Pale da 180 metri sui monti della val d’Aveto: ecco il progetto del maxi parco eolico tra Ferriere e Santo Stefano
- Postato il 23 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Sette pale da 180 metri sui crinali dell’alta Val D’Aveto, al confine tra le provincie di Genova e Piacenza e a pochi metri dal tracciato dell’Alta Via del Monti Liguri. Questo è il progetto del Parco Eolico delle Ferriere, la cui documentazione è stata finalmente resa pubblica, dopo l’avvio dell’iter burocratico della valutazione di impatto ambientale avvenuto lo scorso luglio. L’impianto proposto dalla società Ferriere Wind S.r.l. di Milano, dal costo di realizzazione di circa 65 milioni, punta a sfruttare il vento che da sempre sferza il crinale spartiacque tra le valli del Nure e dell’Aveto, inserendosi in un contesto montano finora preservato da infrastrutture di tale grandezza.
Il cuore tecnologico del progetto sono i sette aerogeneratori previsti, di ultima generazione ma anche di grande taglia, ciascuno caratterizzato da una potenza nominale di 4,5 MW, per un totale complessivo di 31,5 MW. Dal punto di vista dimensionale, le macchine presentano caratteristiche imponenti: un’altezza ipotetica al mozzo di 112 metri e un’altezza complessiva che arriverà almeno a 180 metri, ma che potrebbe essere “potenziata” fino a sfiorare i 200 metri. Sebbene le turbine siano localizzate nel comune piacentino di Ferriere, il “circuito elettrico” è indissolubilmente legato al territorio genovese. A Santo Stefano d’Aveto è infatti prevista la costruzione della grande Sottostazione Elettrica Utente (SEU), una stazione di trasformazione necessaria per l’immissione dell’energia nella rete nazionale. Il collegamento tra le turbine e questo snodo avverrà tramite una complessa rete di cavidotti interrati in alta e media tensione, che correranno lungo i pendii per una dozzina di chilometri.
L’efficienza dell’impianto poggia su uno studio anemologico che analizza la risorsa vento sul crinale, tendenzialmente proveniente da sud. Le turbine entreranno in funzione con una brezza di 3 m/s, ma raggiungeranno la velocità di regime — ovvero la massima erogazione di potenza — solo con venti di 11,5 m/s. Una soglia che sembra essere però superiore alla ventosità media ordinaria del sito. Le misurazioni fatte in zona, infatti, indicano una velocità media di circa 5 m/s alla quota di 40 metri e lo studio modellistico allegato alla documentazione arriva a calcolare valori maggiori (non citati nella documentazione) all’altezza del mozzo a 112 metri. Dato ipotizzato che garantirebbe una produzione netta annua di 66.622 MWh. Questo significa che l’apporto energetico totale del parco equivarrebbe al funzionamento delle macchine alla massima potenza per circa 2.100 ore equivalenti, pari a 88 giorni. Una quantità di energia che potrebbe alimentare circa 24.700 abitazioni all’anno, tenendo conto che il consumo medio annuo familiare in Italia, secondo l’Arera, si attesta a circa circa 2.700 kWh annui. Un numero che, per dare una dimensione visiva, potrebbe applicarsi al sole case del quartiere di Marassi a Genova
L’impatto sul territorio
L’impatto sul territorio prescinde dai confini amministrativi e interessa l’intera dorsale appenninica coinvolta nel progetto, tra cui punti nevralgici come il Passo della Crociglia, il Piano della Ciosa e il crinale dei Bosenti. La sfida logistica per la realizzazione di tali strutture è senza precedenti per la zona: il trasporto di componenti lunghe oltre 85 metri, come le pale, imporrà una trasformazione radicale della viabilità esistente. Le attuali strade forestali e i sentieri di crinale verranno convertiti in piste di cantiere con carreggiate stabilizzate larghe fino a 5 metri. Nei punti di svolta verranno create le “Turning Areas“, slarghi temporanei che richiederanno sbancamenti massicci per consentire il raggio di curvatura dei bilici extra large deputati al trasporto delle parti. Queste nuove arterie partiranno dalla frazione di Selva e risaliranno i versanti per circa sei chilometri incidendo in modo permanente sulla morfologia dei luoghi.
