Perché la strategia di Trump è una “lettera d’amore” all’Europa. Il commento di Carla Sands
- Postato il 25 gennaio 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Durante il suo intervento al World Economic Forum di Davos, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto un registro che mescola familiarità e ammonimento nel rivolgersi all’Europa come soggetto politico. “La amo, ma non sta andando nella giusta direzione”, ha detto, aggiungendo: “Ci teniamo agli europei, ma vogliamo alleati più forti”.
Il messaggio, per quanto formulato in toni affettivi, è stato netto. Trump ha criticato le politiche migratorie sia statunitensi sia europee, sostenendo che “stanno importando popolazione da terre lontane”, una strategia che – nelle sue parole – ricalca quella seguita dall’amministrazione di Joe Biden. Il presidente ha inoltre descritto alcune aree del Vecchio Continente come “francamente irriconoscibili”, attribuendo questa trasformazione a un’immigrazione definita incontrollata e a un’eccessiva enfasi sulle energie rinnovabili a scapito della sicurezza economica e industriale.
Letto nel contesto più ampio della postura internazionale della nuova amministrazione Trump, il discorso di Davos non appare come una semplice provocazione. È piuttosto un segnale politico indirizzato agli alleati europei: Washington non mette in discussione il legame transatlantico, ma ne ridefinisce apertamente le condizioni. Forza economica, autonomia energetica, capacità industriale e controllo dei confini tornano a essere, nella visione trumpiana, prerequisiti essenziali dell’alleanza.
È su questo terreno che si inserisce l’analisi di Carla Sands, Chair della Foreign Policy Initiative e Distinguished Senior Fellow per la politica energetica dell’America First Policy Institute. In un contributo fornito alla rubrica Over[Views] curata da Valbona Zeneli su Decode39, Sands propone una lettura radicalmente diversa delle critiche europee alla National Security Strategy 2025 dell’amministrazione Trump.
Secondo Sands, più che un atto di rottura, la strategia statunitense va letta come un appello politico e strategico rivolto all’Europa. “Nonostante le recenti proteste di alcuni leader europei, considero la National Security Strategy degli Stati Uniti dell’amministrazione Trump 2025 come una vera e propria lettera d’amore agli alleati europei dell’America. L’Europa e il Regno Unito sono i luoghi di nascita dei fondatori degli Stati Uniti. L’Europa è stata la culla dei nostri ideali fondanti, comprese le libertà fondamentali e la democrazia, così come delle nostre religioni e pratiche giudeo-cristiane, e del nostro sistema giuridico e delle nostre leggi”.
Per l’ex ambasciatrice, “l’eredità cristiana dell’Europa ha creato le condizioni e il quadro entro cui si è sviluppato il più grande periodo di libertà e prosperità umana che il mondo abbia mai conosciuto”.
Nella National Security Strategy, i membri dell’amministrazione Trump “stanno implorando gli amici e alleati europei di riaffermare la propria forza industriale”, continua. “Offrono anche un percorso possibile, suggerendo politiche energetiche solide, con meno regolamentazione, affinché le imprese possano prosperare e l’innovazione possa tornare in Europa. Gli alleati europei e britannici della Nato hanno beneficiato del dividendo della pace dopo la caduta dell’Unione Sovietica e da allora non dispongono di una forza militare credibile”.
E ancora: “I mandati Net Zero e l’eccesso di regolamentazione provenienti da Bruxelles stanno facendo sì che l’Europa resti molto indietro rispetto agli Stati Uniti e all’Asia in termini di innovazione e crescita. Gli Stati Uniti hanno bisogno che l’Europa sia economicamente forte e che, grazie a economie rafforzate, continui a essere un solido partner commerciale degli Stati Uniti e sia in grado di sostenere autonomamente una difesa e una capacità offensiva credibili.”
In definitiva: “A mio avviso, l’amministrazione Trump sta implorando l’Europa e il Regno Unito di mettere in sicurezza i propri confini, proteggere le proprie culture, rivitalizzare l’industria riducendo la regolamentazione, tornare a politiche energetiche di buon senso che consentano a cittadini e imprese di avere energia abbondante e a costi accessibili, e ristabilire il diritto alla libertà di espressione senza punizioni, inclusa la possibilità di criticare i politici, che è fondamentale per la democrazia. La riaffermazione della fede cristiana nella società europea potrebbe inoltre risvegliare i popoli nobili e potenti d’Europa”.