Per quelle frasi, Gratteri avrebbe aperto un’inchiesta per minacce

  • Postato il 13 marzo 2026
  • Di Il Foglio
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Per quelle frasi, Gratteri avrebbe aperto un’inchiesta per minacce

Al direttore - Caro procuratore Gratteri, le scrivo una lettera attraverso il Foglio. Questi ragazzi non meritano i toni minacciosi che lei ha usato. Qualche volta fanno arrabbiare anche me e ci discuto, anche se sono loro amico. A volte sono scapestrati, cercano indiscrezioni, ma non meritano le minacce che lei gli ha rivolto. Ci siamo conosciuti e abbiamo frequentato insieme comunità terapeutiche per discorsi contro le droghe, luoghi dove si soffre a causa di dipendenze dalle quali bisogna liberarsi. Condivido il suo impegno contro il narcotraffico e la sua battaglia contro la legalizzazione di qualsiasi droga. Su questi temi ci siamo incontrati pubblicamente molte volte, anche in Senato o nelle scuole, per dare le giuste informazioni. Proprio per questo continuo a stimarla, anche se lei mette a dura prova la stima di quanti hanno apprezzato la sua opera contro il narcotraffico. A volte gli arresti di massa non sono stati una scelta saggia, perché insieme a qualche colpevole si è causata la sofferenza di tanti innocenti. E poi, in questa fase – glielo dice uno che con la televisione bazzica da tempo – forse la sovraesposizione l’ha portata a fidarsi persino dei social. Ma come si fa a credere alle fake news su Falcone? Si è occupato perfino di Sal Da Vinci. Anch’io l’ho fatto, ma lei lo ha fatto sbagliando affermazioni e valutazioni; poi ha detto che stava scherzando. Noi politici facciamo molti errori, anche nella comunicazione. Ma non possiamo arrestare nessuno, non possiamo privare nessuno della libertà, quindi – meno male – non possiamo distruggere la reputazione di nessuno. Un alto magistrato invece ha questo potere, e non se lo deve mai dimenticare. Pertanto, immergendosi in maniera troppo intensa in una campagna elettorale con affermazioni paradossali, probabilmente ha fatto una valutazione sbagliata, danneggiando la sua stessa reputazione. Del resto lo sappiamo – diciamocelo tra di noi – che lei sta dicendo cose a cui non crede davvero: tutti mafiosi, tutti piduisti… Ma come? Lei era per il sorteggio. Perché lei non ha mai fatto parte di quei gruppi organizzati che si sono spartiti i posti nel Csm. Lo sappiamo bene: è sempre stato un uomo molto particolare, non manovrato da gruppi e gruppetti. Non è neanche di sinistra, e questo forse in qualche momento può aver danneggiato la sua carriera. Lei sa bene come funzionano quegli orrendi corridoi del Csm. Per questo lei è per il sorteggio. Si ricorda che lo disse più volte? E questa non è una fake. E io, attraverso questa lettera, voglio ringraziarla. Perché so come finirà questa storia: quando entrerà nella cabina elettorale, pensando a tutte le correnti organizzate del Csm, a tutte le vergogne che lo scandalo Palamara ha messo in luce, alla fine voterà Sì. E noi le vorremo bene, certi che farà la scelta giusta nel segreto dell’urna. Poi a La7 potrà continuare a recitare la parte che quella televisione le ha assegnato.
Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato 

 

Suggerisce un amico una domanda che andrebbe fatta al nostro adorato Gratteri: ma se lei avesse intercettato quelle frasi nei confronti di un giornalista, avrebbe aperto un’inchiesta per minacce? 

   

    

Al direttore - Ho letto le parole rivolte al Foglio dal dottor Gratteri, che rispetto molto. Mi sembrano tuttavia frasi gravi. A tutela dell’altro potere di controllo che è l’informazione, in una condizione di reciprocità tra giustizia e informazione, occorre subito una legge contro le querele temerarie, ma anche contro quelle minacciate.

Carlo Verna, già presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti 
 

    

Al direttore - Ma che strano ricevere minacce da un magistrato. Sicuri che Gratteri non abbia detto “dopo il referendum con il Foglio faremo i ponti”? Con i migliori saluti.
Roberto Alatri

 

   

Al direttore - Va bene la furia elettorale, ma “tirare la rete” è espressione che presuppone pensieri che non appartengono alla sfera dello stato di diritto e nemmeno all’invocatissimo articolo 21. Anche perché il sostantivo di “tirare la rete” è “retata”. Dormo preoccupato. 
Vittorio Zambardino

 

   

Al direttore - Il conflitto in Iran ha riproposto con forza la questione della sicurezza energetica, nel contesto più ampio della sicurezza e sovranità nazionale. Sicurezza energetica che significa innanzitutto indipendenza, che a sua volta richiede una scelta precisa: investire di più sulle fonti rinnovabili e, tra queste, sull’eolico offshore. La scorsa settimana al Key Energy di Rimini è stato presentato uno studio realizzato dai Politecnici di Bari e Torino, da Intesa Sanpaolo, Prometeia e Owemes, i cui risultati dovrebbero far riflettere in primis il nostro governo. Attivare quest’anno le aste per i 3,8 GW di tecnologie innovative previsti dal Decreto FER2 si tradurrebbe, al 2050, in una produzione di circa 129 miliardi di euro, con 56 miliardi di valore aggiunto (il 2,8 per cento del pil italiano 2024), 25 miliardi di gettito fiscale e più di 30.000 occupati stabili. Se invece si ritardasse ancora, il conto da pagare sarebbe salato: 31 miliardi di valore aggiunto bruciati, 13 miliardi in meno per il fisco, 15.000 occupati in meno. Numeri che dimostrano che l’eolico offshore non è una semplice fonte rinnovabile in più, ma una tecnologia due volte vincente: per il contributo che può dare all’indipendenza energetica e per essere un volano industriale in grado di ridare slancio all’economia, soprattutto nel Mezzogiorno. Il potenziale c’è, gli investitori anche (per ora), così come le competenze necessarie per sviluppare una filiera nazionale. Ciò che manca è il tempo. O si parte subito, calendarizzando le aste con una visione di lungo periodo, oppure i benefici che l’eolico offshore si porta dietro li godrà qualcun altro nel Mediterraneo (ad esempio la Francia, che ha già realizzato un impianto galleggiante di fronte a Marsiglia). E a noi resterà, oltre a qualche ricorso, il rammarico per l’ennesima occasione perduta.

Fulvio Mamone Capria, presidente Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore (Aero)

 

 

Al direttore - Leggere Micol Flammini, nel contesto in cui viviamo, è un solido aiuto. Il suo pezzo sull’ironia dei comici israeliani mi ha ricordato un programma tv per bambini che guardavo a Tel Aviv durante i bombardamenti iracheni del gennaio 1991. La bravura dei due conduttori – un ragazzo e una ragazza che mi ricordavano i due conduttori di “Bim Bum Bam”, altro capolavoro – sopperiva alla mia scarsissima conoscenza della lingua. Lo studio era pieno di bambini che imparavano a usare la maschera antigas e la siringa antigas nervino (una bestia di trenta centimetri). Mai visto in tanti anni di tv un programma più allegro e efficace. Si chiamava “Supereremo anche questa”.  Un caro saluto.
Carlo Romeo
 

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Il Foglio

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