Petroliera russa sequestrata dagli Usa: il no all’alt, la fuga e il cambio di bandiera in pieno Atlantico: ecco come la “Bella1” ha tentato di fuggire
- Postato il 7 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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La prima volta che spegne il transponder è il 17 dicembre. Quel giorno la super-petroliera Bella 1, sequestrata nelle scorse ore dagli Stati Uniti dopo un inseguimento di tre settimane nell’oceano Atlantico, comincia a navigare con il sistema per trasmettere la posizione disattivato perché non vuole essere intercettata. La fuga vera e propria, però, inizia 4 giorni dopo. Sospettata di aver trasportato in passato greggio iraniano e sottoposta a sanzioni fin dal 2024, il 21 dicembre la VLCC (Very Large Crude Carrier) costruita nel 2002 si avvicina al Venezuela con le cisterne vuote. Quando la USCGC Munro della Guardia Costiera Usa, in possesso di un mandato di sequestro emesso da una Corte federale, cerca di abbordarla la nave respinge l’alt, inverte rotta e si lancia nell’oceano in direzione nord-ovest. Fugge, la Bella 1, confermando i sospetti di Washington secondo cui farebbe parte di una flotta ombra, una delle molte reti di vecchie navi commerciali con proprietà difficili da ricostruire, documentazione incerta e registrate con bandiere di comodo usate per trasportare greggio sanzionato per conto di Russia, Iran e, appunto, Caracas.
La svolta avviene tra il 29 e il 31 dicembre, in mezzo all’Atlantico. In piena fuga, l’equipaggio dipinge in modo grossolano una bandiera russa su una delle murate. Poco dopo l’armatore — la società turca Louis Marine Shipholding Enterprises — le cambia il nome in “Marinera” e la iscrive ufficialmente nel Registro marittimo russo con porto di immatricolazione Sochi, ottenendo un nuovo codice IMO che ricade sotto la bandiera di Mosca. La mossa serve a tentare di evitare l’abbordaggio e il sequestro, ma la procedura è inusuale: secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare non è previsto che un natante possa cambiare bandiera durante una tratta di navigazione. Tuttavia, l’iscrizione presso il Registro marittimo della Federazione conferisce formalmente alla Marinera lo status di nave russa, ponendola sotto giurisdizione e protezione formale di Mosca.
Un funzionario ha riferito al New York Times che negli ultimi giorni di dicembre un ufficiale a bordo della petroliera ha contattato via radio la Guardia Costiera statunitense per comunicare che la nave batte bandiera russa e che quindi non può essere abbordata se non previo accordo tra gli Stati interessati. Washington, al contrario, ritiene che quando l’inseguimento è iniziato a metà dicembre, la Bella 1 non era ancora stata registrata a Sochi e per questo motivo poteva essere considerata “apolide”, non godeva cioè della protezione di Mosca e poteva essere soggetta a ispezioni ai sensi del diritto internazionale.
Nei fatti il cambio di bandiera ha trasformato l’operazione di enforcement marittimo compiuta dalla Guardia Costiera Usa da in una questione diplomatica. La Russia, che aveva inviato assetti navali tra cui un sottomarino per scortare la Marinera chiedendo agli Stati Uniti di cessare ogni azione contro la nave, ha protestato ufficialmente contro il sequestro lamentando la violazione della Convenzione Onu sulle leggi del mare del 1982. Ora l’abbordaggio non concordato fa salire la tensione tra Washington e Mosca, rischiando di portare le due capitali sull’orlo di un incidente internazionale.
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