e fonte di ispirazione per quanti si avvicinano allo sport.

Oksana Masters, oro a Milano Cortina

Autentico riferimento, personaggio trasversale quanto capace di smuovere una notevole mole di brand che la accompagnato o hanno seguito, nel corso di una carriera pressoché ventennale, la sua crescita nei risultati, nella performance di questa giovane donna che ha espresso il desiderio di sposarsi in Italia, con il suo compagno l’atleta e guida Aaron Pike, a conclusione dei Giochi.

C’è tanto di Oksana nei successi degli Stati Uniti nelle Paralimpiadi e alle competizioni a cui ha preso parte la campionessa americana, ma meno decisamente meno del resto del mondo in lei se non la formazione – rilevante comunque – di una mentalità, di una forza calma ma determinata che si riscontra in poche altre sportive del suo calibro.

Il presente perenne della campionessa statunitense

Oksana Masters è in un presente perenne e, così, sta ridefinendo il significato di essere un atleta. “C’è uno slogan a cui mi piace molto fare riferimento”, aveva confidato in un’intervista rilasciata a People appena treanni fa. “Se hai un corpo, sei un atleta”. Una considerazione ovvia, quasi pleonastica. Non per chi, come lei, ha interiorizzato questa filosofia oltre la misura.

Il suo motto, se così lo possiamo riassumere, sintetizza il cambiamento nello sport, in particolare per quanto riguarda l’inclusività. “Penso che la società stia capendo come possiamo essere tutti atleti, indipendentemente dal fatto che abbiamo gambe o meno, braccia o meno, o anche una sedia a rotelle”.

“Lo sport è stato per me un modo per iniziare a realizzare quanto fosse incredibile il mio corpo, quanto fossero incredibili le mie differenze, invece di cercare di odiarle e nasconderle per adattarmi”. Perché nel corso degli anni, e degli interventi, Oksana ha perso le gambe, ha cercato di recuperare le sue dita, la mobilità. Grazie al supporto di una madre unica, la sua mamma.

Secondo Oksana le sovrastrutture sociali e culturali costituiscono uno sbarramento che assume il profilo del limite, per tale ragione desidera “rompere gli schemi della società”. Ciò in cui hanno creduto i suoi genitori, la famiglia che l’ha cresciuta da quando è arrivata a sette anni negli States. Oksana è cresciuta fino a quell’età in un orfanotrofio dopo essere stata abbandonata dai suoi genitori, in Ucraina. È nata con numerose malformazioni congenite, tra cui dita palmate, sei dita per piede, un solo rene e l’assenza di ossa portanti nelle gambe, ad alta probabilità sono da imputare tutte dalle radiazioni del disastro nucleare di Chernobyl del 1986.

Dall’Ucraina agli Stati Uniti, a Buffalo

Dopo aver trascorso i primi sette anni della sua vita in orfanotrofi ucraini e dopo due anni di attesa da parte della mamma, Oksana è stata adottata dalla professoressa americana di logopedia, Gay Masters che l’ha cresciuta nella consapevolezza. Non parlava una parola di ucraino e Oksana una di inglese. Ha trascorso i primi sette anni della sua vita in tre diversi orfanotrofi dopo essere stato abbandonata dai miei genitori biologici in Ucraina. Forse a causa dell’incidente nucleare di Chernobyl, era nata con una lunga lista di difetti indotti dalle radiazioni.

Ha riferito, poi, di essere grata di aver avuto l’opportunità di competere ai massimi livelli in diversi sport. E di aver ricevuto un sostegno così instancabile da parte di mia madre per inseguire i suoi sogni sportivi.
“Prenditi una bambina russa”, le dicevano. “È quello che fanno tutti gli altri. Puoi prenderti una russa sana subito”. Le hanno persino offerto informazioni su alcune agenzie di adozione russe. “Voglio solo mia figlia”, diceva loro la professoressa Masters, come ha ricordato poi Oksana.

Quando arrivò a Buffalo, prima destinazione degli Stati Uniti, era malnutrita, ma mancava anche un rene, parti dello stomaco e ossa dei polpacci, il che rendeva molto difficile camminare anche per brevi distanze. Una situazione complicata che a nove anni, la costrinse a sottoporsi a diversi interventi e anche a uno, decisivo, alla gamba.

Le operazioni e la perdita degli arti

A 13 anni ne è seguito un secondo, molto drammatico per via della constatazione che quanto accaduto la aveva compromessa definitivamente e portato all’amputazione degli arti. “Non ci si abitua mai veramente a perdere qualcosa. Gamba destra, gamba sinistra, sport preferito… si può sempre imparare ad adattarsi. Ma, una volta che qualcosa se ne va, è difficile accettare il fatto che non tornerà più”, ha dichiarato. Una constatazione a cui ha sempre aggiunto, però, una postilla.

Non poteva pattinare sul ghiaccio, ma continuava a fare sport e sua madre riuscì a trovare una soluzione: prima il canottaggio, poi lo sci. Era a Londra 2012, Oksana ma la schiena non le ha permesso di continuare a inseguire la passione per il canottaggio. Qui la tempra e la testa di Masters che non ha perso tempo: c’è da fare ancora, non soffermarsi su quanto c’è stato e che non c’è più. Lo sci di fondo è l’alternativa.

Atleta più medagliata

Ora che è l’atleta paralimpica invernale più decorata degli Stati Uniti, arrivata a quota 20 medaglie circa (potrebbe stupirci), può essere soddisfatta e pensare solo al suo matrimonio (forse).

All’inizio della stagione ha subito anche il 28° intervento chirurgico della sua vita alla mano destra, quella che usa per sparare nel biathlon, ma non si è lasciata fermare neanche da questo ostacolo.

“I nostri corpi sono incredibili”, aveva detto nella medesima intervista Masters, sottolineando che “lo sport è uno strumento incredibile” per mostrarci come il nostro corpo può “adattarsi al volo”, secondo Masters. “Non importa come ti comporti quando fai qualcosa, non esiste un modo giusto o sbagliato”. Ogni volta si ripeteva: andrà meglio.

Certo, ma verrebbe da credere che il modo di Oksana sia unico e che, a merito, possa essere ritenuta un modello ispirazionale per chiunque abbia una difficoltà – enorme o minuscola – nella propria esistenza.

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Virgilio.it

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