Parlamento europeo approva rimpatri dei migranti più veloci e promuove i centri albanesi della Meloni
- Postato il 27 marzo 2026
- Politica
- Di Blitz
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Con 389 voti favorevoli, 206 contrari e 32 astensioni, il Parlamento europeo accelera sulla revisione delle regole Ue in materia di rimpatri dando il via libera all’apertura dei negoziati con il Consiglio per riscrivere la normativa che disciplina l’allontanamento dei cittadini di Paesi terzi presenti irregolarmente nell’Unione. Si punta a rendere più veloci ed efficaci i rimpatri dando la possibilità all’apertura di centri di rimpatrio fuori dai confini nazionali, un tema caro al governo Meloni che ha realizzato i centri per migranti in Albania.
La maggioranza che ha sostenuto il provvedimento è composta dai popolari e dai gruppi di destra. Contrari invece Socialisti e Sinistra.Tra i punti chiave della proposta c’è l’estensione del concetto di “Paese di ritorno” che prevede non solo lo Stato di origine, ma anche Paesi terzi con cui l’Ue o i singoli Stati membri abbiano accordi. Questi paesi potranno diventare i luoghi di destinazione dei rimpatri: si tratta dei cosiddetti “return hubs” che possono essere istituiti al di fuori dei confini europei.

La destra europea spinge da tempo proprio sulla ridefinizione di “Paese sicuro” ampliandone i margini di applicazione. E il nuovo impianto europeo si muove proprio in questa direzione: con il regolamento Ue 2026/464 che entrerà in vigore a giugno infatti, viene introdotta una lista comune a livello europeo dei Paesi di origine considerati sicuri, riducendo la discrezionalità dei singoli Stati membri. Un Paese “sicuro”, grazie alle nuove norme, sono anche quei Paesi che prevedono eccezioni relative a specifiche categorie di persone o a specifiche aree geografiche. In questi casi, sarà il richiedente a dover dimostrare di trovarsi in una situazione di rischio individuale.
Il regolamento sulle procedure di asilo prevede che le domande presentate da persone provenienti da Paesi con un basso tasso di riconoscimento della protezione internazionale siano esaminate con procedure accelerate. L’obiettivo è quello di velocizzare l’iter per così facilitare eventuali rimpatri. Ora il rimpatrio forzato prevarrà rispetto alla partenza volontaria che fino ad ora era considerata la modalità preferenziale. Dopo aver ricevuto un provvedimento che prevede il rimpatrio, i migranti saranno obbligati a cooperare. In caso di mancata collaborazione le misure diventeranno più stingenti e si potrà arrivare ad un trattamento amministrativo.
Si allungano i tempi di detezione
In presenza di determinate condizioni come il rischio di fuga o per motivi di sicurezza, si potranno allungare i tempi massimi di detenzione. Vengono inoltre introdotti divieti di reingresso nell’Ue che possono estendersi per periodi prolungati e rafforzate le misure per i soggetti considerati pericolosi.
Ora dopo il voto dell’Europarlamento comincia la fase più delicata: quella dei negoziati con il Consiglio Ue. Per arrivare ad un testo condiviso che verrà ripresentato in Aula per un via libera definitivo, il Parlamento, i governi nazionali e la Commissione europea avvieranno delle trattative.
Soddisfatta la destra italiana, critiche dalla sinistra e dalle Ong
Il provvedimento vede tra i relatori anche Alessandro Ciriani, il ministro per i rapporti con il Parlamento nel governo Meloni. Tra gli italiani hanno votato a favore le forze del governo, Forza Italia, FdI, Lega e Vannacci, mentre si sono espressi contro Pd, M5S, Avs e la liberale Elisabetta Gualmini.
“L’Europa va finalmente nella direzione giusta”, ha commentato la premier Giorgia Meloni, sottolineando come il testo rappresenti “un passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci e la politica migratoria più credibile”. Furiosa la reazione dei Socialisti, anche se le delegazioni danese e maltese del gruppo si sono uniti alla maggioranza di destra-centro nell’approvare il regolamento.
Per Galeazzo Bignami, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, “il voto del Parlamento europeo sulle nuove regole in materia di rimpatri segna un cambio di passo atteso e necessario nella gestione dei flussi migratori. L’introduzione dei cosiddetti ‘return hubs’ amplia concretamente gli strumenti a disposizione dell’Unione, consentendo di individuare Paesi terzi come destinazione per i rimpatri degli immigrati irregolari, oltre ai tradizionali Paesi di origine. Si tratta di una misura che rafforza l’efficacia delle procedure e contribuisce a rendere più ordinata e credibile l’azione europea”.
Per Bignami quanto deciso in Europa “è un risultato che va nella direzione sostenuta con determinazione dall’Italia, che negli ultimi anni ha promosso un approccio più pragmatico e responsabile, fondato su controllo dei confini, cooperazione internazionale e rispetto delle regole. Questo passaggio rappresenta un segnale chiaro: grazie all’azione del governo Meloni, l’Europa sta finalmente adottando soluzioni concrete per affrontare una sfida complessa, superando rigidità ideologiche che troppo a lungo hanno rallentato decisioni necessarie”.
Per Sandro Ruotolo, eurodeputato del gruppo S&D e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico, le “parole di Manfred Weber (il presidente del Partito Popolare europeo ndr) non sono un incidente comunicativo ma la certificazione di una svolta politica: il Partito popolare europeo ha deciso di inseguire l’estrema destra sul terreno che le è più congeniale, quello della paura e della propaganda. Ridurre l’immigrazione a uno slogan brutale come ‘chi non ha diritto deve uscire’ significa rinunciare alla politica per abbracciare la demagogia. I rimpatri esistono già nel diritto europeo: il punto è governare i fenomeni migratori con serietà e rispetto dei diritti fondamentali, non trasformarli in una clava identitaria per raccogliere consenso”.
Preosegue Ruotolo: “Il voto sul regolamento sui rimpatri dimostra che il Ppe è pronto a costruire maggioranze con nazionalisti e sovranisti. È una scelta grave e irresponsabile, perché altera gli equilibri del Parlamento europeo e mette in discussione la natura stessa del progetto europeo. Così si rischia di snaturare anche il profilo politico della Commissione guidata da Ursula von der Leyen, che nasceva su un compromesso europeista e democratico, non su una rincorsa alle destre radicali”.
Per l’eurodeputato del Pd, “il tifo da stadio che abbiamo ascoltato in Aula dopo l’approvazione è stato uno spettacolo indegno per un’istituzione come il Parlamento europeo. È il segno di un clima avvelenato che non ha nulla a che vedere con la responsabilità di governo che l’Europa dovrebbe incarnare. Noi continueremo a opporci con determinazione a questa deriva. L’Europa non può diventare il luogo dove si legittimano le pulsioni più reazionarie del continente. Difendere sicurezza e legalità è necessario, ma farlo sacrificando i diritti e la dignità delle persone significa tradire i valori fondativi dell’Unione”.
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