Perché i prezzi di benzina e diesel salgono velocemente per poi calare lentamente

  • Postato il 10 marzo 2026
  • Economia
  • Di Blitz
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La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele ha provocato un rialzo dei prezzi del petrolio. Cerchiamo di capire nello specifico perché c’è stato questo aumento e per quale ragione, dopo l’aumento immediato, i prezzi faticano a scendere.

Sui mercati energetici, i futures sul greggio statunitense sono aumentati del 36% in una settimana e hanno continuato a salire. Anche il gas ha registrato un aumento del 67%, superando i 64 euro al megawattora, livelli che non si vedevano dal 2022.

Se la situazione dovesse durare settimane si potrebbe arrivare ad una situazione di shock energetico simile a quella che avvenne negli anni Settanta durante la grande crisi petrolifera. Ciò è dovuto in primis al fatto che oltre all’Iran, grande produttore di greggio, ad essere coinvolti nel conflitto sono i paesi del Golfo.

Un benzinaio
Perché i prezzi di benzina e diesel salgono velocemente per poi calare lentamente (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

C’è da dire però che molte cose sono cambiate dagli anni Settanta: gli Usa sono diventati esportatori di petrolio, sono cresciute le energie rinnovabili ed è cresciuto anche il commercio mondiale. Malgrado ciò molti paesi restano vulnerabili agli shock sui prezzi dell’energia. Prima fra tutti l’Europa che, malgrado abbia diversificato le sue forniture, resta una grande importatrice di greggio.

L’aumento del prezzo del petrolio ricade su industria e carburanti

Quando i prezzi del petrolio e del gas aumentano, l’effetto tende a trasmettersi rapidamente ai costi industriali. Cresce quindi l’inflazione facendo diminuire le prospettive di crescita economica. Ad inizio marzo però il rincaro dei carburanti, in Italia che non è riconducibile a nessuna ragione: le riserve di carburante presenti sono state acquistate in un momento in cui la guerra non era ancora scoppiata. L’aumento è quindi dovuto per lo più alla speculazione. Il Brent infatti, prima dell’inzio del conflitto oscillava tra 70 e 77 dollari al barile, cifra decisamente più bassa rispetto ai circa 100 di oggi.

Unimpresa ha stimato che tra il 1 e il 9 marzo, il prezzo del diesel è aumentato del 25,8 per cento con una componente specupativa stimata tra 8 e 20 centesimi al litro e che arriva a 35-50 centesimi in autostrada. Secondo i dati dello studio, il prezzo del gasolio è passato da 1,59 euro al litro il primo marzo a 2 euro il 9 marzo. La benzina, nello stesso periodo è salita da 1,68 a 1,84 euro al litro. L’aumento del diesel è stato di 41 centesimi, dato nettamente superiore a quello della benzina che è rimasto fermo a 17 centesimi pur derivando entrambi dallo stesso greggio.

Malgrado, come detto, le scorte siano state comprate tempo addietro, i listini sono stati aggiornati immediatamente e all’insù. Quello che si è generato è un margine aggiuntivo che non corrisponde quindi in alcun modo ai costi sostenuti.

In Italia vi è poi un problema legato al fatto che gli operatori sono pochi e la domanda è rigida, soprattutto per quanto riguarda il gasolio usato per l’autotrasporto. Ciò favorisce, nei momenti di tensioni geopolitiche, la speculazione. Quando la situazione torna relativamente normale, i benefici vengono trasferiti ai consumatori solo in parte e con tempi molto più lunghi.

Unimpresa spiega che la trasmissione dei prezzi del greggio è fortemente asimmetrica: quando il petrolio sale i listini alla pompa si adeguano in 24-72 ore, mentre quando scende il calo arriva con ritardi di 2-4 settimane. Il fenomeno genera nel frattempo utili stimabili tra 3 e 7 miliardi di euro l’anno lungo la filiera petrolifera.

L’aumento del costo del gasolio

Negli ultimi giorni il gasolio sta crescendo più rapidamente della benzina. Il motivo principale riguarda la domanda globale. Il diesel è il carburante utilizzato soprattutto per il trasporto pesante: camion, navi, macchine agricole e parte dell’industria.

Quando l’economia accelera o quando si teme una possibile riduzione delle forniture, la richiesta di gasolio tende ad aumentare più velocemente rispetto a quella della benzina. La ragione è da ricercare nella richiesta di consumo ed anche nello squilibrio presente in Europa: il continente consuma più diesel di quanto riesca a produrre. Una parte viene dunque importata rendendo questo carburante più sensibile alle oscillazioni dei mercati internazionali.

Il prezzo finale dei carburanti in Italia è influenzato in modo anche dalla componente fiscale, con le accise e l’Iva rappresentano più della metà del costo di un litro di benzina o gasolio. Come noto, il governo Meloni ha deciso di aumentare le accise sul diesel calando quelle sulla benzina: in un momento di crisi come questo, a pesare sul prezzo sono quindi anche le accise.

Si può intervenire su questo meccanismo? Sì, arrivando alle cosiddette accise mobili. A rilanciarle è la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Il sistema prevede di utilizzare l’aumento dell’Iva generato dai rincari del petrolio per ridurre temporaneamente l’imposta sui carburanti. Una misura simile era stata applicata nel 2022 dal governo Draghi dopo l’invasione russa dell’Ucraina e nel 2008 dal governo Prodi.

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Blitz

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