“Per i ragazzi oggi avere una lama in tasca è normale come prima la sigaretta. È un completamento disfunzionale della maschilità”

  • Postato il 18 gennaio 2026
  • Scuola
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Non si era mai vista così tanta violenza prima d’ora tra i ragazzi. È venuta a mancare la percezione del senso del limite oltre ad esserci un vuoto etico spaventoso. Oggi avere una lama in tasca è normale e glamour”. A parlare, dopo gli ultimi episodi di aggressioni che hanno coinvolto dei giovani è Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta, uno dei maggiori esperti del mondo adolescenziale in Italia. Da oltre vent’anni si occupa di ragazzi, di famiglie, dell’età evolutiva. Basti citare i titoli di alcuni suoi libri: “La vita accade. Una storia che fa luce sulle emozioni maschili”; “Allenare alla vita. I dieci principi per ridiventare genitori autorevoli” e l’ultimo “Pronti per il grande salto. Come vivere la scuola media e gestire ansia, emozioni e nuove sfide” (tutti Mondadori). Di fronte all’omicidio per accoltellamento del 18enne in una scuola a La Spezia, al ferimento di un 17enne a Sora davanti al liceo artistico e al 16enne colpito con un’accetta da un coetaneo a Perugia, Pellai analizza le radici del fenomeno.

Siamo davvero di fronte a un nuovo fenomeno che deve preoccuparci o è solo la reiterazione di un atteggiamento che gli adolescenti hanno sempre avuto, amplificato dai media?
La violenza è sempre stata un canale di espressione, di affermazione disfunzionale di sé ma oggi ci sono modalità mai viste. C’è una normalizzazione dell’uso delle armi bianche che non abbiamo mai registrato negli ultimi quarant’anni. Tempo fa per una ragazza si faceva a botte non si adoperava un coltello per ammazzare.

A cosa è dovuto questo smoderato uso di armi da taglio? Tutta colpa delle serie televisive, dei social?
Dobbiamo riflettere sul fatto che le lame sono tutte in mano ai maschi. Possedere una lama è una prosecuzione o un completamento chiaramente disfunzionale della propria maschilità. Ma chi gliel’ha insegnato? Dove hanno imparato che mettere una lama nello zaino è normale o persino desiderabile? Il cosiddetto “ferro” così raccontato nelle serie TV è un concetto che è entrato a far parte degli adolescenti. Altro aspetto da considerare: quando un ragazzo mette un coltello nello zaino non lo fa pensando che lo userà ma quella lama è una protesi come un tempo lo era la sigaretta in bocca. Quando penso che in tre secondi, un giovane scarica tutta la sua rabbia trasformando la sua esistenza in anni di galera, credo che oggi vi sia una crescita dove l’emozione diventa azione senza alcun filtro valoriale, etico. Manca un lavoro sulla significazione, sulla riflessione intorno alle implicazioni e alle conseguenze dei propri gesti.

Quei coltelli li hanno con sé per difendersi, perché hanno paura o per attaccare, per aggredire?
La lama è solo un costruttore di significati. Vale sempre la pena di citare tre processi importanti: la desensibilizzazione, la normalizzazione, la glamourizzazione. La sensibilità fisiologica, la paura di un coltello è il primo fattore di protezione. Se non c’è più questa sensibilità diventa normale avere un’arma bianca in tasca. Non solo. E’ così comune da diventare desiderabile, glamour. A questo punto nessuno più urla al mondo se un compagno di classe ha un coltello con sé. Dovremmo davvero fare un profondo lavoro sulla cultura associata ai ruoli di genere tra i maschi.

Manca anche la percezione delle regole e delle conseguenze del non rispetto di esse?
È così, non c’è più il senso del limite e c’è un vuoto etico spaventoso. Un tempo quel comandamento “Non uccidere” seppur non lo sceglievi ti veniva imposto, entrava nella psiche. Prima di togliere la vita a qualcuno c’era una barriera tra la pulsione e l’azione. Ora per alcuni sottogruppi tutto ciò non esiste più.

Il governo è pronto a mettere in campo un pacchetto sulla sicurezza che prevede tolleranza zero sui coltelli. Può bastare?
Quella è la prevenzione secondaria o terziaria: un lavoro sul soggetto ad alto rischio. Serve anche l’educazione emotiva, affettiva, civica, etica, valoriale, empatica. E’ urgente un’educazione preventiva che renda la competenza più appetibile della prepotenza.

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