Solo una settimana fa sembrava tutto pronto per uno dei voli spaziali più attesi della storia recente. Ieri, invece, la missione lunare Artemis 2 della NASA ha fatto un passo indietro, nel senso più letterale del termine.
Il gigantesco razzo Space Launch System (SLS), alto 98 metri, verrà riportato dalla rampa di lancio al Vehicle Assembly Building (VAB) del Kennedy Space Center in Florida. Il rientro serve a risolvere un problema al sistema dell'elio dello stadio superiore. Il lancio, inizialmente fissato per il 6 marzo con l'obiettivo di tornare nell'orbita della Luna, slitta ufficialmente ad aprile. Il ritorno al VAB inizierà martedì 24 febbraio, meteo permettendo.. Un'anomalia al sistema dell'elio ferma i motori
L'annuncio del problema è arrivato domenica 22 febbraio. I primi segnali erano emersi già il giorno precedente. Il direttore della NASA, Jared Isaacman, aveva accennato su X alla possibilità di ritirare il razzo. Nella notte tra venerdì e sabato era stata infatti riscontrata un'interruzione anomala nel flusso di elio nell'ICPS (Interim Cryogenic Propulsion Stage).
L'ICPS è lo stadio superiore del razzo, fondamentale per spingere la capsula Orion verso la Luna. L'elio non è un dettaglio secondario: serve a pressurizzare i serbatoi di idrogeno e ossigeno liquido. Senza un flusso corretto, il razzo non può volare in sicurezza con l'equipaggio a bordo. Il guasto è emerso dopo la "prova generale bagnata" conclusasi il 19 febbraio. Durante il rifornimento tutto sembrava funzionare, ma nelle operazioni successive il flusso si è bloccato.
Perché la riparazione non può avvenire sulla rampa
Secondo Isaacman, le cause potrebbero essere un filtro difettoso, una valvola o una piastra di connessione tra i sistemi a terra e il razzo. Qualunque sia il guasto, la soluzione non è praticabile all'aperto. Le riparazioni richiedono le piattaforme multipiano del VAB, una logistica impossibile da replicare sulla rampa di lancio.
La NASA sta ora esaminando anche i dati della missione Artemis 1 del 2022. Già allora i team avevano affrontato un problema simile di pressurizzazione. Sembra che il programma Artemis debba fare i conti con un ricorrente déjà vu tecnico legato proprio all'elio.. Nuove date: quando partirà la missione per la Luna?
Il ritorno in hangar cancella la finestra di lancio di marzo. La NASA punta ora alle opportunità di aprile: le date calde sono l'1, il 3, il 4, il 5 e il 6 aprile, con un'ultima possibilità il 30 del mese. Il rientro immediato al VAB serve proprio a preservare queste finestre, in attesa di completare le riparazioni.
La notizia è amara, specialmente dopo l'ottimismo mostrato venerdì scorso. La prova di riempimento dei serbatoi era andata molto meglio rispetto ai test precedenti, nonostante una piccola perdita di idrogeno registrata il 2 febbraio.
Astronauti fuori dalla quarantena: si attende aprile
I quattro astronauti della missione — il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen — erano entrati in quarantena venerdì sera. Ora sono stati fatti uscire e rientreranno solo quando la nuova data di lancio sarà certa.
Artemis 2 sarà il primo volo umano oltre l'orbita terrestre bassa dai tempi del programma Apollo. L'obiettivo è testare la capsula Orion in vista dell'allunaggio di Artemis 3, previsto per il 2028. Nonostante il rinvio di qualche settimana sia frustrante, la destinazione finale non cambia: portare l'umanità a costruire una presenza permanente sulla Luna.. Le ricadute: tra costi politici e partner internazionali
Il rinvio non è solo una sfida tecnica, ma ha anche un peso istituzionale. Questo nuovo "rollback" (il ritorno in hangar) complica il calendario del Kennedy Space Center e richiede un difficile coordinamento con i partner internazionali e le aziende appaltatrici.
È probabile che lo slittamento attiri nuove critiche dal Congresso degli Stati Uniti sulla gestione dei costi e dei tempi del programma. Nonostante le pressioni, Jared Isaacman ha ribadito la visione a lungo termine: l'obiettivo di Artemis è superare i traguardi dell'era Apollo. Anche se frustrante, questo ritardo di poche settimane serve a garantire la sicurezza necessaria per costruire una presenza umana permanente sulla superficie lunare..