Omicidio di Molassana, Maria Marchetti forse morta già sabato: la vicina non riusciva a contattarla al cellulare

  • Postato il 9 marzo 2026
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donna uccisa a molassana

Genova. Potrebbe risalire a 12 o addirittura a 24 ore prima del ritrovamento l’omicidio di Maria Marchetti, uccisa nella sua abitazione di via San Felice 39 a Molassana.

Già il sabato una vicina di casa per tutto il pomeriggio aveva provato a chiamare l’amica Mariuccia: ieri doveva accompagnarla, come faceva sempre, a trovare il marito che da qualche mese è ricoverato in una Rsa, ma non era riuscita a mettersi in contatto con lei al telefono.

Ieri quindi ha chiamato la sorella dell’86enne, che abita lì vicino e quest’ultima a sua volta ha allertato il figlio maggiore, che vive nell’entroterra. Nessuno aveva più sentito Mariuccia. Così ieri pomeriggio intorno sono andati tutti insieme nell’abitazione. Quando ad aprire la porta è stato il figlio minore Fabio Fibrini, con i vestiti tutti sporchi di sangue, i tre hanno richiuso la porta e chiamato il 112.

Il corpo di Maria Marchetti, trafitto da molte coltellate – sarà l’autopsia a dire esattamente quante – è stato trovato in camera da letto. L’aggressione sarebbe cominciata però in corridoio, dove sono state trovate abbondanti tracce ematiche. Saranno gli accertamenti della scientifica a delineare con maggiore certezza la dinamica del delitto. L’anziana era in pigiama e questo, insieme al riscontro del medico legale che fa risalire il decesso tra le 12 e le 24 ore precedenti avvalorerebbe la tesi che l’omicidio sia avvenuto probabilmente in orario sabato sera, o addirittura sabato mattina.

Quel che appare certo è che Fibrini, dal momento del delitto, non è più uscito di casa. La sua auto era nella rimessa condominiale e non presenta tracce di sangue. Se abbia contattato qualcuno lo diranno i riscontri sul telefono sequestrato. Anche il cellulare dell’anziana vittima è stato acquisito dagli investigatori della squadra mobile, coordinati dal dirigente Carlo Bartelli e dal suo vice Antonino Porcino. I dispositivi potrebbero fornire ulteriori elementi per circoscrivere il delitto.

Fibrini lavora come camallo alla compagnia unica del porto, ma in base a quanto appreso, non lavorava molto. E’ certamente un uomo con problemi psichiatrici: in base a quanto raccontato dal fratello è affetto da disturbo bipolare (caratterizzato da un’alternanza tra stati depressivi e momenti di eurofia) e prende un farmaco per contenerne i sintomi. E’ stato lui stesso a indicare il farmaco nel corso dell’interrogatorio davanti al pm Luca Scorza Azzarà che si è tenuto ieri sera in Questura. Ha fornito anche nome e cognome della psichiatra che lo ha in cura. Sul delitto o sul un possibile movente invece il nulla totale: “Non so niente, io dormivo” ha detto.

L’uomo, assistito dagli avvocati Roberta Barbanera e Giorgio Zunino, dopo l’interrogatorio è stato portato in carcere a Marassi con l’accusa di omicidio volontario aggravato e da lì trasferito all’ospedale San Martino di Genova, piantonato dalla polizia penitenziaria. Ieri sera infatti lamentava un forte mal di testa e per questo viene sottoposto ad alcuni accertamenti e resterà in osservazione probabilmente per tutta la giornata di oggi. La convalida dell’arresto non è ancora stata fissata ma sarà domani o al massimo mercoledì, probabilmente in carcere a Marassi.

Nel 2012, quindi molti anni fa, la mamma lo aveva denunciato per minacce. Poi più nulla. Aveva continuato a vivere con i genitori fino a che qualche mese fa il padre era stato ricoverato. L’anno scorso il 52enne si era barricato in camera minacciando di uccidersi: per questo la mamma aveva chiamato l’ambulanza e l’uomo era stato sottoposto a Tso. Le urla i vicini in quella casa le sentivano da anni: tra gli uomini di quella famiglia in particolare i toni alti della voce erano ormai considerati come una cosa ‘normale’.  Nessuno avrebbe potuto immaginare un esito come quello scoperto ieri.

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Genova24

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