Olimpiadi, le nuove regole del Cio escludono atlete transgender e con DSD dalle competizioni femminile con un test
- Postato il 26 marzo 2026
- Di Virgilio.it
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Nell’immediato futuro è già scritto il primo, inevitabile impatto che la decisione del Cio comporterà: la reazione alla decisione di introdurre un test, come quello che andremo a illustrare e che è stato indicato come parametro. Con le inevitabili contestazioni che potrebbero scaturire. Le recenti Olimpiadi di Parigi 2024 avevano esplicitato gli interrogativi e i relativi test, posti al centro della diatriba in merito al genere e all’accesso alle competizioni.
Oggi il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) ha annunciato che, a partire dai Giochi di Los Angeles 2028, l’idoneità per la categoria femminile sarà riservata esclusivamente alle atlete «biologicamente confermate». A decretarlo sarà un test genetico una tantum.
- Il test genetico SRY
- La decisione del Cio
- La dichiarazione di Coventry
- Il precedente degli Stati Uniti e Parigi 2024
- La reazione delle associazioni e della comunità scientifica
Il test genetico SRY
Il Cio afferma che un test genetico SRY, da effettuare una sola volta, contribuirà a “tutelare l’equità, la sicurezza e l’integrità nella categoria femminile” inducendo, di riflesso, le persone con un Disturbo dello Sviluppo Sessuale (DSD) a dimostrare di “non trarre beneficio dagli effetti anabolizzanti e/o di miglioramento delle prestazioni del testosterone”.
Al centro della questione è il gene SRY, situato sul cromosoma Y e responsabile dell’attivazione dello sviluppo sessuale maschile durante la fase embrionale. Il Cio è stato alquanto netto: “La presenza di questo gene è stabile per tutta la vita e rappresenta una prova altamente accurata”. Il test, che potrà essere effettuato tramite un semplice prelievo di saliva o del sangue, deciderà il destino di una atleta ed effettuato una sola volta.
Chi risulterà negativa sarà dichiarata idonea permanentemente mentre chi risulterà positiva – incluse le atlete transgender XY e le atlete con differenze dello sviluppo sessuale (DSD) sensibili agli androgeni – non potrà più gareggiare con le donne.
Quale sarà dunque, la conseguenza immediata? Alla luce di quanto deriva da una simile valutazione, le atlete in questione accederanno a competizioni delle categorie maschili, miste o “open” diverse da quelle femminili.
La decisione del Cio
Kirsty Coventry, presidente del Cio ed ex campionessa di nuoto, ha definito la questione che aveva spaccato durante i Giochi di Parigi basti pensare al caso della pugile Imane Khelif.
La campionessa algerina si è detta disponibile anche a sottoporsi a un test del sesso per poter gareggiare, non più tardi di un mese fa circa: “Certo, accetterei di fare qualsiasi cosa mi venga richiesta per partecipare alle competizioni. Bisogna proteggere le donne, ma bisogna fare attenzione a non danneggiare altre donne mentre lo si fa”.
La dichiarazione di Coventry
“Come ex atleta – ha dichiarato Coventry – credo profondamente nel diritto di competere in modo equo. Ai Giochi, anche il minimo margine fa la differenza tra oro e sconfitta. Non sarebbe equo, e in certi casi nemmeno sicuro, permettere a maschi biologici di gareggiare nella categoria femminile”.
Secondo il documento tecnico di 10 pagine pubblicato a Losanna, la scienza conferma che lo sviluppo maschile garantisce vantaggi fisici in termini di forza, potenza ed resistenza che non vengono annullati completamente dalle terapie ormonali.
Il precedente degli Stati Uniti e Parigi 2024
Ma come accaduto all’indomani della regola introdotta dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non mancheranno certo le polemiche e le conseguenze, perché da un lato si difende il principio di equità sportiva, mentre dall’altro si pone il tema dell’inclusione.
Per questo, la norma specifica che queste restrizioni non si applicheranno allo sport di base o ricreativo, dove l’accesso rimane un diritto umano fondamentale sancito dalla Carta Olimpica. Soprattutto eviterà, da adesso in avanti, che ogni singola federazione sia chiamata a decidere in autonomia e a produrre diversità dovendosi attenere a una regola univoca.
La reazione delle associazioni e della comunità scientifica
Come accaduto durante i Giochi Olimpici, la reazione immediata dopo l’ufficialità di questa decisione non è stata unanime. Anzi, secondo 80 organizzazioni per i diritti umani e lo sport questa linea sarebbe superata e hanno chiesto al Cio di abbandonare questi piani, avvertendo che il ritorno ai test cromosomici — abbandonati sul finire degli anni Novanta su pressione della commissione atleti e della stessa comunità scientifica — rappresenta un passo indietro di decenni per i diritti.
La critica mossa verso questo approccio deriva dall’osservazione che il sesso biologico non è determinato solo dai cromosomi, ma da una complessa combinazione di ormoni, anatomia e genetica. Il solo test genetico, stando alla comunità scientifica, non costituirebbe uno strumento adeguato, sarebbe insufficiente e potenzialmente discriminatorio per le atlete DSD.