Paolo Bettini boccia il ciclismo italiano: "Così non si può tornare competitivi". E sui giovani: "Finn è da classiche"
- Postato il 3 febbraio 2026
- Di Virgilio.it
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Stavolta la “fucilata” non è per i giornalisti (stranieri), come nel 2007 a Stoccarda: stavolta Paolo Bettini la canna l’ha caricata e poi l’ha puntata contro il ciclismo italiano, che a suo dire ha completamente rinnegato se stesso e ha fatto la fine che è sotto gli occhi di tutti. “Se non c’è un sistema in grado di sostenere le squadre, e di conseguenza anche i corridori nel loro percorso di crescita, non c’è modo di poter essere competitivi. E così facendo s’è perso nel tempo tanto appeal, relegando il ciclismo a uno sport non più di massa”.
- L'accusa del Grillo: "In federazione dicono che va tutto bene..."
- Le prospettive dei giovani: "Finn e Pellizzari, il futuro è vostro"
- Obiettivo Sanremo: "Pogacar può vincerla, ma è durissima"
L’accusa del Grillo: “In federazione dicono che va tutto bene…”
I tempi sono cambiati, e Bettini un po’ di nostalgia dei primi anni del nuovo millennio se l’è portata dietro. “Ai miei tempi noi italiani correvamo all’estero, ma facevamo i capitani”, osserva il Grillo. “Adesso quei pochi che ci sono fanno i gregari, quindi lavorano per altri, senza avere spazio personale per poter incidere e lasciare il segno.
Fino a una ventina d’anni fa bisognava sgomitare per andare a disputare il mondiale, oggi si fa fatica a trovare corridori disposti a correre. L’Italia non è più ai vertici, e l’assenza di squadre World Tour è solo la prima ragione del declino che stiamo vivendo. Se poi in federazione dicono che tutto va bene, capite voi che l’illusione è grande: non c’è più un sistema, siamo completamente allo sbando”.
Le parole di Bettini vanno dritte al nocciolo della questione: non c’è modo di crescere perché non esistono più gli strumenti per farlo. “Oggi una squadra è un’azienda, non si può più pensare di allestirla solo con gli amici imprenditori. Vanno ricreate le corse, renderle moderne, affinché generino indotto ed economia. Ma non essendoci i mezzi, le eccellenze italiane lavorano tutte all’estero, dai corridori agli staff e alle persone vicine ai team”.
Le prospettive dei giovani: “Finn e Pellizzari, il futuro è vostro”
Bettini ha parlato di queste tematiche a margine della presentazione della nuova Coppa Italia delle Regioni, fortemente voluta dall’onorevole Roberto Pella. “Che si sta adoperando per fare il possibile, anche se poi a livello federale non può avere alcuna voce in capitolo, e questo è un problema. La rinascita della Coppa Italia è comunque un segnale forte: rimette in piedi un calendario italiana che stava progressivamente scomparendo. Per le squadre Continental sarà una sicurezza in termini di visibilità e giorni di gare”.
Al resto, cioè a trainare il movimento del pedale, dovranno però pensare i giovani ciclisti affacciatisi sul massimo palcoscenico internazionale. “Il ciclismo moderno è pieno di talenti, e uno come Lorenzo Finn può adattarsi bene alle classiche. Lo vedrei bene per una Liegi, un Fiandre o perché no, anche una Sanremo, dove un altro che secondo me ce l’ha nelle corde è Filippo Ganna, che per due volte ha fatto secondo e che pertanto può ambire a vincerla. E anche alla Roubaix avrebbe le possibilità di far bene”.
Il futuro nei grandi giri passa invece per la crescita di Giulio Pellizzari: “Spero che già quest’anno possa puntare al podio al Giro, dove avrà i gradi di capitano della Red Bull Bora Hansgrohe. Troverà gente come Vingegaard e Almeida che è più abituata a stare a certe latitudini di classifica, anche se ad esempio non mi aspetto un Vingegaard dominante come lo è stato in passato al Tour. Pellizzari ha i mezzi per poter dire la sua e puntare a un gradino sul podio, indipendentemente da quale esso sia”.
Obiettivo Sanremo: “Pogacar può vincerla, ma è durissima”
Bettini oggi guarda il ciclismo da un punto di vista privilegiato, ma non dimentica i suoi trascorsi da CT di una nazionale che pure non vince un mondiale dal 2008. “Tanto? Sicuramente, ma i motivi espressi prima valgono anche quando si parla di determinate gare. Quando ero CT avremmo potuto vincere una medaglia con Nibali a Firenze, nel 2013, ma una caduta si è messa di mezzo e ha vanificato tutto. Rimpianti non ne ho, ma di sicuro una volta per noi italiani era meno complicato ambire ai grandi obiettivi”.
Anche perché non c’era Pogacar: “Lui può fare qualsiasi cosa, è un corridore che può vincere davvero qualsiasi gara. Anche la Sanremo, che resta però la classica più incerta di tutte. Se non è mai riuscito a vincerla Sagan, potrebbe accadere lo stesso con Pogacar. Van der Poel e Milan sono avversari durissimi da superare e anche quest’anno saranno pronti a dire la loro”.