Dalla prospettiva ligure, lo snaturamento della sentieristica storica rappresenta la criticità maggiore. I documenti cartografici allegati al progetto fotografano l’interferenza diretta con lo storico tracciato dell’Alta Via dei Monti Liguri. In particolare, la viabilità di cantiere andrà in parte a sovrapporsi o ad affiancarsi al sedime dei sentieri di crinale tra il Passo della Crociglia e le pendici del Monte Bue, trasformando i camminamenti per escursionisti in arterie carrabili necessarie alla manutenzione dei sette giganti d’acciaio.
Oltre all’impatto visivo dai picchi del Maggiorasca e del Bue, si aggiunge l’impatto acustico analizzato nei documenti. Ogni aerogeneratore produce una potenza sonora alla sorgente di circa 105 dB. Lo studio individua come “ricettori” principali le abitazioni di Selva di Ferriere e alcune frazioni di Santo Stefano d’Aveto, situate a distanze superiori ai 1.000 metri, dove i livelli stimati dovrebbero restare entro le soglie normative di 50-55 dB di giorno e 40-45 dB di notte. Tuttavia, la contrapposizione più forte riguarda la fruizione dei luoghi: se presso le case il rumore sarà attutito dalla distanza, esso risulterà invece potenzialmente invasivo e costante proprio sui sentieri escursionistici che passano a ridosso delle pale, dove il fruscio aerodinamico sarà probabilmente l’unico sottofondo udibile. Non va dimenticato il fenomeno dello shadow flickering, citato nello studio: l’intermittenza dell’ombra prodotta dal movimento delle pale “illuminerà” per diverse ore al giorno i camminatori lungo il crinale, creando un effetto di disturbo visivo analizzato come un “impatto non evitabile”.
Il rischio archeologico
L’analisi archeologica preventiva contenuta nelle carte evidenzia un ulteriore livello di rischio legato alla movimentazione dei terreni. L’area è storicamente un corridoio di transito delle popolazioni liguri sin dal Mesolitico e presenta riferimenti topografici legati alla romanità, come suggerito dagli studi sulla Tavola di Veleia. La realizzazione delle piazzole di montaggio e, soprattutto, gli estesi sbancamenti per l’allargamento della sentieristica costituiscono la minaccia principale per eventuali depositi stratigrafici non ancora censiti. Sebbene la relazione di assoggettabilità non individui emergenze monumentali affioranti, la necessità di una sorveglianza archeologica continuativa durante gli scavi conferma che la zona potrebbe rilevarsi un “archivio storico” sensibile e che rischia di essere compromesso dalle operazioni di scotico del suolo e dalle trincee per i cavidotti.
La compensazioni e le tempistiche strette
Sul fronte delle compensazioni, la società Ferriere Wind S.r.l. propone un pacchetto di misure che ammonta complessivamente a circa 2 milioni di euro, destinati a progetti di efficienza energetica, colonnine di ricarica per e-bike e il potenziamento della cartellonistica didattica, paventando la nascita di un “turismo energetico” capace di attirare nuovi flussi. Di contro, gli enti locali hanno già paventano lo snaturamento definitivo di una valle che ha fatto della sua “natura selvaggia” il principale marchio turistico. Oltre ai trenta mesi di cantieri previsti, il rischio che con l’impianto in funzione si crei una perdita di appeal per l’escursionismo di qualità, fondamentale per l’indotto di rifugi e alberghi della Val d’Aveto, che vedrebbero trasformato il loro panorama in un sito di produzione industriale permanente.
Poiché il progetto è stato inserito nelle procedure accelerate legate al PNRR e al PNIEC, la fase di partecipazione pubblica sarà estremamente contratta. Nonostante la complessità della documentazione pubblicata, i cittadini e le associazioni avranno a disposizione soltanto 30 giorni solari per esaminare i dettagli tecnici e presentare eventuali osservazioni formali al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). La scadenza è fissata improrogabilmente per il 21 febbraio 2026.