Omicidio Verterame, la madre della vittima in aula: «Mio figlio sempre nella legalità»
- Postato il 19 marzo 2026
- Notizie
- Di Quotidiano del Sud
- 12 Visualizzazioni
Il Quotidiano del Sud
Omicidio Verterame, la madre della vittima in aula: «Mio figlio sempre nella legalità»

Drammatica testimonianza della madre della vittima nel processo per l’omicidio Verterame compiuto a Isola nell’agosto scorso
ISOLA CAPO RIZZUTO – «Mio figlio è cresciuto per operare nella legalità». Lo ha detto, nel corso di una drammatica testimonianza davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro, Angela Giaquinta, la madre di Filippo Verterame, il 22enne ucciso lo scorso agosto sulla spiaggia di Le Cannella di Isola Capo Rizzuto. La donna, parte civile nel processo, assistita dall’avvocato Francesco Verri, ha risposto alle domande del pm Matteo Staccini ripercorrendo la tragedia ma anche l’impegno nel sociale di suo figlio. Dall’attività svolta all’interno di associazioni che si occupano di autismo alla nascita del lido comunale “On the Beach”. «La sua vita si divideva tra lido e B&B».
GLI IMPUTATI
Sono tre gli imputati. L’accusa più grave pesa su Giuseppe Paparo, reo confesso, accusato dell’omicidio di Filippo Verterame, del tentato omicidio di Giuseppe Verterame e di lesioni aggravate ad Alessandro Bianco. Anche quest’ultimo è imputato in Assise, insieme ad Antonio Paparo. Nel processo col rito abbreviato, Giuseppe Verterame, zio della vittima, accusato del tentato omicidio di Giuseppe Paparo, è stato condannato a 16 anni. Assolto invece Francesco Paparo, essendo soltanto intervenuto in difesa del nipote.
IL DRAMMA
La teste ha ricordato che suo figlio era «sereno», quel giorno. Tutto cambia dopo una telefonata con cui la avvisano che il giovane è ferito. «Mi metto in macchina. Davanti a me c’è un’ambulanza. La situazione è grave, penso. Temo che mio figlio abbia avuto un incidente. Scendendo dall’auto, vedo l’inferno. C’erano più di 100 persone. Vedo mio marito con Filippo. La testa di Filippo era sul petto di mio marito che tamponava le ferite di mio figlio con la faccia. Pino Paparo rimane attaccato tutto il tempo alle gambe di Filippo. Mio marito ripeteva “l’hanno ammazzato”». Giaquinta ha spiegato anche la scelta di donare gli organi. «Abbiamo fatto una scelta di vita, non di morte. Filippo amava la vita. Non voleva perdere neanche un minuto».
LEGGI ANCHE: «Tragedia shakespeariana a Isola», le motivazioni della sentenza sull’omicidio Verterame – Il Quotidiano del Sud
LA LITE
Elementi anche sul movente. Tutto nasce, come si ricorderà, da una discussione animata tra Filippo Verterame e Giuseppe Paparo. Dopo essere passato una prima volta sul posto ad elevata velocità a bordo della propria autovettura Fiat “500”, Verterame viene redarguito da Paparo perché ha sollevato della polvere. La lite degenera in maniera irrimediabile dopo che sul posto interviene Giuseppe Verterame armato di coltello. A un certo punto, nonostante il sangue che grondava dalle ferite, Giuseppe Paparo entra a casa del fratello Antonio, afferra un coltello di grandi dimensioni e torna sul luogo della tragedia ferendo Alessandro Bianco e Giuseppe Verterame e colpendo a morte Filippo Verterame.
LA “SOTTOVALUTAZIONE”
«Filippo ignorava i Paparo – ha detto ancora la donna – Ci sono stati alterchi. Gli dicevano “non correre”. Ma per risalire dal lido, c’era solo quella strada e bisognava farla a marcia indietro. I Paparo hanno bloccato Filippo varie volte sulla strada rivendicandone la proprietà. Ma li ignoravamo. Forse li abbiamo sottovalutati».
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Francesca Buonopane, Mario Lucente, Francesco Sacco, Tiziano Saporito, Giorgio Tricoli e Luigi Villirilli.
Il Quotidiano del Sud.
Omicidio Verterame, la madre della vittima in aula: «Mio figlio sempre nella legalità»